"Lin-sanity", "Lin-credible" oppure "Lin City". Sono solo alcuni dei soprannoni che in questi giorni stanno letteralmente imperversando in una New York totalmente ai piedi della sua nuova stella.
Jeremy Lin, il cinese nato in California, prodotto dell'Università di Harvard, si è giocato decisamente bene la sua opportunità. Gli infortuni in casa Knicks (su tutti quello di Carmelo Anthony) gli hanno improvvisamente spalancato la porta per il proscenio. Un ruolo da protagonista che Lin ha saputo interpretare alla perfezione sin dalla prima partita con in mano le chiavi dei Knicks: 23 punti di media nelle ultime cinque partite, con i 38 messi a segno nella notte a fare da ciliegina su un mese di febbraio a dir poco pazzesco.
Anche perchè, vittima del "quasi quarantello" è stato quel Kobe Bryant che alla domanda "Cosa pensi di Jeremy Lin", aveva glissato: "Onestamente non so di chi stiate parlando". Una bella risposta da parte di un giocatore che non ha mai amato le parole, e che soprattutto ha tenuto duro anche quando l'Nba non sembrava essere un posto per lui.
Warriors e Rockets non ebbero a loro tempo il coraggio di scommettere sul cinese, che adesso sta restituendo al mittente con tanto di interessi. Lo stesso Mike D'Antoni si è detto scioccato per quello a cui sta assistendo in queste serate: "Non mi è mai capitato di vedere un giocatore abituato a stare a bordocampo disputare cinque partite di fila da Mvp contro le cinque migliori squadre della lega".
E chissà quando torneranno in squadra Amar'e Stoudemire e soprattutto Carmelo Anthony che piega prenderà la stagione di Jeremy Lin. Che nel frattempo si gode il momento e un'inaspettata popolarità: i suoi followers su Twitter sono passati dai mille di sette giorni fa agli oltre 135 mila del post-Lakers.
Effetti e conseguenze di vivere e giocare in una città come New York, che pur di tornare a vincere è disposta ad aggrapparsi a qualsiasi speranza. L'ultima si chiama Jeremy Lin.