Quei tratti che avevano sancito il triste epilogo del progetto
Gasp solo i partigiani affetti da un ottimismo cronico ritenevano fossero stati annullati da un grazie e arrivederci al tecnico di Grugliasco.
Novara non evoca bei ricordi, aveva detto
Gasperini. Opinione condivisa, in questo day after da
Claudio Ranieri e dal presidente
Massimo Moratti. Contestato, costretto a un insolito paternalismo negli spogliatoi dopo la disfatta, oggetto di insulti di varia gravità da parte dela tifoseria organizzata vedi la Curva Nord. Altro che triplete: "Vendi la squadra!", ai giocatori "A lavorare, andate a lavorare".
I cori di San Siro rendono chiara la situazione dalle parti di corso Vittorio Emanuele che allontanano la notte di Madrid e quel triplete rimpianto fino a insinuare il culto della eprsonalità di
Mourinho. Un'epopea su cui scende il sipario con la sequenza alquanto triste - aggiungiamo - di un 'Pezzo di mer..' all'indirizzo del direttore di gara
Russo reo di non aver arbitrato ai soliti livelli omettendo il rigore rivendicato da parte interista non a torto.
La rottura con la tifoseria pare pressoché totale: non è questione di ultras. Moratti ha incassato nella mattinata di lunedì, infatti, una contestazione di notevole valore simbolico. Sotto gli uffici della Saras tre donne hanno esibito uno striscione eloquente del pensiero interista: "Vergogna, game over". Le tre donne (due abbastanza attempate, con tanto di pelliccia per il grande freddo) si erano date appuntamento per mezzogiorno sotto gli uffici della Saras via Facebook.
Moratti, dalla sua, ha scelto al via della prudenza per quanto si possa ancora definire in questo modo l'atteggiamento conservativo del presidente. Va bene difendere l'operato dell'allenatore (che non verrà sostituito da Fabio Capello), ma è ormai lapalissiano che questi innesti studiati dal duo Branca-Ausilio non convincono. E hanno sancito un equilibrio in termini di bilancio che non paga a livello di risultati.
Via Eto'o ci si attendeva l'arrivo di ragazzi motivati che non ritroviamo nelle statistiche di rito che evidenziano lo stato di crisi: Intanto i numeri parlano chiarissimo: dal record di sconfitte eguagliato dopo 23 partite del 1946/47, ai -8 rispetto ad un anno fa, passando per le 1,3 reti subite a partita, i segni della stagione disastrosa ci sono tutti.
Il ritorno di Lele Oriali è auspicabile, voluto. Salvifico? Difficile asserirlo in questo frangente, in cui questa catastrofe è sì cara. Ma nel senso che per poter anche solo sperare nel risollevarsi delle sorti calcististe della squadra, l'unica via auspicabile rimane la rifondazione.