L’aereo è partito in tempo, il jet lag già smaltito, ora toccherà alla pista dire se davvero l’Italia dell’atletica saprà ripetere quanto di buono fatto nelle ultime edizioni dei campionati del mondo. A Budapest due anni fa arrivarono in totale 4 medaglie, con 13 finali conquistate: quella d’oro se la mise al collo Gimbo Tamberi, le due d’argento Leonardo Fabbri nel peso e la staffetta maschile della 4×100 (Rigali, Jacobs, Patta, Tortu), quella di bronzo Antonella Palmisano nella 20 km di marcia. Fare meglio è una missione possibile, ma la concorrenza sarà comunque ampia e non lascerà nulla al caso, come logica impone.
- Numeri azzurri: 90 atleti a Tokyo, 28 esordienti al mondiale
- Le medaglie "sicure": Fabbri e Furlani valgono l'oro
- Le "scommesse": Tamberi un'incognita, Battocletti da battaglia
- Jacobs saprà risorgere come l'araba fenice? Occhio alle staffette
Numeri azzurri: 90 atleti a Tokyo, 28 esordienti al mondiale
L’Italia però qualche chance concreta di medaglia se l’è portata dietro sul volo che ha accompagnato il contingente azzurro, composto da 90 atleti. Anche se un terzo del totale (28 atleti tra maschi e femmine) sono all’esordio assoluto su un palcoscenico iridato.
Per altri, i mondiali sono ormai la regola: Tamberi, campione in carica nel salto in alto, è alla sesta partecipazione, tante quante ne hanno collezionate Matteo Giupponi (il marciatore è alla 25esima rassegna con la maglia della nazionale: la prima fu nel 2007), Ayomide Folorunso, Antonella Palmisano, Valentina Trapletti, Gloria Hooper (alla 31esima convocazione assoluta dal 2012 ad oggi: un record) ed Eleonora Giorgi.
Quattro gli esordienti assoluti, cioè pronti a indossare per la prima volta la maglia azzurra in una rassegna internazionale (quindi comprendendo anche Europei e olimpiadi): Asia Tavernini (salto in alto), Andrea Bernardi e Amanda Obijiaku (4×100), Zoe Tessarolo (4×400).
Le medaglie “sicure”: Fabbri e Furlani valgono l’oro
Su 90 atleti, qualche speranza di medaglia c’è, eccome. I più attesi sono sicuramente Leonardo Fabbri (getto del peso) e Mattia Furlani (salto in lungo). Fabbri quest’anno ha lanciato come nessun altro ha fatto in tutto il globo, con il 22,82 di Caorle ai campionati italiani che non è stato eguagliato da alcun atleta, neppure dai temutissimi americani. Argento a Budapest, quinto (e grande deluso) a Parigi, il pesista fiorentino ha fatto capire che un metallo diverso dall’oro lo troverebbe non così felice e contento come pure si potrebbe immaginare (una medaglia è sempre una medaglia, però…).
Furlani in stagione ha saltato 8,37 indoor e 8.31 all’aperto, comunque 13 centimetri in meno dell’eterno Tentoglou, l’oro di Parigi (dove Mattia fece bronzo) e grande favorito anche per la rassegna in terra nipponica. Ma in una gara secca il 20enne di Marino ha licenza di stupire: proverà a rendersi protagonista da subito, sperando di azzeccare le misure giuste.
Lo stesso dicasi di Andy Diaz nel triplo e Larissa Iapichino nel lungo femminile: hanno nelle corde salti da medaglia, per capire di che calore bisognerà vedere come evolveranno le rispettive gare. Ma fuori dal podio per tutti sarebbe una delusione.
Le “scommesse”: Tamberi un’incognita, Battocletti da battaglia
Queste le certezze. Poi le “scommesse”, anche se parlare di scommessa nel caso di Gianmarco Tamberi è forse azzardato, visto tutto quello che ha vinto. Gimbo però è volato a Tokyo più per devozione e riconoscenza (nel 2021 qui ha conquistato l’oro olimpico) che per reale convinzione: per come ha gareggiato in stagione non vale una medaglia, ma mai sottostimare il cuore di un campione. Matteo Sioli e Stefano Sottile però nell’alto rappresentano due valide alternative al “capitano”, e dunque è lecito sperare in un exploit.
Non è una scommessa neppure Nadia Battocletti, la regina europea del mezzofondo, ma a Tokyo ci saranno tutte le africane e la concorrenza sarà nutrita come non mai: correrà nei 5.000 e nei 10.000 metri, provando a non mettere limite alla provvidenza. E anche Antonella Palmisano nei 20 e 35 km di marcia proverà a dire la sua: l’età è un po’ in là, le rivali sempre più minacciose, ma si può sperare in qualcosa di concreto. Infine, occhio a Lorenzo Ndele Simonelli nei 110 ostacoli: i favoriti sono da ricercare altrove, ma se sorretto dalla giusta condizione il campione europeo in carica può dire la sua, eccome.
Jacobs saprà risorgere come l’araba fenice? Occhio alle staffette
Se le due staffette 4×100 possono legittimamente sperare in qualcosa di buono, non altrettanto può dirsi di Marcell Jacobs, la cui forma assai precaria suona già come una resa in un contesto, quello dei 100 metri, nutrito di atleti con nelle gambe tempi da urlo. Francesco Fortunato nella marcia maschile è una mina vagante, Chiappinelli, Aouani e Crippa nella maratona non hanno molto da perdere.
Elisa Molinarolo nell’asta femminile, Zane Weir nel peso maschile e la batteria dei 1.500 (sia maschile che femminile) con Riva, Arese, Zenoni e Cavalli proverà a divertirsi e (si spera) a far divertire. Insomma, migliorare Budapest si può. Ma non sarà per niente facile…
