C’era una volta il calcio all’italiana o c’è ancora? Alcune definizioni sembrano ormai raccontare di realtà passate, il discorso sul mondo del pallone è cambiato forse più nei termini nella sostanza. Ora ci si contrappone tra “giochisti” e “risultatisti” con la figura di Massimiliano Allegri che rimane quella centrale. Intorno all’ex tecnico del Milan c’è un dialogo che diventa scontro quasi costante, una frattura in due schieramenti come una sorta di guerra di religione che ormai ha contagiato anche il mondo del giornalismo.
- Pastore, la critica al “fan club” di Allegri
- La risposta di Zazzaroni in un editoriale
- Allegri, l’allenatore più divisivo d’Italia
Pastore, la critica al “fan club” di Allegri
Giuseppe Pastore, protagonista delle trasmissione di “Cronache dello Spogliatoio”, riaccende la polemica. Il giornalista che nel corso degli ultimi anni si è fatto apprezzare per le sue prese di posizioni dirette ma allo stesso tempo equilibrate, si scaglia contro quello che definisce come “il fan club” di Massimiliano Allegri citando nel corso della trasmissione un post social di Ivan Zazzaroni: “La sua domanda è molto ingenua, se per ogni cosa si fa scudo con i risultati, se per ogni partitaccia, per ogni tabellino stitico con un tiro in porta in croce, se per ogni assedio subito tanto con l’Inter quanto con il Genoa, si fa scudo con i risultati, con la classifica, con l’obiettivo a portata di mano. E poi quei risultati alla fine non arrivano più, non rimane più nulla. Se gli allegriani denunciano un clima tossico da parte di ossessionati e frustrati è vero anche il contrario. Io non ho nulla contro Allegri ma è il suo fan club che mi spaventa”.
La risposta di Zazzaroni in un editoriale
Le battaglie a mezzo social tra i giornalisti, situati su due poli opposti rispetto a un allenatore o a una questione non sono di certo nuove. Ma forse la novità arriva sulle pagine del Corriere dello Sport con il direttore Ivan Zazzaroni che decide di dipingere il suo editoriale non per parlare di strette questioni di campo o di un protagonista del mondo del calcio, ma di un collega, in questo caso di Giuseppe Pastore con un editoriale dal titolo “Se il pastore si fa gregge”: “Il buon Pastore si illude di guidare le persone ma resta gregge. Il buon Pastore non può evangelizzare nessuno per è, con ogni evidenza, un apostata del buonsenso. Il buon Pastore si chiama Giuseppe e con un’arroganza degna di chi non dubita, ma soprattutto ignora completamente l’argomento di cui parla, mette insieme acqua e olio per uccidere in un solo ragionamento mezzo secolo di scuola italiana”.
Allegri, l’allenatore più divisivo d’Italia
Nel calcio italiano la figura di Massimiliano Allegri sembra essere quasi trascesa rispetto a quella di un allenatore focoso, vincente e a volte anche contestato. Il “cortomuso” è diventata una filosofia, quasi una contrapposizione tra chi mette al centro i risultati e chi preferisce arrivarci attraverso il gioco. Un “cinema” costante di cui forse lo stesso Allegri è protagonista inconsapevole. E’ il suo racconto che nel corso degli anni si è andato polarizzando soprattutto nei media con figure come Adani e Cassano che lo hanno messo spesso nel mirino. E come in un gioco delle parti si è creata anche una corrente opposta e contraria, quella degli “allegriani”, uniti sotto la bandiera del risultastismo. Discussioni che ora si spostano da Milano a Napoli, con la piazza reduce dall’esperienza Conte che già si divide sulla possibilità dell’arrivo di Max. E chissà cosa succederebbe se diventasse ct.
