Spettacolo all'All Star Game Nba, Foto e Video
Shaquille O'Neal e Kobe Bryant premiati come migliori giocatori del match che ha chiuso la tre giorni di Phoenix
Pubblicato il 16/02/09 in Home, Basket|
Le azioni più spettacolari dell'All Star Game
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Con la sfida tra le stelle dell’Est e dell’Ovest si è conclusa la tre giorni dell’All Star Game di Phoenix: a vincere la partita di domenica è stata la Western Conference per 146-119.
Come sempre, il match è stata più una sequela di azioni spettacolari – in particolare gli splendidi assist di Chris Paul e alcune schiacciate di Kobe Bryant, LeBron James e Shaquille O’Neal -, che una partita vera e propria, tanto che la cosa più “professionale” è parso l’eccellente show dell’intervallo con il cantante soul John Legend e un messaggio registrato del presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
Così alla formazione dell’Ovest è bastato “accennare” una difesa in qualche momento dell’incontro per staccarsi quasi subito dai rivali, iniziare l’ultimo quarto a +19 (110-91) e chiudere in scioltezza.
Alla fine, festa grande per l’idolo di casa Shaquille O’Neal, centro dei Phoenix Suns, alla 15^ presenza all’All Star Game, e premiato insieme a Kobe Bryant come Mvp del match: i due ormai ex-nemici dopo la polemica cessione di Shaq da parte dei Lakers tre anni fa, hanno ricevuto il riconoscimento insieme a fine partita e insieme si sono presentati in conferenza stampa dando vita con frasi a effetto e battute all’ennesimo show del weekend.
Da lunedì si torna invece a fare sul serio e a farlo capire ci hanno pensato proprio i Phoenix Suns, che avrebbero deciso di licenziare coach Terry Porter e sostituirlo con Alvin Gentry, unico superstite dello staff tecnico dell’ex-allenatore Mike D’Antoni. Per la dirigenza del team dell’Arizona, in primis il proprietario Robert Sarver e il general manager Steve Kerr, si tratta di un’implicita ammissione del fallimento del cambiamento di rotta inaugurato circa un anno fa e che avrebbe poi portato in estate all’addio di D’Antoni, trasferitosi a New York.
In sostanza, si tratta di un’ammissione del fallimento del cambio di rotta deciso circa un anno fa dalla dirigenza nel proprietario Robert Sarver e del general manager Steve Kerr, un cambio di rotta manifestatosi con l’acquisto di O‘Neal e l’implicita esautorazione del progetto tecnico dell’ex play dell’Olimpia Milano, che in estate si sarebbe poi trasferito a New York.









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