Formula 1: ecco tutta la veritā dietro la sentenza Fia
Il via libera della Fia ai diffusori incriminati č una sentenza tutta politica; ora Mosley ed Ecclestone possono trattare la gestione futura con un fronte dei team diviso.
Pubblicato il 16/04/09 in Home, Formula1|
CASO CHIUSO
Se in pista la Formula 1 ha ritrovato spettacolo e sorpassi, fuori dai tracciati assomiglia sempre più ad una Formula Farsa; perchè la gestione politica delle corse a quattro ruote è oramai letteralmente ostaggio degli affari che ruotano intorno al Circus, e dei personaggi che tali affari gestiscono. La sentenza di Parigi, con cui la Corte d'Appello della Fia ha rigettato i reclami di Ferrari, Renault e Red Bull contro i profili estrattori di Brawn Gp, Williams e Toyota, ne è l'ultima e più clamorosa dimostrazione.
Non entriamo nel merito della questione tecnica: il regolamento è stato scritto in modo ambiguo e lacunoso, tale da lasciare spazio ad interpretazioni estreme quando non contrarie allo spirito del regolamento stesso, ragion per cui era ampiamente previsto, a partire dagli stessi autori del ricorso, che i contestati diffusori sarebbero infine stati dichiarati legali. Il problema è capire perchè sia stato lasciato spazio tra le pieghe del regolamento a soluzioni tanto opinabili, e soprattutto capire a chi giova la situazione che si è creata. E qui, come al solito, tutti gli indizi portano all'ormai famigerato duo Mosley-Ecclestone, veri burattinai di un teatrino che mai come ora avrebbe bisogno di un vero ribaltone.
I lati oscuri della vicenda sono davvero troppi: Ross Brawn è il delegato della Fota (l'associazione dei team) per le questioni regolamentari, ed il fatto che sia stato il primo ad avvantaggiarsi di un "vulnus" del regolamento è per lo meno strano. Williams e Toyota si sono accodate, pare, grazie alla "soffiata" di un ex tecnico Honda ora in forza alla Toyota, che fornisce i motori alla Williams. Inoltre il responsabile tecnico della Fia, Charlie Whiting, non è un ingegnere, e durante il dibattimento parigino sono stati fin troppi i suoi imbarazzi sotto il fuoco di fila di domande, forse poste in maniera troppo aggressiva, dall'avvocato della Ferrari Nigel Tozzi. Senza contare che Red Bull e Renault denunciano il fatto che, in inverno, si videro bocciare da Whiting una soluzione simile a quella poi presentata dalla "banda del buco".
Ma il controsenso più evidente è quello economico, perchè il tanto strombazzato "contenimento dei costi" voluto dall'alto, grazie a questo pasticcio, va serenamente a farsi benedire. Per adeguarsi e montare profili estrattori simili a quelli che consentono a Brawn, Toyota e Williams di guadagnare quasi un secondo al giro grazie all'effetto suolo, infatti, gli altri team dovranno investire non meno di 10 milioni di euro (proiezioni McLaren) nelle prossime settimane, e la stagione 2009 passerà paradossalmente alla storia come la più costosa nella storia della Formula 1. La Renault potrebbe essere già pronta a Shanghai, la Ferrari non prima di Barcellona (quinta prova del Mondiale), la Red Bull, a causa delle soluzioni estreme sul retrotreno, addirittura a Montecarlo.
Che ne penseranno Mosley ed Ecclestone? Nulla di male, c'è da giurarci, perchè dal loro punto di vista la vicenda ha disinnescato una bomba ad orologeria, e cioè la ritrovata unità dei team sotto l'insegna della Fota. Ora il fronte dei team è più che mai spaccato (durante l'udienza sono volate parole grosse tra Ferrari e Ross Brawn, e nelle settimane precedenti anche Briatore aveva pesantemente attaccato l'inglese), e il duo Max & Bernie torna a trattare da una posizione di assoluta forza tutte le questioni inerenti la gestione futura del potere e del denaro connessa alla Formula 1. Finchè il giocattolo non si rompe...
Paolo Viganò





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