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Ancelotti: Turnover sì, non posso ammazzarne 11 e demotivarne 11

Il Napoli comincia un tour de force che parte domani con la Fiorentina e si chiuderà a fine mese a Torino contro la Juventus

Dall’ultima volta in cui ha parlato, quando ha vivisezionato con lucida analisi la sconfitta di Genova, ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti di Napoli per Ancelotti. Tra contestazioni dei tifosi, provocazioni del presidente, lite Comune-società, rischio di un San Paolo deserto e impegni dei nazionali si torna in campo. Ed è arrivato il momento di scoprire le carte e far capire il valore di questa squadra, alla vigilia di un tour de force che parte domani con la Fiorentina e si chiuderà a fine mese a Torino contro la Juventus.

Si parte da una curiosità che comunque la dice lunga sulla mentalità del tecnico del Napoli. La Treccani ha riconosciuto come parola da dizionario il “sarrismo”, sulla scorta del “guardiolismo”, esiste un “ancelottismo”? “Se non l’han tirato fuori vuol dire che non c’è, da sempre le squadre di Sarri e Guardiola hanno avuto un’identità ben precisa, da qui questi neologismi legati alla precisa identità, la mia filosofia non è legata a una precisa identità, mi piace il gioco lungo ma anche quello corto, il pressing alto ma anche la difesa bassa, il mio calcio è meno identificabile rispetto a quello di altri allenatori”.

Il Napoli però deve affrancarsi dalla precedente gestione: “Non sono idee in contrapposizione ma stiamo lavorando piano piano, questa squadra non deve dimenticare quello che ha fatto, in difesa stanno compatti ed è un bene prezioso che deve rimanere, poi preferisco che la costruzione dell’attacco sia più verticale ed è su quello che stiamo lavorando”. La prima differenza c’è stata però nella gestione della rosa, con la decisione di lasciare in panchina due intoccabili di Sarri come Callejon e Hamsik, con le critiche post-gara: “Le critiche sono all’ordine del giorno ma seguo la mia linea. Non sono qui per valorizzare la rosa e basta ma per fare il meglio possibile e questo passa per la valorizzazione della rosa, prendete Ounas che ha fatto ottime cose. Io non arretro, andrò avanti. Sarò agevolato dal fatto di avere tante partite di fila, non voglio ammazzarne 11 né demotivarne 11, ci sarà una normale rotazione”.

L’attualità porta alle scelte di formazione per i viola ma Ancelotti non svela le carte: “Sono tornati i nazionali, qualcuno ieri era un po’ stanco ma abbiamo potuto allenarci tutti insieme tranne Chiriches che purtroppo si è infortunato e ci mancherà per un po’. Milik e Mertens hanno giocato con le nazionali e ieri erano stanchi, vedremo dopo l’ultimo allenamento che scelta fare, inizia un ciclo di partite ravvicinate tutte importanti ma oggi pensiamo solo alla Fiorentina, poi penseremo alla Stella Rossa. Vogliamo vincere perchè la nostra autostima dopo Genova potrebbe abbassarsi un po’. Le prime tre partite hanno detto che i nostri primi tempi non sono stati dell’intensità che volevamo: piccoli errori costano più caro del normale e questo deve aumentare attenzione e concentrazione su piccoli dettagli. Non è la realtà dire che la fase difensiva è deficitiaria perchè abbiamo preso tanti gol, la squadra sotto il profilo difensivo si è comportata bene nella sua globalità. Piano piano ritroveremo stabilità, non è la fine del mondo aver perso male una partita, abbiamo avuto tempo per analizzare tutti gli aspetti di quella sconfitta. Tutti hanno capito cosa non è andato bene e dobbiamo guardare avanti. Non mi arrabbio mai? Con i giocatori mi sono già arrabbiato a Genova, con la stampa vediamo ma non ci vuole molto”.

Domani c’è il rischio di vedere il San Paolo deserto ma Ancelotti non rimpiange la scelta di aver scelto Napoli: “Non voglio esprimere quello che penso adesso perchè altrimenti il mio presidente penserebbe di avermi dato troppi soldi, sono contento di essere qui. Se ci saranno 20mila spettatori cercheremo di offrire un bello spettacolo a chi c’è perchè possa convincere chi non c’era a tornare allo stadio. Ma non sono un ambasciatore né uno psicologo, faccio solo l’allenatore”. Sulla deroga per la fascia di capitano concessa alla Fiorentina è d’accordo (“non c’è neanche da discutere su questo, abbiamo perso un po’ di tempo, il calcio ha problemi più seri e Astori deve essere ricordato nella migliore maniera possibile”) mentre sul momento di Insigne sceglie l’arma dell’ironia: “Insigne sta bene, è tornato fresco e motivato dalla nazionale. Non ha giocato bene? E’ uno stimolo in più per fare bene la prossima…o le prossime partite che giocherà. Comunque domani riposa….fino alle 18 e poi vedo”.

Nello spogliatoio la parola scudetto è tabù: “Per la verità per ora non ci pensiamo, è presto parlare di scudetto, di Champions, di coppa Italia, abbiamo delle cose da fare, sono obiettivi lontani”.

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VIRGILIO SPORT | 14-09-2018 14:37

Ancelotti: Turnover sì, non posso ammazzarne 11 e demotivarne 11

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