Sette ore al giorno di lavoro per tenere accesa una fiamma che arde che vista sul braciere olimpico. “Però la cosa che non posso sapere oggi con certezza è se tutto questo in qualche modo servirà a farmi presentare al cancelletto di partenza delle gare di Milano-Cortina”, confessa Federica Brignone. Cauta e prudente come impone il cerimoniale, decisa però a darsi più di un’opportunità per guadagnarsi quel pettorale che sente essere suo. Anche se il destino dallo sorso 3 aprile ha deciso di giocare tutta un’altra partita (con vento contrario, per giunta).
- "Sempre positiva, ma è una fase di lavoro molto dura"
- Goggia la sostiene: "Fede tornerà al 100%, come l'abbiamo lasciata"
- Il paragone tra gli stop forzati e il "dolore" di Sinner
“Sempre positiva, ma è una fase di lavoro molto dura”
Come sta Federica a 6 mesi dalla cerimonia inaugurale dei giochi olimpici invernali 2026? Se lo chiede un po’ tutta l’Italia della neve, ma la risposta è molto più complessa e articolata di quanto si possa pensare. “Sto lavorando tantissimo, anche 7 ore al giorno, e tutto questo perché l’infortunio nel quale mi sono imbattuta è stato veramente tremendo”, spiega la campionessa di La Salle.
“Dopo l’intervento in artroscopia al ginocchio sono tornata allo J Medical Center per riprendere la riabilitazione. Ci sono momenti buoni e momenti meno buoni, però resto positiva. So bene che nella vita, se si vogliono fare determinate cose, bisogna sempre forzare ed è ciò che sto facendo. Ma se basterà per essere della partita a Cortina, beh, questo oggi non lo posso sapere”.
Dove Brignone ha detto di volerci essere sono a una condizione: “Essere in grado di puntare alle medaglie, altrimenti avrebbe poco senso. Per il momento vivo alla giornata e aspetto di capire come mi sentirò quando riuscirò finalmente a tornare sugli sci. Prima di quell’ora, inutile farsi troppe domande, perché c’è solo da lavorare e attendere”.
Goggia la sostiene: “Fede tornerà al 100%, come l’abbiamo lasciata”
Saranno mesi di passione per Federica, con mille domande in testa e una voglia matta di provare a spingersi oltre i propri limiti. Ma a Milano-Cortina pensa da una vita anche Sofia Goggia, che un feeling tutto speciale con i giochi a cinque cerchi ce l’ha da tempo immemore, ripensando all’oro in discesa di Pyeongchang 2018 e all’argento di Pechino 2022, quando tornò in gara a mese da un infortunio che pareva averla estromessa dai giochi.
“Tutti mi chiedono dei giochi, ma io voglio cominciare a pensarci soltanto da febbraio”, ha risposto Sofia, facendo capire di tenere tanto anche alle questioni di Coppa del Mondo. “Le rivali della prossima annata saranno le solite, Gut e Shiffrin in testa. Federica purtroppo dovrà pazientare un po’ prima di tornare in posta, ma sono stata a trovarla a Torino e so quanto stia faticando adesso, perché la seconda operazione al ginocchio infortunato apre a una fase molto delicata. Detto ciò, anche se dovrà far fatica sono sicuro che tornerà al 100% come l’abbiamo lasciata”.
Sofi giura invece di star bene e di voler andare all in a Milano-Cortina: “Discesa, supergigante e gigante. Mi giocherò ogni possibilità di medaglia, perché l’occasione è davvero troppo ghiotta. Poi però non credo che appenderò gli scarponi al chiodo: non penso ancora al ritiro, mi godo il momento di forma e un’estate finalmente senza troppi problemi fisici per prepararmi al meglio per la nuova stagione. Anche se ogni tanto mi chiedo cosa avrei potuto fare se non avessi subito così tanti traumi nel corso della carriera”.
Il paragone tra gli stop forzati e il “dolore” di Sinner
Tra un allenamento e l’altro, Sofia ha avuto modo anche di seguire da vicino le gesta dell’amico Sinner, che a Wimbledon ha conquistato il torneo più importante della sua carriera.
“Ha usato tutto il dolore accumulato nei mesi di sospensione per spingere con più forza la palla dall’altra parte del campo e rispondere ad Alcaraz”, ha sentenziato Goggia, che tante volte s’è dovuta fermare per poi ripartire. Una che ha compreso meglio di qualunque altro atleta cosa passava nella testa di Jannik in quel momento.
