Sono talmente tutti concentrati su quel che fanno Fonseca e Jodar che in tanti (troppi) non si sono accorti che chi sta davvero salendo alla ribalta arriva nientemeno che dal Belgio. Dove di questo passo Alexander Blockx potrebbe diventare l’atleta sportivo più in vista, almeno dopo i mostri sacri del ciclismo (e con Van Aert fresco di trionfo alla Roubaix, il buon Wout può campare di rendita per molto tempo ancora). Intanto, battendo Casper Ruud, s’è preso la prima semifinale in un 1000 in carriera. Di più: da lunedì sarà il nuovo numero uno del tennis belga, con Zizou Bergs relegato a numero 2. Con prospettive (enormi) di crescita.
- Il vento del Nord: il belga sta vivendo una settimana magica
- La vera sorpresa è vedere Blockx così forte sulla terra
- I genitori atleti (emigrati dall'Ucraina) e l'amica altitudine
Il vento del Nord: il belga sta vivendo una settimana magica
Perché Blockx sembra avere tutte le carte in regola per potersi spingere oltre i limiti che sin qui hanno delimitato la sua giovane carriera. La finale raggiunta (e persa) contro Tien alle Next Gen Finals non è rimasta isolata: da allora il nativo di Anversa (classe 2005) ha scalato rapidamente il ranking, sfruttando la propensione a giocare spesso i tornei Challenger (ha vinto a gennaio a Canberra battendo in finale proprio Jodar, per poi perdere a metà febbraio a Lille, sconfitto all’atto conclusivo da Van Assche) e poi scatenandosi una volta approdato sulla “sacra” terra europea.
Con Montecarlo che è stata la sua rivelazione al mondo dei grandi: due turni di qualificazioni superati a gonfie vele, le vittorie contro Shapovalov e Cobolli, poi la resa onorevole agli ottavi contro de Minaur. E dopo il fugace passaggio di Monaco di Baviera (out agli ottavi con Shelton), a Madrid è letteralmente esploso: Garin, Nakashima, Auger-Aliassime (primo top 5 battuto in carriera), Cerundolo sr. e Ruud, l’ultima vittima, forse la più illustre, quantomeno perché si presentava sulla terra madrilena da campione in carica. E adesso una semifinale che lo opporrà a uno tra Zverev o Cobolli, che magari pregusta già di prendersi la rivincita dopo il doppio 6-3 incassato tre settimane fa sulla terra rossa del Principato.
La vera sorpresa è vedere Blockx così forte sulla terra
Che ci fosse qualcosa in questo belga alto 193 centimetri, dal fisico asciutto, ma dalle idee chiarissime, lo si era intuito già quando da Juniores aveva raggiunto la prima posizione mondiale, conquistando anche il titolo agli Australian Open di categoria nel 2023.
Quel che ha sorpreso anche i più attenti addetti ai lavori è però il fatto che si sia rivelato sulla terra, lui che in carriera ha vinto esclusivamente sul cemento (i due titoli ITF e i quattro Challenger sono arrivati sempre sul veloce). Una maturazione repentina che potrebbe portare tante implicazioni, anche perché le attitudini mostrate sulla terra potrebbero tornargli utili anche nella stagione sull’erba, dove la sua capacità nel colpire forte le palla e nel riuscire a muoversi con grande rapidità potrebbe diventare un fattore. Intanto battendo Ruud s’è garantito la top 35, ma dovesse avanzare in finale sfonderebbe in top 30 (era 115 a gennaio).
I genitori atleti (emigrati dall’Ucraina) e l’amica altitudine
La storia di Alexander è quella di tanti ragazzi dell’Est Europa che si sono ritrovati ad avere l’opportunità di emergere in un mondo, quello del tennis, dove nessuno ti regala niente. I suoi genitori emigrarono dall’Ucraina, sfruttando il fatto di essere a loro volta atleti (ostacolista il papà, nuotatrice la mamma). In Belgio hanno trovato la loro collocazione nel mondo, ma Blockx ha trovato la sua strada prendendo in mano una racchetta, cosa fatta in tenerissima età (aveva appena tre anni e mezzo quando s’è presentato al primo corso nell’accademia di Philippe Cassiers, seguendo le orme del fratello maggiore).
Nessuno però poteva pensare a una fioritura tanto dirompente sulla terra, dove vantava in carriera soltanto una semifinale a livello Challenger. Contro Ruud è arrivata l’ennesima dimostrazione di una maturazione senza freni: “Già aver vinto la prima partita qui a Madrid è stato importante, perché contro Garin ho rischiato tantissimo. Adesso sto vivendo un piccolo sogno: mai avrei pensato di spingermi fino alle semifinali, ma sono orgoglioso di come sto giocando. Probabilmente l’altitudine mi sta dando una mano, perché queste caratteristiche si adattano perfettamente al mio gioco, dal momento che la pallina corre spesso veloce”. Vertigini non ne soffriamo: Blockx è davvero pronto alla scalata.
