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Bosnia-Italia, la battaglia di Zenica è iniziata: il timore di Gattuso, l’urlo di Muharemovic e la bordata a Rivera

Tensione alle stelle per la finale dei playoff che vale un posto al Mondiale. Il ct mette in guardia i suoi ragazzi sui rischi del match: "Giochiamo contro una squadra scorbutica"

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Domenico Esposito

Domenico Esposito

Giornalista

Da vent’anni in campo e sul campo per vivere ogni evento in tutte le sue sfaccettature. Passione smisurata per il calcio e per la sfera di cuoio. Il pallone è una cosa serissima, guai a dirgli di no

A poche ore dalla battaglia di Zenica, Gennaro Gattuso ricorda Atlante. Nella mitologia greca il titano figlio di Giapeto e Climene fu condannato da Zeus a sorreggere la volta celeste sulle spalle per aver sfidato degli dei, mentre – per ammissione dello stesso ct – Ringhio avverte sulle sue spalle il peso di un intero Paese che chiede a gran voce di tornare al Mondiale dopo 12 anni di insostenibile attesa. Allo stadio Bilino Polje servirà un’Italia col coltello tra i denti, un’Italia sì anema ‘e core, ma pure pronta “a dare la vita”, come assicurato da Rino alla Rai. Intanto dalla Bosnia arrivano ‘nuove minacce’: dal grido di Muharemovic alla bordata alla leggenda Rivera.

Bosnia-Italia, il timore di Gattuso

Si prospettano 90 o forse più minuti infuocati. Per Bosnia e Italia è la partita della vita, un appuntamento con la storia, la chiave che apre le porte del Mondiale. Last chance, ultima occasione: sbagliare non è più una possibilità. Dentro o fuori. È l’ora di metterci tutto: testa, cuore, grinta, passione, veleno, amore, sudore, sacrificio, impegno. Insomma, l’esatto opposto di quanto mostrato dagli Azzurri nel primo tempo di Bergamo contro l’Irlanda del Nord.

A Zenica ci attende una battaglia vera, senza esclusioni di colpi. Lo sa bene Gattuso, che ai microfoni della Rai ha messo in guardia i suoi uomini: “La Bosnia è una squadra scorbutica. Fanno molti falli, una decina più di noi a partita”. Ed ecco il monito: “Dovremo essere bravi a non reagire, perché l’arbitro Turpin non ama le mani alzate”. Guai a non cadere nelle provocazioni, dal momento che “la gara si giocherà anche su questo aspetto”.

Il grido di battaglia di Muharemovic

Il giovane difensore del Sassuolo, per cui in estate si profila un derby di mercato tra Juventus e Inter, si erge a condottiero e carica l’ambiente con un nuovo messaggio: “Mostriamo al mondo come si sostiene la patria e come si muore per essa! Ne abbiamo una sola, non ne abbiamo altre” ha scritto su Facebook.

Già dopo la vittoria ai rigori contro il Galles Muharemovic aveva lanciato il guanto di sfida all’Italia, anche a causa di quell’esultanza di Dimarco mal digerita in Bosnia, che ha contribuito ad alzare ulteriormente i toni. “La Bosnia teme solo Dio, vogliamo mangiarci gli italiani” aveva detto, galvanizzando un popolo che spera di qualificarsi alla fase finale di un Mondiale per la seconda vola.

La bordata a Rivera

Nei giorni scorsi i media bosniaci hanno risposto per le rime alle critiche provenienti dall’Italia in merito alle condizioni fatiscenti dello stadio Bilino Polje, citando il precedente dell’amichevole disputata nel 2024 al Castellani di Empoli, “lo stadio più brutta d’Europa”. Oggi, invece, è arrivata anche la bordata alla leggenda del calcio italiano Gianni Rivera.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, lo storico capitano del Milan ha dichiarato: “Noi siamo l’Italia, 4 titoli mondiali, come la Germania. Solo il Brasile ha fatto meglio. Niente scherzi e niente processi. Si va, si parte e basta”. Il sito SportSport replica così: “L’icona italiana vive in un altro mondo. La selezione della Bosnia ed Erzegovina avrà molto da dire sul proprio campo. Gli Azzurri non avranno vita facile”. La battaglia di Zenica è già iniziata. Gattuso-Atlante dovrà pure sorreggere il peso di tutto il Paese sulle spalle, ma ha anche lo spirito giusto per (ri)portarci al Mondiale.

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