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Argentina-Egitto, chi è il re Hassan che sfida Messi: preghiere, lacrime e record del ct eroe delle Piramidi

L'allenatore della nazionale africana in patria è una leggenda: l'amore per la Palestina, i gol storici, la fede e la sfida ai campioni del Mondo sognando un gol di Salah

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

Non c’è solo Mo Salah a turbare i sonni dell’Argentina in vista della gara degli ottavi dei Mondiali: la vera icona dell’Egitto rivelazione è il suo tecnico Hossam Hassam, “re” Hassam come lo chiamano in patria, dove è una leggenda, un eroe nazionale, un “santone” da seguire con fede cieca. In Egitto è un’istituzione. È stato attaccante, capitano, simbolo e miglior marcatore di tutti i tempi dei “Faraoni”. La sua carriera con la nazionale è durata 21 anni e, secondo la Federazione calcistica egiziana, ha segnato 69 gol, uno in più di Mohamed Salah, che è sul punto di eguagliare il suo record, cosa che spera lui stesso.

La profeza di Hassan

Non si mostra impaurito il ct alla vigilia dela sfida: “Mohamed Salah ha battuto numerosi record ed è, senza dubbio, uno dei migliori giocatori al mondo. Spero che segni più gol di me. L’Egitto è la storia stessa, la storia del mondo e della vita. Il minimo che possiamo fare è scrivere una pagina storica del nostro sport. Messi? Noi abbiamo 26 giocatori che lotteranno come lui su ogni pallone. E poi abbiamo Salah…”.

Grida, lacrime e preghiere in campo

E hanno lui. Hassan. Che prega, grida, sfida, si emoziona. Iconiche le sue immagini nella gara con l’Australia. Hossam Hassan chiuse gli occhi, pregò e chiese protezione per il suo popolo, perchè raggiungesse per la prima volta gli ottavi di finale di un Mondiale. Poi arrivarono le lacrime, la dedica alla Palestina, l’esultanza con la bandiera e una frase che iniziò a infiammare la partita contro l’Argentina: “Nessun egiziano ha paura di nessuno. Certo che ho pregato, pensavo ai tifosi, e anche durante i rigori pregavo e chiedevo: ‘Dio, fa’ che il popolo egiziano sia felice, non deluderlo'”, disse dopo la vittoria per 4-2 ai rigori contro l’Australia. Al fischio finale, l’intera squadra si è inginocchiata, con la fronte appoggiata sull’erba. L’allenatore ha guidato una sajdah, una prostrazione di gratitudine della tradizione islamica.

La bandiera della Palestina e la lite con la polizia

Durante i festeggiamenti allo stadio del Texas, Hassan è poi apparso con una bandiera palestinese e in seguito ha dedicato la vittoria: “Il mio cuore e la mia anima sono con il popolo palestinese. Li ringrazio e dedico loro questa vittoria”. Ha esteso i festeggiamenti anche al suo Paese: “Congratulazioni all’Egitto, al mondo arabo e all’Africa”.

Per l’Egitto Hassan è tutto: è l’eroe storico, è l’uomo che ha segnato il gol decisivo contro l’Algeria che ha riportato l’Egitto ai Mondiali in Italia nel 1990, dopo 56 anni. “Quello è stato il momento più bello della mia carriera; tutto il Paese ci ha sostenuto per realizzare quel sogno”. La sua leggenda è nata all’Al Ahly, il club in cui esordì nel 1984. Ha giocato fino all’età di 42 anni, quando si ritirò all’Ittihad Alex nella lega egiziana. Ha vinto 39 titoli, 31 dei quali riconosciuti dalla FIFA, tra cui tre Coppe d’Africa con l’Egitto, ed è stato capitano della nazionale a 40 anni. Ebbe anche una breve parentesi in Europa, giocando per il PAOK in Grecia e per il Neuchâtel Xamax in Svizzera, ma tornò presto in patria.

Come allenatore, è stato coinvolto in accesi scambi di battute, espulsioni – tre in una sola stagione – e licenziamenti. All’Al Masry, è stato licenziato dopo aver insultato i dirigenti del club. Nel 2011, durante la rivoluzione egiziana, ha sostenuto l’ex presidente Hosni Mubarak e ha criticato duramente i manifestanti. In questi Mondiali, si è ritrovato ancora una volta al centro delle polemiche. Il giorno prima della partita contro l’Australia, è circolato un video che lo ritraeva, insieme al fratello Ibrahim Hassan, mentre discuteva con un agente di polizia di Dallas nell’hotel della squadra dopo una polemica nata per un selfie di un tifoso. Hassan è stato il primo a giocare e ad allenare la nazionale egiziana in un Mondiale, ora vuole scrivere l’ultimo capitolo ed erigere la quarta Piramide. Battendo Messi.

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