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ATP, arriva la rivoluzione: le picconate di Gaudenzi e Alcaraz alla Davis, Fritz e de Minaur polemici sul calendario

Il presidente dell’ATP annuncia cambiamenti nel calendario del tennis con i tornei 250 che rischiano di diventare sempre più marginali. E arriva la proposta di riforma anche per la Coppa Davis

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Gerry Capasso

Gerry Capasso

Giornalista

Per lui gli sport americani non hanno segreti: basket, football, baseball e la capacità innata di trovare la notizia dove altri non vedono granché

Il mondo del tennis si prepara alla prossima rivoluzione. Andrea Gaudenzi ha una visione molto chiara della direzione che l’ATP intende prendere e non è di certo largamente condivisa. I tornei minori, quelli più amati dagli appassionati, rischiano di essere relegati a un ruolo marginale. E anche la Coppa Davis potrebbe subire dei cambiamenti, del resto i tanti forfait (come l’Italia che rinuncia a Sinner e Musetti, ndr) aprono la strada a delle riflessioni.

La rivoluzione dell’ATP

Il mondo del tennis è destinato a cambiare. Le parole di Andrea Gaudenzi dalle Finals di Torino sono state molto chiare in merito ma ovviamente non sono piaciute a tutti. La sensazione è che la tendenza nel corso dei prossimi anni è quella di privilegiare gli eventi di alto livello. E a subirne le conseguenze potrebbero essere i 250, tornei che molto spesso servono a giocatori fuori dalla Top 50 per fare punti e cassa. E soprattutto che consentono di portare il mondo del tennis in più nazioni possibili. Ma sul punto Gaudenzi è stato chiaro: “Negli ultimi anni li abbiamo ridotti da 38 a 29 e l’obiettivo per il 2028 quando arriverà anche il Masters 1000 dell’Arabia Saudita è quello di ridurli ancora. In questo momento ne abbiamo troppi. Il nostro obiettivo è quello di avere 10 tornei 250, 8 da 500 e 10 Masters 1000 che con gli Slam va a fare una stagione da 32 eventi”. E l’intenzione è quella di avere ancora i Masters da due settimane, soluzione che piace sempre meno ai giocatori. Ma con la possibilità addirittura di concedere due turni di “bye” ai migliori giocatori, soluzione che ha creato molto malumore.

Alcaraz e Gaudenzi: le picconate alla Davis

La Coppa Davis non è sotto il controllo dell’ATP ma dall’ITF che ne decide format e calendario. Ma Gaudenzi lancia la sua proposta per il futuro. Del resto anche l’edizione 2025 sarà un po’ azzoppata con l’Italia che ad esempio deve rinunciare sia a Sinner che a Musetti: “In Davis ho vissuto alcuni dei miei momenti migliori come giocatore, la finale a Milano è uno dei più bei ricordi della mia carriera. La mia proposta è quella di giocare con gare in casa e fuori casa, come era una volta ma ogni due anni. Nessun altro sport ha una coppa del mondo che si gioca ogni anno”.

E a pensarla allo stesso modo c’è anche Alcaraz: “Credo che la Davis sia uno di quei tornei in cui vivi situazioni diverse dal solito perché giochi per il tuo paese. Ma sono d’accordo col fatto che serve fare qualcosa per questa competizione, giocarla ogni anno non è così positivo. Se si giocasse ogni due o tre anni, l’impegno dei giocatori sarebbe ancora maggiore perché rappresenterebbe qualcosa di unico”.

Gli attacchi di de Minaur e Fritz

Il tema calendario resta un argomento centrale nel mondo del tennis. Le ATP Finals hanno dimostrato che gli atleti arrivano letteralmente spremuti alla fine della stagione con De Minaur che dopo la vittoria su Fritz è tornato a parlare dei Masters 1000 su due settimane: “Non credo che istituire il doppio bye per i migliori giocatori sia la risposta, e alla fine ti troveresti comunque nella situazione di giocare due tornei in un mese. E’ un periodo troppo lungo per essere coinvolti in un torneo. Credo che qualcosa debba cambiare. Passo un mese intero lontano da casa, in hotel, a vivere con una valigia e magari giochi solo sei partita. Penso che se chiedete a tutti i giocatori, risponderebbero che preferirebbero i Masters su una settimana. E’ una cosa che ti permette di staccare”.

Mentre Fritz critica l’idea di Gaudenzi di concedere ai giocatori migliori la possibilità di entrare nei Masters dal terzo turno: “Non penso che i giocatori dovrebbero avere questa possibilità, significa dare ai miglioriì troppo vantaggio. Praticamente vincendo due partite sei nei quarti o in semifinale”.

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