Tennis e doping, Nadal e Federer tra "criminali" e "bari"
Nel circuito Atp e Wta il tema del giorno sono le nuove regole antidoping: troppo rigide o necessarie? E' già polemica...
Pubblicato il 13/02/09 in Home, Tennis|
I RISULTATI DELLA SETTIMANA
Game, set e match? No, grazie. Il tema della settimana nel mondo del tennis è decisamente qualcosa di diverso dall’esito delle partite in programma in tornei più o meno ricchi in giro per il mondo. Ciò di cui si parla invece senza soluzione di continuità sono le nuove regole antidoping che le due associazioni di professionisti, l’Atp e la Vita, hanno accettato d’accordo con la ITF, la Federazione Interazione del tennis, e la WADA, l’Agenzia Mondiale anti-doping: molti giocatori hanno infatti protestato per la presunta eccessiva “rigidità” delle suddette norme.
In sostanza le nuove procedure prevedono che un giocatore compreso tra i primi 50 al mondo debba comunicare almeno un’ora al giorno dove possa essere reperibile per sottoporsi a controlli a sorpresa quando non è presente a tornei. Qualora il tennista venisse trovato positivo o, semplicemente, non venisse rintracciato – e quindi non sottoposto ad esame - per tre volte in 18 mesi andrebbe incontro ad una squalifica di due anni. Ovviamente, da più parti molti tennisti hanno protestato per la “scomodità” delle nuove norme: a capitanare le fila degli scontenti sono i numeri uno al mondo maschile e femminile, Rafael Nadal e Serena Williams,
“I nuovi test sono delle vere e proprie persecuzioni: ci fanno sentire come dei criminali. Nemmeno mia madre sa dove mi trovo ogni giorno: è veramente difficile sapere dove puoi essere domani, specie in uno sport come il tennis dove sei continuamente in viaggio – ha detto lo spagnolo – Noi vogliamo partecipare ai Giochi Olimpici e quindi siamo pronti ad accettare le norme antidoping necessarie ma non è giusto pagare un prezzo così alto per uno sport olimpico. Io sono il primo a volere competizioni corrette e pulite ma ci possono essere forme diverse per la lotta al doping.”
“Questo nuovo sistema è davvero molto invadente: in pratica, si possono presentare a casa tua ogni giorno”, ha sottolineato la statunitense. I due campioni non sono peraltro certo soli, con altri giocatori che hanno raccontato di situazioni tragicomiche legate alle nuove procedure.
“L’addetto all’antidoping è venuto a casa mia alle sette di mattina dopo che ero appena tornato dall’Australia: nemmeno riuscivo a capire dove fossi e mi sono ritrovato con i pantaloni abbassati di fronte al medico a sottopormi al test. Queste leggi sono draconiane ”, ha tuonato Andy Murray, numero quattro dell’Atp.
“Ho già rischiato di non essere rintracciato per un controllo: semplicemente avevo un allenamento al Roland Garros e invece ho deciso di andare allo zoo con la mia fidanzata: All’improvviso mi hanno chiamato e ho fatto appena in tempo ad arrivare, ha invece raccontato Gilles Simon, numero otto al mondo. Non a caso, girano voci che uno dei gemelli Bryan, re del ranking di doppio, abbia già saltato due controlli, in un caso perché s’è trovato con una gomma a terra e in un’altra perché ha fatto tardi a colazione.
Tutti insoddisfatti, allora? Non proprio, non Roger Federer almeno. “Di sicuro non scopri chi fa uso di doping chiamandolo al telefono e dicendogli ’guarda che probabilmente dovrai sottoporti al test tra un paio di giorni’: non puoi fare essere gentile con chi bara - ha dichiarato lo svizzero – Senza dubbio è un sistema rigido e un cambiamento notevole rispetto a quanto eravamo abituati a fare prima, quindi ci vorrà del tempo per abituarcisi: però è l’unico modo per scoprire il colpevoli”.
“Si tratta di un’ora al giorno, è una scocciatura ma vogliamo uno sport pulito e quindi per me va bene”, ha quindi concluso lo svizzero.









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