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ATP Barcellona: Alcaraz prima spaventa tutti, poi regola Virtanen. Ma il polso destro preoccupa Carlitos

Il debutto di Alcaraz a Barcellona, nel primo match dopo essere tornato numero 2 del mondo, tra ansia e sollievo: prima il MTO per un problema al polso, poi la vittoria netta su Virtanen (ora c'è Machac)

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Prima lo spavento, poi il naturale sollievo. Perché Carlos Alcaraz in fatto di drammatizzazione dell’evento ha imparato dai migliori: ogni tanto mette un po’ di pepe anche nelle partite che sembrerebbero più scontate, vedi quella con otto Virtanen al debutto sulla terra rossa della Pista Rafa Nadal di Barcellona. Un debutto non propriamente scevro da preoccupazioni, ma comunque vincente come da copione: 6-4 6-2 in poco più di un’ora e 20′ di partita, spaccata in due dal medical time out che prima ha confuso le idee ai tifosi iberici, poi ha fatto capire loro che Carlitos stava solo scherzando. O almeno, questo ha detto il campo.

Il MTO che ha cambiato volto a una partita complicata

Perché contro il 25enne finlandese, uscito fuori dalle qualificazioni con il piglio di chi sapeva cosa voleva fare da grande (ha battuto Vukic e Muller, non proprio gli ultimi della classe), partita vera c’è stata soltanto fino al 5-4 a favore del murciano. Che sino a quel momento aveva dovuto fronteggiare ben 4 palle break, a sua volta non sfruttandone un paio, di cui almeno una abbastanza facile per quelle che sono le abitudini della casa.

Così nel nono game, dopo aver tenuto un po’ a fatica la battuta, ecco che il numero 2 del mondo ha chiesto l’intervento del fisioterapista, lamentando un problema al polso destro. Per qualche minuto il pubblico catalano ha trattenuto il fiato, angustiato all’idea di vedere il beniamino locale salutare anzitempo il torneo che nelle intenzioni dovrà riportarlo lunedì prossimo in cima al ranking (ma per farlo deve necessariamente vincere, perché arrivare in finale non basterebbe per chiudere il buco di 440 punti che vanta da Sinner, pensando ai 330 punti da scartare dopo la finale persa lo scorso anno contro Holger Rune).

Poi però Alcaraz è tornato in campo come se nulla fosse successo: nel game successivo ha ripreso a spingere, e Virtanen (che sin lì aveva vinto l’86% di punti con la prima) s’è ritrovato senza più difese, consegnandogli il set dopo 53 minuti.

Dopo il check al polso, per Carlitos strada in discesa

Passata la paura, Carlitos nel secondo parziale ha ripreso a martellare senza indugiare oltre, brekkando nuovamente il rivale nel secondo gioco, salvo poi concedersi l’unico vero passaggio a vuoto della sua giornata, tanto da ritrovarsi immediatamente costretto a rifare tutto da capo dopo aver subito il contro break.

Il tempo di ottenere il terzo gioco consecutivo sul servizio del finlandese (stavolta addirittura a zero) ha fugato ogni dubbio e rimesso Alcaraz in una comfort zone abbastanza sicura, con Virtanen che è riuscito a riconquistare un game sul proprio servizio (il sesto) prima di cedere progressivamente sotto i colpi dello spagnolo, che ha trovato il quarto break di giornata nell’ottavo game, ancora una volta a zero come quello ottenuto in precedenza. Un Alcaraz che s’è fatto bastare il minimo sindacale, mettendoci un po’ di pathos giusto per vedere l’effetto che fa. E contro Machac agli ottavi l’asticella dovrebbe almeno un po’ alzarsi.

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