Se anche la campionessa olimpica Arianna Fontana ha avvertito la necessità di replicare, in forma pubblica, alle dichiarazioni controverse (e chiarite, a posteriori) dell’ex presidente della Figc Gabriele Gravina, la percezione che i concetti “sport dilettantistico” e “sportivi di Stato” rischiavano di essere alternate.
- La risposta social di Arianna Fontana a Gravina
- La delusione di Fontana, tirata in ballo in conferenza
- Il centro della questione: dilettanti e professionisti
- Il nodo sullo sport dilettantistico
La risposta social di Arianna Fontana a Gravina
La personalità, e anche la sua nettezza, sono tratti noti e che hanno indotto – nel recente passato – la stessa Fontana ad assumere posizioni scomode nei riguardi della stessa Federazione, quando si trattò del contrasto con Dotti e Cassinelli chiamati davanti al Tribunale Federale a rispondere delle sue accuse. Non è una sportiva, una persona che tace. Non teme o ha temuto l’impatto quando ha rotto il silenzio su vicende scomode.
Lei, record di medaglie ai Giochi, è stata tirata in ballo dal presidente Gravina in maniera esplicita con qualche leggerezza, considerata la enormità della sua qualità sportiva e pure il suo ruolo di portabandiera e immagine all’estero dell’Italia vincente.
La generazione Dieci, senza calcio e Nazionale ai Mondiali, ha visto vincere Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs alle Olimpiadi l’oro, Jannik Sinner a Wimbledon, Federica Brignone trionfare per ben due volte dopo un infortunio tragico e l’Italia bissare in Coppa Davis, Kimi Antonelli in F1. E questi sono alcuni degli esempi proponibili. A questi ragazzini e ragazzine è stato tolto il calcio, non il resto o il sogno di giocare.
La delusione di Fontana, tirata in ballo in conferenza
Fontana, campionessa inimitabile per testa e resa nello short track, protagonista dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026 ha deciso di replicare sui social dopo aver postato le medaglie vinte per rispondere e, anche approfittare della circostanza paradossale per aprire una trattativa, volendo attribuire a questa mossa, una forma.
“Martedì sera, finita la partita mi sono espressa attraverso una sequenza di stories su Instagram. Ho espresso come vedere la nazionale mancare una qualifica mondiale abbia fatto male, perché come paese siamo di più, perché dobbiamo volere di più, perché possiamo e lo abbiamo già dimostrato in tanti contesti e in tante discipline: alle Olimpiadi e Paralimpiadi estive e invernali, ai Mondiali, nel tennis, nei motori… Ho condiviso questo pensiero prima ancora di sentire e leggere le dichiarazioni del presidente Gravina e di altri colleghi italiani. Sono stata anche citata durante la conferenza stampa, ma più che sentirmi chiamata in causa personalmente, credo che il punto vero sia un altro”.
Il centro della questione: dilettanti e professionisti
Fin qui, la consueta e argomentata puntualizzazione punto su punto di Ary Fontana, la quale non si è fermata a questo ma ha saputo aprirsi un varco e trattare una possibilità che si tradurrà in tema.
“Oggi serve una riflessione più moderna e più rispettosa sul valore reale dello sport italiano e di chi lo porta avanti ad altissimo livello. E forse anche la definizione di “professionista” dovrebbe tenere più conto di questo che di altri aspetti. Sarò tra i pochi atleti a non far parte di un gruppo sportivo militare, ma ci sono tantissimi atleti e atlete che vengono ancora definiti “dilettanti” quando in realtà vivono, lavorano, si allenano e competono da professionisti ogni singolo giorno. Con gli stessi sacrifici. La stessa pressione. La stessa responsabilità. E spesso con meno tutele e meno riconoscimento. E quindi, forse, la parola “professionisti”, nello sport, andrebbe davvero ridefinita. Oltre le etichette”.
Il nodo sullo sport dilettantistico
Lo sport dilettantistico è un’attività praticata senza scopo di lucro, organizzata da associazioni (ASD) o società (SSD) riconosciute dal CONI, massima istituzione in materia. A differenza del professionismo, gli atleti dilettanti non percepiscono stipendi abituali, ma possono ricevere rimborsi spese, premi o compensi forfettari entro i limiti normativi, mantenendo un carattere non oneroso della prestazione. Solo alcune federazioni, come proprio il calcio, basket, golf, pugilato hanno un settore professionistico riconosciuto (Legge 91/1981) mentre le altre sono dilettantistiche.
Da qui la controversa e ambigua collocazione a cui accenna Fontana, come anche Federica Pellegrini e gli altri campioni che, adesso, attendono una risposta adeguata.
