“Ci ho messo il cuore. Ogni briciolo di me stesso. Ogni singolo giorno”. Sono le parole che Marco Stefano Belinelli ha scelto per annunciare il proprio ritiro dal basket giocato, dopo che da settimane ormai si sentiva parlare di un annuncio destinato ad arrivare a strettissimo giro di posta.
- "Grazie a chi c'è stato, ai giovani lascio un sogno"
- Le foto social con i ritagli e le maglie di una vita
- I rimpianti azzurri, il futuro nella Virtus come ambassador
“Grazie a chi c’è stato, ai giovani lascio un sogno”
“La pallacanestro mi ha dato tutto… e io ho dato tutto a lei. Non è facile dire addio. Ma è il momento. Porto con me ogni emozione, ogni sacrificio, ogni applauso. Grazie a chi c’è sempre stato. Ai più giovani, lascio un sogno. Fate in modo che valga la pena”.
C’è scritto questo nel messaggio arrivato dopo che già in mattinata gli indizi si erano fatti sempre più fitti, perché nella testa di Belinelli c’era spazio solo e soltanto per un’ipotesi: ritiro dal basket giocato, con annesso (probabile) ingresso nei quadri dirigenziali della Virtus Bologna, con un ruolo (questo si) ancora tutto da definire. Mancava solo l’annuncio, ratificato nel tardo pomeriggio: a 39 anni compiuti lo scorso 25 marzo, il Beli ha deciso di dire basta.
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Le foto social con i ritagli e le maglie di una vita
L’ultimo indizio social valeva più di tutti gli altri seminati in lungo e in largo nelle scorse settimane. “Perché non c’è niente di più bello” è lo slogan scelto per presentare una carrellata di foto contenenti una alcuni ritagli di giornale dei momenti più belli della carriera, un’altra ancora tutte le canotte indossate nel corso dei suoi oltre 20 anni di attività, e altre con immagini iconiche del suo passato, pezzi di storia che l’hanno portato a diventare il primo giocatore italiano a vincere un titolo NBA con i San Antonio Spurs nel 2014.
Sono sembrate a tutti il segnale di un finale già scritto: lo aveva paventato a margine della vittoria scudetto contro Brescia, arrivando ad affermare che “chiudere in questo modo era il massimo”. Chiudere con uno scudetto e una corsa play-off vissuta sempre e comunque in prima linea, non cero da comprimario quanto piuttosto da pedina di valore assoluto all’interno della squadra di Dusko Ivanovic. Chiudere quando si è in auge non è da tutti e forse il Beli sapeva che questa era un’occasione che non gli sarebbe più ricapitata.
I rimpianti azzurri, il futuro nella Virtus come ambassador
A San Giovanni in Persiceto, dove è tornato in questi giorni per trascorrere un periodo di meritate vacanze, Marco ha ripercorso con una serie di immagini tutta la propria carriera. E questo è l’aspetto che più di tutti ha convinto gli addetti ai lavori che stavolta la parola sarebbe stata scritta per davvero.
A conti fatti, al Beli è mancato solo un acuto: quello con la maglia della nazionale azzurra, con la quale ha debuttato nell’estate del 2006 partecipando alla fallimentare esperienza mondiale in Giappone, arrivando a collezionare 154 presenze per complessivi 2.258 punti, ma senza l’ombra di una medaglia. L’addio annunciato nel 2019 gli ha impedito di essere della partita alle olimpiadi di Tokyo, e proprio la mancata partecipazione al torneo olimpico (nel 2016 la delusione più grande, con il ko. di Torino con la Croazia nella partita che assegnava un posto per Rio) resta il cruccio maggiore di una carriera che altrimenti l’ha visto calcare ogni tipo di palcoscenico.
Ora che l’addio al basket giocato è ufficiale, per lui potrebbe esserci un ruolo di ambassador alla Virtus. Per saperlo bisognerà pazientare ancora qualche giorno, probabilmente nemmeno troppo. Perché quelle foto che raccontano una vita vissuta sotto canestro valgono più di mille parole.
