L’abiura arriva anche da uno che ha esportato il made in Italy dovunque, da giocatore. Andrea Pirlo lo chiamavano il “pianista” per come interpretava magistralmente il ruolo di play e in carriera da giocatore ha vinto tutto, al Milan come alla Juve e in Nazionale ma oggi è il primo a prendere le distanze dal nostro calcio, come confessa in un’intervista alla Gazzetta.
La carriera da allenatore
Da tecnico non gli è andata bene finora: bruciato alla Juventus alla sua prima vera panchina, Pirlo non ha avuto fortuna in nessun altro club, italiano (Samp) o straniero (Turchia) ed ora è stato costretto a ricominciare dalla Serie B degli Emirati Arabi ma non ha rinnegato mai le sue idee sul calcio e lo spettacolo. “Il calcio che mi piace” era il titolo della sua tesi al corso Uefa Pro a Coverciano, un calcio “propositivo, fatto di possesso e di attacco, sogno una squadra che si ispiri al Barcellona di Cruijff e poi quello di Guardiola, all’Ajax di Van Gaal, al Milan di Ancelotti e alla Juventus di Conte”. Il calcio che gli piace, però, non abita più in Italia.
La scomunica di Pirlo
Intervistato dalla Gazzetta Pirlo sottolinea le differenze tra le big d’Europa e le squadre italiane, partendo dalle due finaliste di Champions, Psg e Arsenal: “Ma credo che in questo momento ci siano tante altre squadre molto più forti delle nostre. Da noi manca un po’ di tutto, anche la mentalità di fare un calcio diverso. Se vedi le squadre che arrivano a giocarsi le finali, hanno comunque un calcio offensivo, giocatori di qualità. E certo, hanno anche investimenti che noi non possiamo più fare. Una volta i migliori giocatori venivano in Italia, adesso vanno da altre parti e questa è la differenza”.
Anche lui, ammette, oggi andrebbe “da altre parti”. Juve e Milan in Europa League? No, grazie: “In questo momento che l’Italia non è più il top dei campionati giocherei sicuramente in Premier. Bisognerebbe fare delle riforme per incentivare le società a investire. Purtroppo però siamo fuori dal Mondiale da 3 edizioni ma non è cambiato niente. Sono triste perché vedere l’Italia che non fa il Mondiale per tre volte dispiace. I miei figli vorrebbero vedere l’Italia, io vorrei vedere l’Italia. Il Mondiale è un momento per tutti per stare insieme, per riunirsi. E quando gioca la Nazionale al Mondiale è sempre bello: te lo ricordi da quando eri piccolo cosa facevi in quel momento, con chi eri. Purtroppo tre edizioni con l’Italia che non fa il Mondiale è triste per tutti”.
Il calcio che piace a Pirlo
Sabato c’è la finale di Champions, Psg-Arsenal. Sono le due squadre migliori?: “Sì, con l’aggiunta del Bayern. Ecco, una semifinale come Psg-Bayern è una vera bellezza, una di quelle partite che speri non finiscano mai. Non sei mai stufo di vederla, sai che può succedere qualsiasi cosa minuto dopo minuto. Quelle sono le partite che i bambini vogliono vedere, che la gente va allo stadio per seguire. Non certo gli 0-0 con dieci persone dietro la palla, quelle in cui per vedere un tiro in porta devi spegnere la televisione. Come finisce? Dico 2-1 Psg. Li vedo leggermente favoriti, ma solo perché hanno più esperienza a giocare questo tipo di partite. Il Psg ha già giocato due finali di Champions, una persa e una vinta, e adesso ha l’opportunità di vincere di nuovo. Credo che ora Kvara sia quello che possa spostare gli equilibri, specie per l’uno contro uno e per l’efficacia che ha nell’ultimo passaggio e al tiro”.
