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Bruno Conti lascia la Roma dopo 53 anni, ma non si può accantonare il mito di una generazione in cerca di riscatto

La leggenda giallorossa ha chiuso un percorso lungo 53 anni, per ragioni familiari e di salute che non cambieranno se non il punto di osservazione

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Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

In una della più surreale delle ipotesi futuribili forse era stato immaginato il giorno dell’addio di Bruno Conti alla Roma, per assurdo. Perché anche solo ipotizzare un anno zero, in cui si dissociasse l’immagine dell’uomo e del campione da quella maglia sconfina in una dimensione che non contempla 53 anni di storia condivisa davvero, di appartenenza e di identità. Aderenza tra giocatore e individuo. Invece quell’annuncio è stato pronunciato, dichiarato con trasporto e commozione assoluta.

Bruno Conti lascia la Roma, non Roma

Conti non è più nella società che lo ha cresciuto sul piano formale, anche se la sua presenza rimarrà tangibile, evidente in mezzo secolo attraversati da cambi di proprietà, avvicendamenti e scoperte calcistiche, come anche di scelte complicate, come accaduto per suo figlio Daniele. Capitano altrove, ma pur sempre capitano.

Dopo aver vissuto l’ultimo giorno da calciatore, da numero 10 e da guida della Roma di Francesco Totti, che non solo i romanisti ma ogni appassionato per quanto critico avrebbe procrastinato all’infinito, questo secondo giorno di indeterminazione è arrivato e coglie di nuovo impreparati pur nella consapevolezza, piena, che sopraggiungesse il tempo del distacco. Dopo la malattia, dopo aver condiviso ogni componente del dolore, silenzioso e poi spiegato con le immagini concrete al suo popolo, ha scelto di riservarsi uno spazio proprio.

Conti è amato ed è stato tanto amato perché si è amalgamato all’umanità di questa città così variegata, contraddittoria e sarcastica fino a sembrare cinica, senza alcuna differenziazione rimanendo fedele alla sua linea.

L’uomo prima del calciatore

Ognuno dei romani e dei romanisti conserva ricordi della figura più rappresentativa di 50 campionati e più di calcio e umanità, mai celata ma coltivata, protetta. In coda in auto sul Lungotevere, disposto a un autografo e a uno scatto al ristorante come all’esterno di Trigoria, sempre. Con un sorriso partecipe, aperto e autentico come sapeva essere in ogni circostanza, ad ogni inaugurazione, su ogni campetto della sua Roma. La società festeggerà il centenario senza di lui, ma di certo sarà presente, altrimenti non sarebbe possibile.

Senza Bruno Conti, arrivato da Nettuno con la sacca, gli scarpini e un cuore denso di emozioni che non ha mai trattenuto legandosi a un per sempre, ha interrotto questo legame con l’annuncio riportato dal suo socio, Andrea Antonini, in un video in cui, ieri sera, davanti ad amici e famiglia, ha ufficializzato il suo addio.

Campione con la Roma e con gli Azzurri dell’82

Campione d’Italia, del Mondo, vice campione d’Europa. La lezione di Roma-Liverpool è divenuta letteratura, trascendendo la dimensione di una finale. Centinaia di giocatori scoperti, allenatore, quando la B era uno spettro e poi dirigente, direttore tecnico. Una costante della Roma, dell’essere romanista e della cultura di un calcio che ha visto Bruno Conti essere tanto ma mai tutto, perché ha sempre messo la Roma e le persone al primo posto. “Per tutto c’è un inizio e una fine – ha detto tra le lacrime – e andando via da Trigoria, dopo aver svuotato l’ufficio, salutato i dipendenti, c’è stata tanta emozione. A 71 anni siamo un po’ vecchi, ho deciso così per godermi la mia famiglia, mia moglie, la mia salute”.

Il figlio Daniele gli ha riservato la dolcezza, struggente, di chi quegli anni li ha osservato da testimone più che da spettatore come sua madre, sempre presente: “Papà, si chiude un capitolo immenso. Per 53 anni la Roma è stata la tua casa. Hai vinto tutto ma la verità è che il trofeo più grande lo hai vinto con noi perché oltre a essere stato un fuoriclasse assoluto nel calcio, sei un campione immenso nella vita di tutti i giorni. Orgoglioso di te, sempre”.

Non potrebbe essere diverso, anche se lui come tutti lo hanno vissuto e amato insieme a una città che, per quanto eterna, lo ha fagocitato. Ammirato fino all’esagerazione, ma ricambiata senza conoscere interruzioni. Almeno fino a questo annuncio che prova a introdurre, per la prima volta, una prospettiva nuova che scopre sconosciuti entrambi. Sia Conti sia i romanisti.

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