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Addio Franco Esposito, cuore da pugile, penna d'oro, giornalista vero, amante di tutti gli sport

Muore a 85 anni uno degli ultimi maestri della narrazione sportiva, inviato de Il Mattino e del Corriere dello sport ha raccontato tutti i campioni

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

Addio Franco Esposito, cuore da pugile, penna d'oro, giornalista vero, amante di tutti gli sport

Sembrava aver superato l’ultima crisi, un infarto avuto prima dello scorso Natale: era una roccia Franco Esposito, maestro di giornalismo scomparso oggi a 85 anni. Un cronista vecchio stampo, che fece la gavetta sulla strada abbracciando tutti gli sport, dal pugilato – che fu oggetto del suo primo articolo – alla pallanuoto, il suo grande amore, dalla scherma al calcio che ha seguito come inviato di punta al Mattino prima e al Corriere dello sport poi.

La carriera di Franco Esposito

Numeri e cifre non dicono quasi niente di chi è stato Franco Esposito, napoletano doc non amante del caffè e preciso come uno svizzero, ha seguito sei edizioni dei Giochi Olimpici, cinque fasi finali dei campionati del mondo di calcio. Ha accompagnato Maradona durante l’intera avventura italiana, sin dal suo rocambolesco acquisto da parte del Napoli nell’84, primo ad avere una sua intervista da Barcellona. Penna d’oro, premio Giorgio Tosatti Coni-Ussi, insignito del premio giornalistico Piero Dardanello alla carriera, ha scritto trentaquattro libri.

Nei libri la sua vita professionale e sentimentale

Ed è proprio nei libri, da “Testa alta e due piedi” in cui racconta risolvti e misteri del calciomercato di un tempo, quando non c’erano internet e wathsapp: dalle mattane dei presidenti-padroni all’arrivo dei procuratori, di cui Caliendo fu il capostipite. Un universo pittoresco nostalgicamente raccontato con arte, a “Dal vostro inviato”, racconti e interviste ai campioni: Puskas e Gaul, Ginobili e Cruijff. Dei quadri, più che degli articoli. Esposito ha raccontato nei suoi tanti libri tutta la sua lunghissima esperienza professionale ma anche quella sentimentale, mettendo a nudo le sue storie. Lui, che è rimasto scapolo un po’ per scelta e un po’ no, ma sempre seguito dalle amorevoli sorelle e dai nipoti.

Lo sport e i giornali il suo vero amore. Sapeva scrivere, come nessuno forse, di tutti gli sport e anche quando era chiamato a raccontare una disciplina che seguiva meno riusciva a disegnare ritratti imperdibili. “Se non ne capisci di uno sport – diceva – cerca sempre una storia da raccontare”.

Di lezioni di giornalismo ne ha sempre date, a colleghi ed amici o anche solo col suo esempio: “Puoi essere bravo quanto vuoi, ma senza fortuna non vai da nessuna parte. Bisogna avere quello che a Napoli definiscono mazzo. La buona stella è quasi tutto per un giornalista, mamma, moglie, amica. La compagna indispensabile e irrinunciabile. L’intuito? E’ un problema, se non ce l’hai. Il naso, l’olfatto, il senso della notizia? Non si comprano, ma puoi ritenerti idoneo uguale per fare il mestiere in una certa maniera. In redazione, a passare i pezzi, a titolarli, al desk. Lavoro nobile, ma il cronista sul tamburo, sul pezzo, è una cosa diversa. Necessita comunque della buona stella, altrimenti è grigia”. Così scriveva in “Io vi voglio bene assai”, capolavoro assoluto da non perdere.

Era simpatizzante del Napoli, la squadra della sua città, ma non ha mai risparmiato critiche quando erano doverose, sempre a testa alta e con la schiena dritta. Amava anche la Nazionale ed è stato amico di tanti allenatori e tanti sportivi. Il pugile Oliva, che ha seguito dalle Olimpiadi fino al post-carriera da attore, come i fratelli Porzio, tutti affascinati dallo stile e dall’umanità del giornalista.

L’ultimo giornale di Esposito

Andò in pensione dal Corriere dello sport senza però mai rinunciare a scrivere. Prima con collaborazioni con Il Mattino, il suo primo amore, dove aveva iniziato e dove aveva condiviso le scrivanie con altri giganti come Giuseppe Pacileo, Romolo Acampa e Riccardo Cassero, poi nella sfortunata avventura del 2011 a “Il Domani”, il primo (e unico) quotidiano sportivo napoletano che, nonostante sia stato innovativo e brillante come pochi, non ebbe lunga vita. Anche in quel caso, però, Franco Esposito ci mise tutto se stesso, il suo entusiasmo e la sua esperienza al servizio di una redazione giovane, che si abbeverava delle sue storie. Di sport e di vita.

Dopo, si è dedicato solo ai libri. L’altra grande passione. Ed ogni uscita era una festa per chi ama lo sport e la letteratura. Il suo grande cruccio è rimasto il premio “Bancarella sport”. Per tre volte è andato in finale, per tre volte è stato beffato, fors’anche per la sua casa editrice era una barchetta in mezzo ai transatlantici.

L’amicizia il valore di sempre

Sapeva apprezzare l’amicizia come pochi, Esposito. Sapeva darla a tutti quelli che ne riteneva meritevoli, avessero anche 50 anni meno di lui. E nelle dediche dei libri potevano comparire frasi così: “A XX, mio “speciale inviato” sul servizio più emozionante e più bello. Quello dell’amicizia”. Con Franco Esposito scompare uno degli ultimi maestri di un mestiere che nei decenni è cambiato, s’è imbarbarito ed ha mutato le regole ma che lui ha sempre saputo domare, cavalcando innovazioni tecnologiche e mode del momento.

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