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A Kigali un mondiale mai visto: Pogacar-Evenepoel, chi vestirà l'iride? L'Italia spera in Ciccone

Domani a Kigali un mondiale che riscriverà i libri di storia: la prima maglia iridata assegnata in Africa sarà un affare tra Pogacar ed Evenepoel? Intanto Chantal Pegolo è argento nella Juniores femminile

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Guardano tutti a loro due, come se fossero due oracoli. Tadej Pogacar da un lato, Remco Evenepoel dall’altro. Favoriti d’obbligo di un mondiale come non s’era mai visto prima: 5.700 di dislivello, più di 1.500 metri di altitudine, ma è soprattutto la posizione geografica tanto vicina all’equatore a rendere questa edizione diversa da tutte le altre. Con l’Africa che ha dimostrato di meritare fiducia e considerazione: Kigali ha mostrato un lato che molti non sapevano di conoscere, e adesso vuole concedersi un ultimo bagno di folla con la gara più attesa, quella che assegnerà l’ultima maglia iridata della rassegna. Che comunque vada, è già stata un successo.

Un duello rusticano: Tadej contro Remco, atto II

Pogacar ed Evenepoel hanno già animato le strade della capitale ruandese domenica scorsa, con l’immagine divenuta già iconica del sorpasso effettuato dal belga ai danni dello sloveno, partito due minuti e mezzo prima nella prova a cronometro. Chiaro che domani sarà tutta un’altra storia: Pogacar l’ha detto senza girarci troppo intorno, ribadendo che lui la prova a cronometro l’ha voluta affrontare più per curiosità che per reale convinzione di poterla vincere (ed è servita come ricognizione per affrontare meglio la gara in linea).

Evenepoel però l’asticella l’ha alzata, facendo capire di volersi rimettere sulle spalle quella maglia iridata già conquistata tre anni fa in Australia, e poi ceduta l’anno successivo a van der Poel a Glasgow (che poi l’ha ceduta a sua volta a Pogacar a Zurigo lo scorso anno). Ecco dunque che i presupposti per un duello rusticano sembrerebbero esserci tutti, sempre se poi le gambe saranno d’accordo.

Pogacar vuole il bis: “Le gambe adesso girano”

Le gambe, appunto. Che su un percorso tanto duro e selettivo potranno davvero fare la differenza più di qualsiasi piano o tattica. Pogacar ha spiegato di sentirle nuovamente girare bene. “In allenamento le sensazioni sono state molto positive. Quando sono arrivato a Kigali mi sono allenato due giorni sulla bici da cronometro e non mi sentivo troppo bene, ma una volta tornato alla bici classica, quella da strada, tutto è tornato come prima. Soprattutto mi sono adattato meglio al meteo e all’altitudine, che qui fanno davvero la differenza.

Mi aspetto che in tanti proveranno a sorprenderci da lontano, ma anche se il Mont Kigali è una salita ideale per fare selezione è posta troppo distante dal traguardo (a 100 km) e non credo che a qualcuno dei favoriti verrà in mente di partire tanto presto. Le ultime salite sono più brevi e intense, anche quella con i ciottoli è molto particolare, ma in generale il circuito è divertente e penso che verrà fuori una corsa molto movimentata.

Sulla carta sembra un mondiale duro, ma in realtà direi che sia più selettivo, perché le salite del circuito sono comunque brevi. Per quanto mi riguarda, non ci siamo solo io e Remco: c’è Pidcock, c’è Del Toro, altri potrebbero inserirsi”.

Evenepoel vuole la doppietta: “Devo capire quando muovermi”

Evenepoel nei giorni scorsi ha fatto vedere di essersi ambientato bene in Ruanda, riuscendo anche a familiarizzare con tanta gente del posto. “Mi sto godendo questa settimana e spero che le notizie belle non siano ancora finite. Mi sento bene: sono al top della forma al momento giusto. Venir via con due maglie iridate sarebbe meraviglioso, ma non deve essere presuntuoso, perché la gara in linea è piena di rivali forti e pericolosi.

Tadej è il miglior corridore degli ultimi anni e vorrà riscattare il mancato podio di domenica scorsa. L’importante sarà essere sempre nel vivo della corsa: non mi aspetto che esploderà sul Mont Kigali, che pure sarà uno stress test notevole dopo 4 ore di corsa, destinato a tagliare fuori tanti corridori.

Dovrò essere bravo piuttosto a capire quando sarà poi il momento di assestare il colpo. I favoriti? Pogacar su tutti. Ma dico anche Pidcock, Vine e Del Toro. Magari gente come Carapaz e Bernal, meno esplosiva, farà più fatica, ma tutti saranno pericolosi”.

L’Italia si affida a Ciccone. Chantal Pegolo è argento Juniores

Nelle parole dei big più attesi degli italiani non c’è traccia. Ma Giulio Ciccone ci crede: è venuto in Ruanda per giocarsela e sogna almeno di farlo fin sulla linea del traguardo. L’assenza di Giulio Pellizzari in qualche modo penalizzerà la strategia del neo CT Marco Villa, già orfano di un Antonio Tiberi (fuori condizione) che avrebbe potuto far comodo su un terreno così selettivo (e anche Alberto Bettiol, se in condizione, avrebbe potuto dire la sua).

Ogni anno per l’Italia la litania è sempre la stessa: non vinciamo dal 2008 con Ballan a Varese, e da allora solo una volta siamo saliti sul podio, con Trentin argento dietro a Pedersen (che allora era abbastanza sconosciuto) ad Harrogate. Sulla carta, due piazzamenti a podio a Kigali sembrerebbero già occupati. Ma nel ciclismo, come nella vita, mai dire mai.

Intanto è arrivata anche la terza medaglia della rassegna: è l’argento di Chantal Pegolo nella prova in linea Juniores, battuta soltanto dalla spagnola Paula Ostiz.

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