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Alcaraz travolge un grande Djokovic, vola in finale e spaventa Sinner: ora tutta la pressione è su Jannik

Non basta la miglior espressione di Nole nel 2025 per mettere in crisi Carlos: lo spagnolo la spunta in tre set e pregusta la numero 1 in classifica e il titolo a New York

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Rino Dazzo

Rino Dazzo

Giornalista

Se mai ci fosse modo di traslare il glossario del calcio in una nicchia di esperti, lui ne farebbe parte. Non si perde una svista arbitrale né gli umori social del mondo delle curve

Non è bastata la miglior espressione del 2025 di Nole Djokovic per mettere paura a Carlos Alcaraz. Lo spagnolo ha risposto colpo su colpo all’ex mostro sacro del tennis mondiale, ha vinto con tenacia e con caparbietà i primi due set, poi ha avuto vita facile nel terzo, quando il suo rivale ha ceduto visibilmente alla stanchezza e a un fastidio alla spalla. Merito, comunque, a un eccellente Carlitos, che sembra vicino al top proprio nel momento più importante. È a una vittoria dal titolo a New York, secondo Slam stagionale. E soprattutto, è a un solo successo dal sorpasso a Jannik Sinner in vetta alla classifica ATP.

US Open, la vittoria di Alcaraz su Djokovic

Vittoria in scioltezza per il murciano. Ancora una volta in tre set, come gli capita ormai sistematicamente sul cemento di Flushing Meadows. Punteggio netto per lui, davanti alla parata di stelle e di vip dell’Arthur Ashe Stadium. New York, del resto, gli porta bene: qui, nel 2022, aveva vinto il suo primo titolo Slam. Qui, tre anni dopo, ha spazzato via Novak Djokovic con un punteggio eloquente: 6-4 7-6 6-2 in due ore e 23 minuti. Partita che lo spagnolo ha tenuto oggettivamente in pugno sin dal primo scambio, in cui ha strappato il break al serbo mettendo subito le cose in chiaro. Un segnale chiarissimo, proprio a inizio match.

Nole combatte, ma Carlos ne ha di più: è in finale

Il break conquistato subito ha di fatto incanalato il primo parziale, in cui pure Djokovic ha cercato a tutti i costi di non mollare. Nel secondo Nole è scappato addirittura avanti sullo 0-3, strappando a zero il servizio all’avversario nel secondo game. Il controbreak al quinto gioco, però, ha rimesso tutto in discussione e la differenza l’ha fatta il tie-break, in cui Carlitos si è dimostrato più pronto, sorretto anche da un fisico brillantissimo (7-4). Poche storie invece nel terzo, giocato da Nole quasi per onor di firma, dopo un intervento del medico tra un parziale e l’altro. Una vittoria di Alcaraz che mette pressione – enorme – anche sulle spalle di Jannik Sinner, chiamato a vincere le prossime due partire per rimanere in vetta.

La gioia dello spagnolo e la scommessa vinta su Garcia

Legittima la soddisfazione di Carlitos al termine del match, dopo un bell’abbraccio – molto significativo – col suo avversario. “Sono ancora una volta in finale agli US Open ed è straordinario, non è forse ancora il livello più alto per me nel torneo ma ci sono andato vicino ed è stato molto importante per me”, le parole del murciano in versione “incontentabile”. “Ho giocato un match molto fisico, sono contento di poter disputare la mia seconda finale qui a New York. Cosa ha fatto nei due giorni di riposo? Sergio Garcia mi deve dei soldi, ho giocato con lui a golf a coppie e abbiamo vinto. Ho vinto anche la scommessa con lui”.

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