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Andoni Iraola, chi è il filosofo del “caos organizzato” che piace a Milan e Napoli: l’allievo di Bielsa che si ispira NBA e NFL

Il nome dell’allenatore basco è finito nelle liste di Cardinale e De Laurentiis: gioco offensivo, pressing alto ma anche una fama di “aziendalista”, i segreti del tecnico del Bournemouth

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Gerry Capasso

Gerry Capasso

Giornalista

Per lui gli sport americani non hanno segreti: basket, football, baseball e la capacità innata di trovare la notizia dove altri non vedono granché

Il 25 maggio 2026 può passare alla storia come quello che negli States si definisce il “black monday”, il lunedì successivo alla fine della stagione regolare della NFL in cui tanti allenatori perdono la propria panchina. In Italia a dire addio all’indomani della fine del campionato sono nell’ordine Antonio Conte (che ha deciso di lasciare Napoli) e Massimiliano Allegri (esonerato dal Milan). E sono proprio queste due squadre che hanno messo nel mirino Andoni Iraola, tecnico spagnolo che ha fatto faville al Bournemouth e tanto per non guastare si porta dietro anche una fama di “aziendalista”.

La carriera di Iraola

Paesi Baschi e un pizzico di America: nella carriera da giocatore di Iraola Andoni la “heat map” delle sue esperienze è piuttosto limitata. Classe 1982, Andoni comincia ad assaggiare il grande calcio con la maglia del Baskonia prima di arrivare al Bilbao dove trascorre due anni con la seconda squadra. Terzino sinistro di grande gamba fa il suo approdo in prima squadra nel 2001 e vi rimarrà fino al 2015 collezionando oltre 400 presenze. Dopo l’addio una breve esperienza negli Stati Uniti con il New York City.

La carriera da allenatore è invece improntata alla gavetta e alla voglia di fare esperienze. Nel 2018 diventa l’allenatore dell’AEK Lamaca a Cipro e firma subito un’impresa riuscendo a portarla nella fase a gironi dell’Europa League per la seconda volta nella sua storia per poi centrare anche il titolo. Ma i successi come spesso succede agli allenatori non ti salvano dalle stagioni negative e dopo un anno viene esonerato. Torna in Spagna al Mirandes, club di seconda Divisione che lascia dopo aver raggiunto le semifinali di Copa del Reyu. L’anno successivo arriva al Rayo Vallecano con la quale ottiene la promozione nella Liga. L’anno successivo conquista si salva (12esimo posto) e porta la squadra fino alla semifinale della Copa del Rey. Nella sua ultima stagione altra salvezza tranquilla chiusa all’11esimo posto ma con due vittorie ai danni di Real Madrid e Barcellona.

Nel 2023 approda in Premier League (dopo un approccio non riuscito del Leeds) con il Bournemouth e alla sua prima esperienza firma il record di punti per il club (48) e l’11esimo posto. Nello scorso campionato alza ancora il livello e porta la squadra al settimo posto a ridosso delle big mentre nell’ultima stagione ha centrato la prima storica qualificazione per i Cherries all’Europa League con il sesto posto e il record di punti (57).

Il filosofo del “caos organizzato”

L’esperienza al Ray Vallecano lo aveva messo sulla cartina internazionale, quella al Bournemouth lo ha definitivamente lanciato. Iraola fa parte di una schiera di allenatori che si ispira alle metodologie di Marcelo Bielsa, del resto con il tecnico argentino ha giocato per due stagioni. Ed è stato quello l’imprinting della sua carriera anche da allenatore. Il calcio di Iraola basato di solito su un modulo di partenza 4-2-3-1 ha come punto di riferimento l’immediata conquista del pallone con un pressing molto alto. Il possesso palla è finalizzato alla verticalità con la ricerca immediata della profondità per sfruttare i movimenti degli esterni e del trequartista. Nel sistema di gioco di Iraola però le posizioni dei giocatori diventano meno vincolanti, un’idea di gioco che per certi versi ricorda anche quella proposta da Luis Enrique al PSG.

L’ispirazione dagli altri sport

Un assaggio di Stati Uniti nella carriera da giocatore di Andoni Iraola che ha vestito anche la maglia di New York City per due stagioni dal 2015 al 2017 prima di appendere le scarpe al chiodo, un’esperienza che ha condiviso anche con Andrea Pirlo. E quell’esperienza lo ha portato anche a contatto con due sport che in America richiamano un grandissimo pubblico come basket e football con NBA e NFL che sono le leghe più rappresentative: “Della NFL guardo alla metodologia – confessò nel corso di un’intervista al New York Times – Hanno questo playbook con 200-300 schermi in modo che i giocatori siano tutti allineati. Nel calcio ovviamente dobbiamo semplificare le cose perché non abbiamo la possibilità di fermare il tempo, è uno sport dinamico. Del basket mi affascina il concetto di mismatch, provare a forzare il nostro miglior giocatore contro il peggiore avversario e riuscire a reagire in base a quello che succede”.

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