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Brasile-Giappone, la sfida dei sogni: il Jogo bonito di Pelè che ha ispirato Holly e Benji

La Selecao e i Samurai Blu si giocano un posto negli ottavi di finale, ma la sfida racconta un legame che attraversa storia, cultura e calcio

5 min di lettura

Luca Di Loreto

Luca Di Loreto

Giornalista

Giornalista pubblicista, appassionato di sport ma calcio e tennis restano un capitolo ineguagliabile. Ho capito che il calcio è una cosa seria quando ho pianto nel giorno in cui Del Piero ha smesso di giocare. Ho scoperto che dopo Federer e Nadal il tennis ha vita ancora lunga quando un giovanissimo italiano fulvo di 19 anni - era il 2020 - esultava a Sofia per la prima volta in carriera

Il jogo bonito che ha reso immortale Pelé e il calcio sognato da Holly e Benji parlano la stessa lingua. Da una parte il Brasile, patria della fantasia, dei dribbling e di un modo unico di interpretare il pallone; dall’altra il Giappone, che proprio a quella filosofia si è ispirato per costruire la propria identità calcistica. E non è assolutamente un caso che nell’opera di Yoichi Takahashi il Brasile rappresenti la terra promessa, il luogo dove il talento può trasformarsi in leggenda. Oggi quel filo invisibile che unisce le due nazionali attraversa il Mondiale 2026: ai sedicesimi di finale verdeoro guidati da Carlo Ancelotti e Samurai Blu orchestrati da Hajime Moriyasu si ritrovano uno contro l’altro in una partita che vale l’accesso agli ottavi, ma che racconta anche decenni di storia, cultura e passione condivisa.

Il Jogo bonito che ha conquistato il Giappone

Se il Brasile ha esportato il proprio calcio in ogni angolo del pianeta, la Nazionale nipponica è probabilmente il Paese che ne ha assorbito maggiormente l’essenza. Il jogo bonito, espressione resa celebre dalle imprese di Pelé e della Seleção degli anni Sessanta e Settanta, ha conquistato milioni di appassionati grazie a un mix di tecnica, spettacolo e libertà creativa. Un modello che ha influenzato anche la nascita di Captain Tsubasa, meglio conosciuto in Italia come Holly e Benji. Nel manga, infatti, il Brasile non è soltanto una nazionale da affrontare, ma la meta da raggiungere. Oliver Hutton sceglie di trasferirsi proprio lì per completare la propria crescita, guidato da Roberto Hongo, ex campione brasiliano che incarna perfettamente lo spirito del calcio verdeoro: un omaggio evidente a “O Rey” e a quella scuola che ha cambiato per sempre il modo di intendere questo sport.

Un legame lungo decenni

Il legame tra Brasile e Giappone, però, va ben oltre il pallone. Nel Paese sudamericano vive infatti la più numerosa comunità giapponese al mondo fuori dai confini nipponici, frutto delle grandi migrazioni iniziate all’inizio del Novecento. Nel corso degli anni questo ponte culturale ha favorito anche gli scambi calcistici e allo stesso tempo allenatori e calciatori brasiliani hanno contribuito alla crescita del movimento giapponese, mentre alcuni giocatori nati in Brasile, come Alex (Alessandro Santos), Marcus Tulio Tanaka e Ruy Ramos, hanno persino indossato la maglia della nazionale del Giappone dopo la naturalizzazione. Insomma un rapporto viscerale che continua ancora oggi attraverso accademie, collaborazioni e uno stile di gioco che conserva evidenti richiami alla tradizione brasiliana.

Il cammino della Selecao: primo posto e difesa di ferro

Il Brasile ha conquistato il primo posto nel girone C dopo il pareggio all’esordio contro il Marocco (1-1) e due convincenti successi per 3-0 contro Haiti e Scozia. Un cammino in crescendo, caratterizzato da una difesa quasi impenetrabile e da un attacco, trascinato da un spensierato Vinicius Junior, capace di ritrovare la brillantezza tipica dei verdeoro.

Il Giappone sorprende: girone super e sogno ottavi di finale

Il Giappone, invece, ha stupito ancora una volta per organizzazione e maturità: i Samurai Blu hanno iniziato con un prezioso 2-2 contro la quotata Olanda, poi hanno travolto la Tunisia con un altisonante poker e hanno chiuso il girone con l’1-1 contro la Svezia, risultati che sono valsi il secondo posto e la qualificazione alla fase a eliminazione diretta. Tra i protagonisti della Nazionale nipponica guidata da Hajime Moriyasu, brillano diverse stelle come ad esempio il fantasista del Crystal Palace Daichi Kamada, i funambolici Ito e Ueda, oltre all’estro e alla fantasia del solito Daizen Maeda, talento del Celtic. Riflettori focalizzati, infatti, anche su Keito Nakamura che gioca nel Reims in seconda divisione francese.

Sedicesimi da brividi: in palio c’è la qualificazione

Adesso, però, i numeri e i precedenti lasciano spazio a novanta minuti senza appello. Il Brasile insegue il sogno del sesto titolo mondiale e parte inevitabilmente con i favori del pronostico, forte di una tradizione senza eguali e di una rosa ricca di talento. Il Giappone, invece, vuole continuare a scrivere la propria storia, confermando di essere ormai una presenza stabile tra le grandi del calcio internazionale. Negli ultimi anni i nipponici hanno dimostrato di poter competere con chiunque grazie a organizzazione tattica, intensità e qualità tecnica, caratteristiche che li rendono un avversario tutt’altro che semplice anche per una corazzata come la Seleção.

Una sfida ricca di emozioni

Tra poche ore, alle 19 italiane, Brasile e Giappone si affronteranno all’NRG Stadium di Houston e scenderanno in campo due idee di calcio profondamente intrecciate tra loro. Quella brasiliana, nata sulle spiagge di Rio de Janeiro e diventata il simbolo universale del jogo bonito, e quella giapponese, cresciuta prendendo ispirazione proprio da quel modello fino a trasformarlo in un fenomeno culturale capace di conquistare il mondo attraverso Holly e Benji. Un’eredità che oggi torna a vivere sul prato del Mondiale 2026, dove il sogno continua e dove una sola tra Brasile e Giappone potrà proseguire il proprio cammino verso la Jules Rimet.

Brasile-Giappone, la sfida dei sogni: il Jogo bonito di Pelè che ha ispirato Holly e Benji Getty

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