Nel corso di una lunga intervista esclusiva a La Gazzetta dello Sport, l'ex allenatore dell'Inter Gian Piero Gasperini, ha parlato della sua breve e sfortunata avventura sulla panchina nerazzurra. "Moratti venne da me e mi spiegò che per il fair-play finanziario un pezzo grosso doveva partire, ma che Eto'o sarebbe rimasto. A me bastava Palacio, un centrocampista ed un difensore, visti gli infortuni nel reparto. Si pensava a Vidal, a me piaceva anche Nainggolan che però non veniva ritenuto da Inter. Come Criscito, per non dire di Palacio che si poteva prendere. Cercavano Sanchez, Lavezzi, Tevez, molto meno abbordabili. Io col tridente Palacio, Milito ed Eto'o ero pronto a sfidare il mondo.
A far discutere era la sua difesa a tre, Moratti chiese pubblicamente di passare a quella a quattro: "Io ero convinto di avere giocatori forti che dovevano solo diventare più squadra. Motivandoli con un gioco diverso, avrebbero trovato nuovi stimoli. Resto convinto: l'Inter ha giocatori forti, può ancora vincere lo scudetto. All'Inter sono convinti del contrario: di avere giocatori logori che formano però una grande squadra, se giocano come hanno sempre fatto. Ma allora perché chiamare me? Lo sapevano come gioco. Io non mi sono proposto. Sono stato scelto. Senza l'eresia della difesa a tre, tutto era perdonabile".
Curiosa l'indiscrezione di mercato in merito a Balotelli che Moratti provò a riprendere: "A Dublino Moratti mi parlò della possibilità di riprendere Mario. Forse aveva parlato con Mancini. Mi spiegò però che eravamo i soli all'Inter a volerlo. Presidente e allenatore: pensavo bastasse".