Virgilio Sport

ATP, la mossa che fa discutere: dal 2028 anche l'Arabia Saudita avrà il suo Masters 1000, calendario da incubo

Da tempo si vociferava di un Masters 1000 "concesso" ai sauditi, e puntuale ecco l'annuncio: si disputerà a partire dal 2028. Ora il rebus è come rimodulare un calendario che trabocca di tornei

Pubblicato:

Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Tanto tuonò che alla fine piovve: l’Arabia Saudita avrà finalmente il suo Masters 1000, che immaginando il montepremi e tutto l’ambaradan che girerà attorno somiglierà presumibilmente a un quinto slam, o qualcosa che ci va tanto vicino. Dal 2028 il paese del Medio Oriente, recentemente salito agli onori della cronaca tennistica per via dell’organizzazione del Six Kings Slam (torneo esibizione con un cachet per i 6 beneficiari da leccarsi i baffi), ospiterà il decimo torneo del circuito dei 1000, come annunciato da ATP e SURJ Sports Investment, una delle tante società presenti all’interno del fondo PIF.

Il fondo PIF alla conquista del tennis: l’ATP “si prostra”

A Riyadh, che dovrebbe essere anche la sede ufficiale del torneo (se la batterà con Jeddah), tra pochi giorni andranno in scena le WTA Finals, che già a tanti hanno fatto storcere il naso pensando che un paese dove la considerazione del mondo femminile e del ruolo della donna nella società è al minimo sindacale ospiti appunto il torneo che mette assieme le migliore tenniste del globo terrestre.

Il fondo PIF non ha badato a troppi compromessi: il marchio è già associato al mondo ATP da un po’ di anni a questa parte, come dimostra anche il varo della piattaforma tecnologica “ATP Tennis IQ Powered by PIF” (che analizza tutti i dati raccolti in campo durante le singole partite, mettendoli al servizio degli atleti per migliorare le proprie prestazioni), ma mancava appunto un torneo di rilevanza mondiale per poter davvero sancire appieno la nuova partnership.

Il tutto beatificato sull’altare del cosiddetto “sportwashing”, quella modalità utilizzata da alcuni paesi (mediorientali, ma non solo) che attraverso grandi eventi sportivi, presentati con tutti i crismi possibili e infiocchettati a dovere, evitano di far parlare le masse dei problemi interni, distogliendo l’attenzione da certi ambiti come quelli legati appunto ai diritti civili e delle minoranze (in questo l’Arabia è la capofila assoluta).

“Inclusione e accessibilità”: i termini usati nel comunicato

Nell’accordo stipulato con ATP si parla anche un programma nazionale per l’attività di base, sviluppato con la federazione locale e improntato a promuovere “inclusione, accessibilità e sviluppo di talenti, ispirando generazioni di atleti e campioni sauditi e creando percorsi solidi di partecipazione”.

Anche Andrea Gaudenzi, presidente ATP, s’è espresso favorevolmente dopo l’accordo: L’Arabia Saudita ha dimostrato un impegno autentico verso il tennis, non solo a livello professionistico, ma anche nella crescita dello sport in senso più ampio a tutti i livelli. L’ambizione del fondo PIF per il tennis è chiara, e crediamo che tifosi e giocatori saranno entusiasti di ciò che verrà.

Rafforzare i nostri eventi di punta sta generando una crescita record e una trasformazione in tutto il Tour, e siamo grati ai nostri partner di PIF e SURJ per aver contribuito a questo sviluppo e condividere questa visione”. Insomma, sorrisi di facciata e grandi proclami, come se fossero tutte rose e fiori. Ma al solito è il potere dei soldi ad aver indirizzato un accordo destinato comunque a far discutere.

Calendario ingolfato, giocatori preoccupati: cosa accadrà?

L’ATP peraltro s’è portata un problema in casa: chi farà spazio al nuovo Masters 1000 ospitato dai sauditi? Dove ci sarà lo spazio per inserirlo, qualora nessun altro torneo del circuito professionistico (che sia 250, 500 o appunto 1000) verrà cancellato per una semplice ragione di necessità legata al calendario?

Di sicuro c’è che i giocatori hanno spesso lamentato la presenza di troppi tornei “obbligatori” ai quali debbono partecipare: oltre ai 4 tornei dello slam ci sono almeno 8 Masters 1000 (non è necessariamente “obbligatorio” Monte Carlo), 4 ATP 500 (di cui uno dopo gli US Open) più tre altri tornei a scelta tra 250, ATP Cup e appunto Monte Carlo (o volendo anche ITF o Challenger) per raggiungere quota 19 tornei. Chi ne gioca di meno perde la possibilità di spartirsi la torta finale dei montepremi aggiuntivi (solo giocando almeno 8 Masters 1000 si accede a un tesoretto di circa 20 milioni di dollari).

Tra l’altro la modifica del format dei Masters 1000, molti dei quali vengono disputati su 12 giorni anziché la canonica settimana, ha ingolfato ulteriormente il calendario. E nel 2026 tornerà l’ATP 250 di Estoril al posto di quello di Metz, con Marsiglia e Stoccolma posticipati a novembre dopo Parigi-Nanterre. Dopo anche le polemiche roventi per l’infortunio di Rune, in ATP hanno così pensato bene di aggiungere nuove fatiche ai top della racchetta. Di questo passo, chi sarà capace di porre un freno?

Leggi anche:

ULTIME GALLERY

ULTIME NOTIZIE

SPORTS IN TV
E IN STREAMING

GUIDA TV:
Eventi sportivi in diretta tv oggi
SERIE A:
Parma - Genoa

SPORT TREND

Caricamento contenuti...