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Allegri, il ritorno in panchina: annuncio e critica pungente

Il tecnico ex Milan e Juve è tornato a parlare dopo le recenti vicende di calciomercato

Figura tra i possibili candidati alle panchine più prestigiose del panorama europeo, ma per ora Massimiliano Allegri non intende aggiungere elementi utili se non attraverso frasi che aprono a soluzioni varie ed eventuali. L’ex allenatore del Milan e della Juventus, dopo gli accostamenti a Manchester United, Arsenal e Tottenham prima che arrivasse Mourinho, ha spiegato a ESPN FC la sua versione dei fatti. E ha discusso delcalcio contemporaneo, con vizi e difetti al Corriere della Sera.

Allegri: il ritorno in panchina

“Tornerò ad allenare solo a giugno. Non so se venga definito – ha detto a ESPN – un anno sabbatico o meno, sono arrivato rapidamente a questa decisione col mio agente Giovanni Branchini. Quando ho chiuso con la Juve, ho deciso di prendermi un anno di stop”.

Mister Allegri ha ribadito di non essersi pentito: “Ho giocato a calcio da quando avevo 18 anni, ho allenato per altri 16… mi sono fermato dopo 34 anni, sono felice così. Posso riflettere, parlare con le persone, avere impegni nella vita privata e godermi altre passioni come il teatro, gallerie d’arte, lettura dei libri”.

Gli impegni della vita privata risultano molteplici: il tecnico livornese è legato da più di due anni all’attrice Ambra Angiolini, con cui ha deciso di progettare una vita in comune investendo in una casa che – pare – dovrebbe essere a Brescia dove Ambra ha vissuto con l’ex Francesco Renga e dove risiedono ancora oggi i suoi figli. Le nozze, tra le più attese dell’anno sono solo rinviate. A quando non è ancora noto.

Questo è quanto. Una casa come base d’appoggio e riferimento per la loro famiglia che, inevitabilmente potrebbe rivelarsi girovaga dato l’impegno del tecnico nello studio della lingua inglese: “Sto studiando l’inglese, è vero. Prendo lezioni qui a Milano, dove vivo. Inizio a parlarlo bene, faccio più fatica invece nell’ascoltare e capire gli altri. Poi, se parlano più piano ci riesco. Guardo anche film in inglese e leggo libri per migliorare l’apprendimento”.

L’inglese

Che sia la Premier la sua ambizione? Può darsi, a sua detta: “Il prossimo anno sarà importante per me. La scelta che dovrò fare sarà fondamentale, devo essere preparato. Dopo 5 anni alla Juve e un anno fuori dal calcio, non voglio tornare in panchina e fare male”.

Una frase sibillina che sembra escludere l’ipotesi di un ritorno a campionato in corso e trattative in vista del prossimo campionato. Con la chiusura del ciclo di lezioni.

Allegri: le critiche

Più critico e alquanto pragmatico è, invece, nelle risposte date in un’intervista al Corriere della Sera. Contenuti molto puntuali e severi, al tempo stesso, su un calcio sempre più fisico e tecnologico. “Il nostro è un mondo di professori”, ha affermato polemicamente.

Ma che cosa manca al nostro calcio? “I dirigenti. Abbiamo vissuto di intuito per molti anni, ora è tempo di costruirli. Non immaginiamo cosa significhi per un allenatore avere al fianco gente come Galliani o Marotta. Per me fu decisivo già Cellino ai tempi del Cagliari. Il calcio è troppo una via di mezzo: si prendono manager bravissimi che non lo conoscono, o gente di calcio che non è un vero manager. Io l’ho detto a Coverciano, dobbiamo aprire al futuro, preparare continuamente la nuova classe dirigente. Servono corsi su corsi, esami duri, riscontri di competenze specifiche”.

“Diamo Coverciano in mano alle grandi menti del calcio: faccio due nomi, Lippi e Capello, hanno fatto tutto nella loro carriera e sono ancora giovani. Basta con gli amici degli amici. Se non avremo buoni dirigenti non avremo nemmeno buoni allenatori. Infatti non sappiamo più a chi dare le grandi squadre. Dobbiamo chiedere ai migliori di darci una mano. Aver fiducia nella qualità più che sulla buona volontà”, ha aggiunto.

“Non è un esempio, è un ricordo. Questa estate ero a Pescara con Galeone e Giampaolo, fatale che parlassimo di calcio. Dissi a Giampaolo: “Marco, non ti do consigli, ma una cosa voglio dirtela. Sei al Milan, non è da tutti. Non fare una squadra di fighetti perché ti spaccano in due. Non è quello lo stadio per scherzare. Vuoi un fantasista centrale? Non è Suso. Ma Suso è un gran bel giocatore. Sintetizza, adattati. Il calcio è di tutti. Se non hai il regista che cerchi, niente ti vieta di giocare con due mediani nel mezzo”. L’importante è la qualità dei giocatori. È lì che un allenatore non deve transigere, sulla competenza dei dirigenti, che è il vero problema del nostro calcio”.

“Se i filosofi sono bravi, perché no? Il problema è il risultato – ha sostenuto Allegri -, cioè la realtà. Lo ottieni o no? Io a casa non ho nemmeno un computer, uso l’iPhone come un telefono e basta. Ma se guardo calcio so cosa vedo. E mi nascono mille idee. Siamo ancora più forti noi della tecnologia”.

VIRGILIO SPORT | 06-12-2019 10:16

Allegri, il ritorno in panchina: annuncio e critica pungente Fonte: ANSA

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