The Football Association can confirm that Fabio Capello has today resigned as England Manager". Con questa laconica affermazione che non lascia spazio a dubbie interpretazioni si ammette che la distanza tra le parti ovvero FA e Capello è ormai incolmabile. E il conseguente allontamento lo è altrettanto. D'altronde, il ct era parso netto nell'intervista rilasciata a RaiSport a cui accenna il medesimo comunicato apparso sul sito ufficiale del massimo organismo calcistico britannico. Chiaro nel sancire la sua posizione sul caso Terry, macchiandosi di pubblica ammissione di avere un'idea completamente diversa su come gestire la questione.
"La Football Association conferma che Fabio Capello si è dimesso oggi da Commissario tecnico dell'Inghilterra". Dimissioni ovviamente accolte da parte della federazione, convinta della bonta della gestione del caso Terry, reo di aver apostrofato in campo un avversario con epiteti razzisti. Dietro alla linea Capelo non va ritrovato solo il tentativo di mantenere saldo il legame con il suo capitano e con lo spogliatoio. L'intromissione nella gestione della questione da parte della FA non sarà stato gradito dal tecnico che al programma Rai 'Cinque minuti di recupero' si è limitato a ribadire che malgrado il rinvio a giudizio, Terry sarebbe rimasto il suo capitano.
"Mi è stato fatto un grande sgarbo, ledendo la mia autorità". Sono queste le prime amare parole, rilasciate all'Italpress, di Capello con cui esplicita questa crepa. "Ciò che mi ha colpito e costretto a prendere questa decisione è stato il fatto che il tanto decantato senso di giustizia degli anglosassoni, che sono i primi a predicare che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva è venuto meno. Nel caso di Terry mi hanno fatto uno sgarbo gravissimo ledendo la mia autorità di guida della Nazionale e di fatto creando un grosso problema alla squadra. Da sempre non tollero certi tipi di ingerenze, e quindi mi è stato facile contestarla e prendere la decisione di andarmene".
Una frase - quella pronunciata da Don Fabio - assai sgradita dalla stampa britannica, che compatta ha rivolto tra il serio e il faceto una quantità industriale di critiche confezionate da lunedì scorso per la diversità di vedute del tecnico rispetto alla Federazione. Una distanza ritenuta incomprensibile dai critici e un Capellogate che promette e mantiene colpi di scena degni di una sceneggiatura della migliore tradizione drammaturgica inglese.
Anche perchè nel frattempo i tabloid inglesi, non noti di certo per clemenza e moderazione, si stanno scatenando contro il tecnico friulano. Tra gli accostamenti più in voga al momento, non è mancato quello al comandante della Costa Concordia Schettino: "Capello del resto non sarebbe il primo comandante italiano ad abbandonare una nave alla deriva". Un addio comunque accolto in generale con freddezza e distacco, verso un allenatore mai realmente entrato nel cuore dei tifosi d'oltremanica. "L'addio di Capello tra pochi rimpianti", apre il Guardian, piuttosto critico con l'italiano. "Non si è curato di imparare l'inglese né di conoscere a fondo la cultura inglese, anche quella calcistica". Più duro il commento del Daily Telegraph: "L'Inghilterra era stagnante. Al costo di sei milioni di sterline. Era tempo che Capello se ne andasse. Il lutto sarà breve, Capello non ha compreso la lingua e la psicologia inglese". "A Fab day for England" gioisce il Daily Mirror: il giorno di Fabio, ma anche "un giorno favoloso". "La caduta dell'imperatore".
E già si parla del sostituto di Don Fabio, che con ogni probabilità dovrebbe essere l'attuale tecnico del Tottenham Harry Redknapp.
Dal mondo di Twitter invece sono giunti i primi messaggi di appoggio e sostegno a Fabio Capello. Su tutti spicca quello di Wayne Rooney, che sul profilo personale ha pubblicato: "Grande uomo e tra i migliori allenatori del mondo. Ora bisognerà sostituirlo, io penso che arriverà Redknapp".
Per quanto riguarda il futuro di Capello invece, la tavola sembra inesorabilmente apparecchiata per il suo approdo all'Inter, probabilmente da giugno. Un matrimonio che del resto era stato rimandato unicamente in virtù delle clausole del contratto dello stesso Capello con la FA, che ne vietava l'impegno in una squadra di club.
La formula delle dimissioni, d'altra parte, accende quei facili entusiami dei capelliani della prima ora: un allenatore di rango come Capello non rimarrà senza squadra a lungo, questo è prevedibile. E Claudio Ranieri, fino a questo momento, non sembra rientrare con il tema rinnovo tra le priorità di corso Vittorio Emanuele. Figuriamoci ora, dopo l'annuncio ufficiale che sì, è davvero bye bye Fabio.