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Ancelotti e l'Isola che non c'è: nuovi ruoli e 1000 identità

La rivoluzione totale del tecnico azzurro tra Bennato e Pino Daniele, tanti moduli e tanti modi di interpretarli per un Napoli vincente

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Ancelotti e l'Isola che non c'è: nuovi ruoli e 1000 identità Fonte: Ansa

Tra Pino Daniele (“Napule è mille culure”) ed Edoardo Bennato (“L’Isola che non c’è”) Carlo Ancelotti sta costruendo il Nuovo Napoli Paradiso, quello che in Champions ha incantato tutti dopo aver già fatto le prove generali in campionato. Mille culure perchè Ancelotti aveva detto chiaramente: “Non mi piace che la squadra abbia una sola identità, vorrei un Napoli con tante identità”. Che poi è lo stesso concetto dell’Isola che non c’è: “seconde linee a destra” – parafrasando il cantautore dei Campi Flegrei – “E poi dritto fino al mattino, Poi la strada la trovi da te. Porta all’isola che non c’è”. Ecco, il tecnico emiliano sta inventando il ruolo che non c’è, quello di Hamsik che non è più solo regista ma che cambia posizione a seconda dei momenti della gara, come Allan che ora lo vedi play a impostare il gioco e un minuto dopo torna il mastino che insegue l’avversario mordendogli le caviglie come un pittbull. Come Insigne, che è dappertutto là davanti: centravanti, trequartista, seconda punta. O come Callejon mediano, ala, attaccante aggiunto, difensore. Insomma, il calcio globale del nuovo millennio, quello 2.0.

L’ISOLA CHE NON C’E’ – E come diceva Bennato: “Forse questo ti sembrerà strano, Ma la ragione ti ha un po’ preso la mano Ed ora sei quasi convinto che, Non può esistere un’isola che non c’è”. Maksimovic terzino destro: “E a pensarci, che pazzia, È una favola, è solo fantasia, E chi è saggio, chi è maturo lo sa, Non può esistere nella realtà”. Invece esiste eccome, come esiste un Napoli camaleonte, che teoricamente gioca col 4-4-2 caro ad Ancelotti ma anche quello è un giochino per gli amanti delle lavagnette e dei moduli fissi. Nossignori, nell’isola che non c’è di Don Carlo si passa dalla linea a 3 con i centrali bloccati al 4-2-4 con gli esterni allargati. E si cambia, sempre, comunque, a gara in corso, sfruttando tutte le frecce dell’arco azzurro.

ANCHE TRE PER VOLTA – Come quel Mertens che mette lo zampino in tanti gol, entrando dalla panchina nei minuti della svolta (come era successo anche col Milan prima del Liverpool). Troppi attaccanti tutti insieme? Ritornano i versi di Bennato: Ma chi l’ha detto? ma dove sta scritto? ma chi l’ha deciso? ma chi l’ha stabilito? E’ una regola (e allora?) è una convenzione (e allora?) si era sempre fatto così (e allora?) si era sempre fatto uno per volta… ah!… si era sempre fatto uno per volta… ah!… e allora? E invece a me piace due per volta!…”. O tre, o quattro perchè Verdi e Zielinski possono giocare da punte esterne, perchè Milik sta tornando prezioso anche nell’assist e nel favorire gli inserimenti. Un tourbillon che fa sognare Napoli. De Laurentiis si sfrega le mani, ora tutti sanno che ci sono 25 giocatori in rosa e che giocano tutti. In che ruolo? Quello che non c’era.

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