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Italia, Ancelotti spiega il crollo e le differenze con le big d’Europa poi indica la vincente della Champions

Ancelotti parla di Champions e lancia l'allarme per il calcio italiano: le differenze abissali con le big europee e cosa manca per tornare a essere grandi in Europa

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Carmine Roca

Carmine Roca

Giornalista

Giornalista pubblicista, appassionato di calcio in tutte le sue sfaccettature, con una particolare predilezione per i campionati minori.

Archiviati i quarti di finale, inebriati dallo spettacolo messo in scena soprattutto da Atletico Madrid, Barcellona, Bayern Monaco e Real Madrid, la Champions League si dirige verso le semifinali. Intervistato da Il Giornale, Carlo Ancelotti, che di Champions ne ha vinte sette (cinque da allenatore) ha fatto il punto da lontano, da Vancouver, prima di ripartire per Rio de Janeiro.

Champions League, uno spettacolo senza italiane

Chi meglio di Carlo Ancelotti può parlare di Champions League, avendone vinte sette, due da calciatore quando ancora si chiamava Coppa dei Campioni, altre cinque da allenatore, al Milan e col Real Madrid. Ne parla da lontano, da commissario tecnico del Brasile, mentre si trova in Canada, a Vancouver, intercettato da Il Giornale.

Uno spettacolo impressionante, ricco, impetuoso, quello messo in scena nei quarti di finale dal Bayern Monaco (altra squadra allenata e portata al trionfo da Re Carlo) e dal Real Madrid, dall’Atletico di Simeone e dal Barcellona di Yamal. Uno spettacolo senza italiane, fermatesi praticamente all’inizio della corsa, chi durante la fase a campionato (il Napoli), chi ai playoff (Inter e Juventus) e chi agli ottavi (l’Atalanta).

L’abisso tra Champions League e Serie A

Inutile nascondersi, e neppure si prova più a farlo: tra la Serie A e la Champions League c’è un abisso. Ancelotti, ovviamente, conferma: “La differenza sta nel ritmo, agonistico e mentale, nella partecipazione continua, nell’intensità. Il calcio italiano ha perso proprio questo”.

Questo, ma non solo, prosegue Ancelotti: “Pure la solidità difensiva. Già non abbiamo talenti, inoltre il controllo eccessivo dell’aspetto tattico ha snaturato le nostre caratteristiche sulle quali abbiamo costruito la nostra storia. O recuperiamo i difensori, e la mentalità difensiva, o continueremo a soffrire”. E poi, più di tutto, alle italiane mancano i talenti, quelli che infiammano una partita, che spostano gli equilibri.

Serie A, dove sono i campioni?

Quelli che un tempo avevano le nostre squadre, i Maradona, i Van Basten, Platini, i Falcao, i Rummenigge, i Ronaldo e i Ronaldinho. L’Italia, in passato, era la meta preferita dei grandi campioni. Che oggi, per motivi economici in primis e per qualità del nostro campionato, in seconda battuta, ci girano al largo: “I grandi calciatori stranieri non vengono più in Italia, all’estero, tra diritti televisivi e investitori potenti si è formato un mercato più attraente”, commenta Ancelotti.

C’è poi un altro punto debole, debolissimo. Di giocatori italiani, giovani, promettenti, di livello alto, ce ne sono pochi, pochissimi. “Senza i grandi campioni, i giovani italiani da chi imparano?”, si chiede Ancelotti. L’Italia affonda, mentre Germania, Spagna, Inghilterra e Francia crescono e si allontanano.

Ancelotti, ecco chi vince la Champions

Ancelotti ha allenato in tutti e quattro i paesi e fornisce una visione a 360 gradi del modo di fare calcio: “In Germania l’aspetto fisico e atletico ha la prevalenza, in Spagna ci si basa molto sul possesso palla e sulla qualità. In Inghilterra i club si sono trasformati nella tattica e nella tecnica, lì si gioca e basta, senza chiacchiere. E in Francia ci sono tecnica, talento e forza fisica”. Quindi, chi vincerà la Champions League? Ancelotti non ha dubbi: “Io ho già dato. Dico il Paris Saint Germain”.

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