Virgilio Sport

Barletta in C dopo 11 anni. Mateus Da Silva, brasiliano di Puglia, in esclusiva: granatiere biancorosso tra capoeira e gol pesanti

La promozione in C del Barletta ha il volto sorridente del suo bomber: Mateus Castro Da Silva, 28 anni e fisico da corazziere. Ci ha raccontato l'annata straordinaria dei pugliesi

7 min di lettura

Carmine Roca

Carmine Roca

Giornalista

Giornalista pubblicista, appassionato di calcio in tutte le sue sfaccettature, con una particolare predilezione per i campionati minori.

Il Barletta mancava dalla Serie C da 11 anni. Domenica scorsa ha conquistato la promozione con due giornate di anticipo grazie ai gol del suo bomber, Mateus Castro Da Silva, “brasiliano di Puglia”. L’ex Santos, da tre anni in Italia, racconta le sue emozioni in un’intervista tra passato, presente e futuro.

Barletta esulta con il suo Mateus

La promozione in C del Barletta ha il volto sorridente del suo bomber: Mateus Castro Da Silva. Una sua doppietta all’Heraclea ha consentito al club biancorosso di tornare tra i professionisti dopo 11 lunghi anni di attesa. Mateus ha 28 anni e ha un fisico da corazziere: 198 centimetri di altezza che lo accomunano più a un giocatore di basket o di pallavolo, che a un calciatore.

La sua fisicità incute timore alle difese avversarie, ma impressione anche l’agilità da gazzella: un perfetto mix per un attaccante. A due giornate al termine della stagione regolare ha segnato 10 gol e smazzato 12 assist ai compagni. E non vuole assolutamente fermarsi.

Nel match decisivo per la promozione in C, Mateus ha segnato due gol all’Heraclea (il terzo lo ha messo a segno il ventenne barlettano Dicuonzo). Il secondo racchiude l’essenza della sua vita, un bagaglio di esperienze che si porta dietro sin da quand’era ragazzino. Un po’ calciatore, un po’ karateka: si è avventato su un pallone crossato in area e con un tocco di suola, a mezza altezza, ha infilato il pallone alle spalle del portiere avversario.

Mateus, la capoeira, sei fratelli e i sacrifici dei genitori

Dietro questa prodezza c’è un segreto, che Mateus rivela ai nostri microfoni: “Considerata la mia altezza si potrebbe pensare a un passato da cestista o pallavolista, invece ho sempre giocato a calcio, sin da bambino. Però ai tempi della scuola, un mio professore mi spinse a praticare la capoeira, uno sport conosciuto e molto apprezzato in Brasile: è una sorta di lotta che unisce assieme ritmo e acrobazie. L’ho praticata per un po’ di tempo, ma la mia passione è sempre stata il calcio”.

Mateus è nato a Caldas Novas, nello stato del Goias, a 170 chilometri dalla capitale Goiana, in una città turistica nota per i parchi acquatici e le terme. La sua famiglia è umile: i genitori lavorano tutto il giorno per non far mancare nulla a lui e ai suoi sei fratelli. Sacrifici, resilienza, abnegazione: Mateus trasferisce sul rettangolo di gioco l’esempio di mamma e papà.

Inizia a giocare nel settore giovanile dell’Atletico Mineiro, poi si trasferisce al Mirassol e al Santos, il club che fu di Pelè, tra i più titolati del Brasile. Poi la Spagna, prima al Reus FC Reddis, quindi al Malaga Academy, per affinare ulteriormente la sua qualità sotto porta. “In Spagna si punta molto sulla tecnica, sulla qualità col pallone tra i piedi. In Italia, invece, la fisicità la fa da padrona”, racconta Mateus, che nel 2023 arriva in Italia, in Puglia, al Gravina: segna 17 gol e trascina la squadra murgiana alla salvezza.

Sergio Porcelli / SSD Barletta 1922

La festa del Barletta, tornato in serie C dopo 11 anni

L’idea di ritirarsi dal calcio, l’arrivo in Italia

“Dal Brasile mi sono trasferito in Spagna, poi è arrivata la chiamata dall’Italia. Mi sono detto: perché no, proviamoci. In fondo ho sempre voluto provare esperienze nuove, giocare in Paesi diversi. E’ stimolante per un calciatore. La Spagna e l’Italia, poi, sono il massimo. Quando mi è stato detto che mi voleva il Gravina ho subito accettato. In Italia mi trovo molto bene, mi piace vivere qui.

A Gravina, ad Andria, dove ho giocato lo scorso anno, e a Barletta ho conosciuto persone importanti, amici veri che porterò sempre nel cuore, per tutta la vita”, prosegue il suo racconto.

Eppure Mateus, appena tre anni fa, aveva pensato di smettere con il calcio. Fondamentale per il prosieguo della sua carriera è stato l’incontro con Raimondo Catalano, l’allenatore del Gravina. Gli parla, lo coccola, lo tratta come un figlio.

Mateus diventa il faro della formazione murgiana, il punto di riferimento della squadra. In poco tempo si trasforma, mette da parte l’idea di ritirarsi, aiutato anche dalla fede in Dio e dal pensiero costante rivolto ai genitori: quei sacrifici vengono ripagati, Mateus segna 18 gol e riprende in mano la sua vita. Addirittura si fanno avanti i romeni del Cluj, ma rimane in Italia.

La promozione a Barletta, l’amicizia con Paci

La scorsa estate si trasferisce al Barletta, che punta a vincere il campionato. Mateus arriva dopo qualche delusione di troppo vissuta ad Andria, con la Fidelis. Inizia il campionato e il Barletta alterna buoni risultati a un paio di battute d’arresto.

Ma i gol di Mateus non arrivano. Si sblocca il 9 novembre, ironia del destino proprio contro il Gravina: segna una doppietta e il Barletta vince 3-0. Poi fa gol al Nola, ma la vetta della classifica si allontana: il 13 gennaio il tecnico Massimo Pizzulli viene esonerato, col Barletta quarto, a 7 punti dal primo posto.

Arriva Massimo Paci, ex difensore di Serie A, oltre 120 presenze col Parma e trascorsi a Lecce, Genova e Siena. E’ reduce dall’esonero al Lumezzane, ma ha voglia di rimettersi in gioco. Con lui alla guida il Barletta non perde più una partita e scala la classifica anche grazie alle reti del suo bomber brasiliano. Mateus è un calciatore ritrovato. Torna al gol il 18 gennaio contro la Sarnese (altra doppietta) e trascina i compagni: 12 vittorie in 13 partite.

La promozione in Serie C diventa realtà domenica 19 aprile, nel 3-1 allo Zaccheria contro l’Heraclea: “Mister Paci è un amico, ha giocato in categorie importanti e mi ha sempre dato ottimi consigli, su come stare in campo, ma anche sul piano mentale. Mi ha aiutato molto quando i gol non arrivavano. Mi è stato vicino e lo ringrazierò sempre”.

Il figlio Mateus Vicente mai conosciuto

Alle spalle del Barletta le rivali si arrendono, la Paganese prima, il Fasano poi provano a tenere il passo della capolista, senza riuscirci. Il finale è emozionante: “E’ stata una gioia immensa, per la vittoria del campionato e per la doppietta personale. Un grande traguardo per la squadra, sono felice per me, per i miei compagni che mi hanno aiutato tanto. Ma non sono ancora contento: voglio segnare ancora”.

Appena terminerà il campionato, Mateus tornerà in Brasile, dove manca da un po’ di tempo. Per il bene del Barletta, per non lasciare soli i compagni di squadra, non ha ancora conosciuto suo figlio Mateus Vicente. Non vede l’ora di abbracciarlo. Poi penserà al futuro: “Mi farebbe tanto piacere restare al Barletta, ma devo parlare prima col presidente. Dipendesse soltanto da me, resterei qui senza problemi”.

Leggi anche:

Gioielleria Delfino

ULTIME GALLERY

ULTIME NOTIZIE

SPORTS IN TV
E IN STREAMING

GUIDA TV:
Eventi sportivi in diretta tv oggi

 SPORT TREND

Caricamento contenuti...