Svolta in F1, Mosley sfiduciato rilancia: "Mi ricandido"
Il presidente Fia potrebbe però essere "sacrificato" dalla stessa Federazione .
Pubblicato il 23/06/09 in Home, Formula1|
QUI FERRARI
SILVERSTONE
Colpo di scena nella lotta tra Fia e Fota sul futuro della Formula Uno: Max Mosley, presidente della Federazione Automobilistica Internazionale, sarebbe pronto a dare le dimissioni pur di facilitare un accordo tra le parti che possa scongiurare un mondiale “alternativo” organizzato dai costruttori.
L’indiscrezione arriva dall’autorevole “Times”: nello scenario ipotizzato dal quotidiano britannico, qualora la Fota porrà fine al suo “muro contro muro” con la Fia, Mosley sarebbe pronto a mettersi da parte rinunciando a candidarsi per le elezioni di ottobre.
In realtà, più che essere disponibile a farsi da parte, il presidente della Federazione è stato palesemente sfiduciato dai team riuniti nella Fota, e messo nell'angolo dopo aver evidentemente tirato la corda oltre il limite. Mosley, presumibilmente, contava sul fatto che un vero Mondiale alternativo sarebbe stato impossibile da organizzare per la Fota; ora che si è capito che i costruttori sono decisi a seguire questa strada, non considerando più Mosley come il loro interlocutore presso la Fia, il quadro è cambiato. Tanto che a Silverstone Mosley ha fatto una vera e propria inversione a U, parlando di "necessità di abbassare i costi senza per forza di cose passare per il Budget Cap" e di "ritiro della causa fatta ai team presso l'Alta Corte di Londra".
Mercoledì a Parigi, nel decisivo Consiglio Mondiale, i team si aspettano che il Senato della Federazione metta in minoranza Mosley dall'interno e lo costringa a dimettersi, ultima e unica possibilità per evitare la scissione. Ogni apertura alla Fia sarà possibile solo a patto che Max non ci sia più, discorso chiuso. Il presidente Fia, in realtà, nell'ennesima dura lettera ha fatto presente di essere "pronto a ricandidarsi" e che la scelta del Presidente Fia "spetta al Consiglio Mondiale e non ai team". Ma è proprio su questo che puntano le squadre, su una sfiducia al presidente che venga proprio dall'interno della Federazione.
Intanto Bernie Ecclestone, proprietario dei diritti commerciali del circus, lancia l’ennesimo appello alla conciliazione: “Ho dedicato 35 anni della mia vita alla Formula Uno e non permetterò che venga distrutta – ha dichiarato Ecclestone – Se si analizzano con attenzione, i problemi sono facilmente risolvibili.” Magari ancor più facilmente senza Mosley.
Del resto il patron dei diritti commerciali della F1 rischia grosso, perchè il suo fondo lussemburghese Cvc ha la F1 quale prima voce dei suoi numerosi asset, e se la Fota facesse davvero il Mondiale altrernativo il crollo del valore sarebbe inevitabile, e Bernie dovrebbe renderne conto a banche, azionisti e partner. Per questo Ecclestone, che fin qui aveva spalleggiato Mosley, ha finito per abbandonare il vecchio amico, entrando addirittura nell'ordine di idee di abbassare dal 50% al 25/30% i suoi introiti sul businness della F1. Ed a quel punto per la Fota sarebbe una vittoria su tutto il fronte.












