Milan, voci di vendita: "Non č pių strategico per Fininvest"
Si torna a parlare di cessione del club, Berlusconi ne avrebbe parlato anche coi libici.
Pubblicato il 04/09/09 in Home, Calcio, Calciomercato|
QUI MILAN
MERCATO
Il Milan non è più "un asset strategico" all'interno della galassia Fininvest, e questa, se vogliamo, non è una novità. La novità è che anche Silvio Berlusconi, messo sotto pressione dai figli Marina e Piersilvio, sembra essersene definitivamente convinto, accettando di elaborare una strategia di uscita dal mondo del calcio che non fa parte dei piani a lunga scadenza dell'azienda di famiglia.
I tempi in cui il club rossonero, coi suoi successi nazionali e soprattutto internazionali, poteva fungere in parte anche da "macchina del consenso" sono finiti. Ora investimenti di quel tipo sulla già consolidata immagine del Premier non hanno più senso, tanto più in un momento di difficoltà finanziaria globale, e per Fininvest il Milan è divenuto solo ed esclusivamente una scomoda voce nel capitolo spese. "Abbiamo già dato fin troppo" - si sussurra nei corridoi di Segrate in merito alle esposizioni bancarie del gruppo per la squadra. Senza contare che nessuno dei figli del Premier è realmente interessato al calcio e/o al Milan stesso.
E del resto, se in passato un Milan vincente aiutava Berlusconi a propagandare anche in chiave politica una inappuntabile e indiscutibile immagine da vincente, il Milan degli ultimi mesi rischia seriamente di produrre l'effetto opposto, come hanno del resto dimostrato i numerosi episodi di aperto dissenso registrati a San Siro ed in via Turati prima dell'ultimo derby, quando la curva è tornata curiosamente a schierarsi col presidente (si vocifera di agevolazioni concesse su biglietti e abbonamenti per "ammorbidire" la parte più calda della tifoseria). E lo stesso Berlusconi, del resto, non aveva mancato di sottolineare come la vicenda Kakà gli avesse fatto perdere un paio di punti percentuali alle ultime elezioni Europee.
Anche Adriano Galliani, messo alle strette dalla chiusura dei rubinetti da parte dell'azionista di riferimento, ha lasciato più volte intendere che a Fininvest conviene mantenere la proprietà del club solo se al vertice del calcio europeo, ma nel frattempo ha dovuto fare di necessità virtù, impostando il mercato delle ultime due stagioni su binari commerciali molto prima che tecnici. I recenti ingaggi di Ronaldo, Ronaldinho e Beckham, del resto, rispondevano a ben precise strategie di marketing (nomi che assicuravano rientri commerciali importanti grazie al merchandising), così come la cessione di Kakà al Real Madrid è stata sostanzialmente imposta dall'alto per far quadrare i conti. I 67 milioni per cui è stato venduto, non a caso, erano esattamente quelli di passivo nel bilancio.
La questione dell'uscita di Berlusconi dal calcio, dunque, è all'ordine del giorno. La fase due consiste ora nell'individuazione di un acquirente serio e determinato. Il valore commerciale del club si aggira sugli 800 milioni di euro, e l'appetibilità è tutt'ora intatta nonostante due stagioni non propriamente trionfali. nei mesi scorsi si è ripetutamente parlato dello sceicco di Dubai Mohammed Al Maktoum, che avrebbe progetti anche per la costruzione di un nuovo stadio. La pista sembra essersi raffreddata, ma non si dimentichi che dalla prossima stagione lo sponsor del Milan, al posto dell'attuale Bwin, sarà Fly Emirates, che qualcuno considera una sorta di testa di ponte per l'ingresso arabo in società.
Secondo indiscrezioni, però, nella recente visita di Stato a Tripoli Berlusconi avrebbe inserito anche il Milan nei colloqui sul business petrolifero, quello infrastrutturale e quello delle tlc che sono ormai da tempo al centro dei contatti tra Italia e Libia. Il Cavaliere avrebbe sondato la disponibilità di uno dei fondi sovrani libici (il Central Bank of Lybia, il Lybian Investiment Authority o il Lybian Foreign Bank), da tempo attratti dal nostro calcio. Per non turbare gli assetti societari e familiari, il capo del governo immagina una vendita "a tappe", senza strappi improvvisi. Con un primo ingresso in quota minoritaria (come già prospettato a suo tempo per Al Maktoum). In ogni caso l'iter non deve condizionare le prossime scadenze politiche. Dei contatti libici ancora non si conoscono gli esiti, dimostrano però la ricerca di una nuova frontiera per il Diavolo. La Exit Strategy è ormai realtà, nonostante l'ennesima smentita della Fininvest ( "Non esiste alcuna ipotesi di cessione di quote societarie del Milan") che sembra sempre più di rito.














