Massimiliano Allegri può davvero lasciare il Milan dopo una sola stagione. Dietro questo scenario prende sempre più forza la candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC, con la scelta del prossimo commissario tecnico dell’Italia destinata a incidere anche sul futuro rossonero.
Il sostegno del Milan a Malagò, infatti, potrebbe avere un prezzo altissimo: proprio l’addio del suo allenatore.
- Allegri Ct dell'Italia: perché la candidatura prende quota
- Conte o Allegri: chi sarà il prossimo commissario tecnico
- Perché il Milan rischia di perdere Allegri
- Allegri e il Milan: segnali e dichiarazioni
Allegri Ct dell’Italia: perché la candidatura prende quota
Diciannove club di serie A su venti, tutti tranne la Lazio, hanno avvallato la candidatura di Malagò alla presidenza della Figc. C’è anche il Milan ma il sì a Malagò rischia di costare caro. E se il prezzo del sostegno rossonero a Malagò fosse proprio Allegri? L’eventuale elezione dell’ex patron del Coni, infatti, può innescare una rivoluzione. Allegri Ct dell’Italia non è più utopia.
Tra i biglietti da visita che Malagò proverà a distribuire nella volata finale, c’è senza dubbio quello che porta al nome del prossimo Commissario tecnico. È corsa a due: Antonio Conte o, appunto, Allegri. Nomi forti che possono immediatamente riportare entusiasmo e alimentare le aspettative attorno all’Italia.
Conte o Allegri: chi sarà il prossimo commissario tecnico
Conte resta il nome più naturale per curriculum azzurro e impatto emotivo: ha già guidato l’Italia dal 2014 al 2016 e De Laurentiis non si opporrebbe se chiedesse di andare. Conte è legato al Napoli fino al 2027. L’elezione del nuovo presidente FIGC è prevista per il 22 giugno e la scelta del commissario tecnico dovrebbe arrivare subito dopo, a stagione conclusa.
Il nuovo corso della nazionale italiana chiede l’impegno per un progetto a lungo termine, con orizzonte i Mondiali del 2030. Vale per Conte quanto per Allegri: saranno disposti a dimenticare per almeno quattro anni il calcio che si gioca ogni giorno? La scelta non è scontata. Se Conte si trova in un progetto già avviato che andrebbe puntellato, il discorso per Allegri cambia un po’.
Tra le ipotesi più suggestive c’è quella di un tandem tecnico: Allegri alla guida della Nazionale, con Claudio Ranieri in un ruolo di coordinamento tra prima squadra e settore giovanile. Un progetto a lungo termine.
Perché il Milan rischia di perdere Allegri
Perché proprio Allegri? Perché la sua situazione è diventata perfetta per un incastro federale. Da un lato il Milan lo ha ancora al centro del progetto; dall’altro, la qualificazione in Champions allungherebbe automaticamente il suo contratto fino al 2028, con opzione fino al 2029, ma proprio quel traguardo aprirebbe una trattativa “politica” sul suo peso nel mercato.
Allegri è tornato al Milan con una tacita promessa: lottare per lo scudetto nel suo ciclo sulla panchina rossonera. A cinque giornate dal termine, e nonostante la sconfitta interna contro l’Udinese alla 33esima giornata di campionato, l’obiettivo è per ora centrato: Milan terzo, la Juventus quarta insegue a 3 punti di distanza, il Como è in quinta piazza a 5 punti dai rossoneri. Se non percepisse segnali di forte rafforzamento della rosa, il divorzio non sarebbe poi così impossibile nonostante un solo anno di permanenza al Milan.
Allegri e il Milan: segnali e dichiarazioni
Ed è la notizia meno rassicurante per i tifosi del Milan, più ancora dell’eventuale separazione dal tecnico che porterebbe a cambiare il progetto nel momento in cui andrebbero gettate le basi per il futuro. Al di là del fascino della panchina azzurra, un eventuale addio di Allegri potrebbe essere un implicito segnale di scarsa fiducia nella solidità del progetto. Altrimenti, anche per lui, resta difficile rinunciare alla progettualità in rossonero dopo così poco tempo.
La posizione di Allegri, fin qui, è stata prudentissima ma non blindata. Il 4 aprile, prima della partita con il Napoli, si è espresso così:
“Io ct? Non ci ho mai pensato. Ho iniziato un lavoro con il Milan e dobbiamo restare concentrati sul nostro obiettivo. La Nazionale non è un discorso di ct o presidente ma di programmazione”. Aggiungendo che “Io al Milan sto bene e spero di restare a lungo”.
Prima dell’Udinese invece è stato più sibillino:
“Se bisogna togliermi dai papabili? Prima devono decidere il presidente, poi decideranno il resto…”.
Non sono le parole di chi ha chiuso una porta. E non sono quelle di chi la sta spalancando. Ma il corteggiamento federale potrebbe riscuotere un appeal maggiore delle garanzie rossonere. Il fatto che stia circolando l’indiscrezione – lanciata per primo da Antonio Cassano e ripresa dalle principali testate italiane – di un avvicinamento tra la dirigenza del Milan e Gian Piero Gasperini – anche lui in una fase delicata della personale esperienza con la Roma – porta a pensare che si sia cominciato ad apparecchiare più di una tavola.
