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Buffon, possibili sorprese nel giorno dell'addio: "Ho paura"

Il portiere della Juventus pronto al grande annuncio

E' il giorno di Gianluigi Buffon a Torino. Il portiere della Juventus annuncerà in conferenza stampa l'addio alla società bianconera, e forse svelerà qualcosa sul suo futuro. Tante le opzioni, non sono escluse le sorprese: da un'occupazione dietro la scrivania, come dirigente Figc o Fifa, a un posto ancora tra i pali di un top club europeo o di una società di un campionato più esotico, come quello cinese o statunitense. L'unica certezza è che sarà una giornata storica per la Juventus e per la sua bandiera, dal 2001 estremo difensore della Vecchia Signora.

In una intervista a The Players Tribune, Gigi ha in qualche modo anticipato quello che dirà tra poche ore. "Se ti dicessi che non ho paura probabilmente direi una bugia, però dentro di me ho la tranquillità e la serenità", sono le sue parole all'intervistatore, niente meno che il difensore del Barcellona Piqué.

"Quando cominci ad avere un'età come la mia è giusto valutare mese dopo mese e settimana dopo settimana. E' molto importante per un atleta sentire sempre dentro il desiderio di battersi, di dannarsi, di essere protagonista. E poi devi realmente, anche fisicamente, sentirti ancora bene, perché sono uno che ha tanto orgoglio. E non ci sto a fare brutte figure: io sono Buffon e voglio essere sempre Buffon fino all'ultimo giorno. Appena vedo che non sarò più Buffon, sarà meglio prendere e uscire". 

"Dentro di me ho la tranquillità e la serenità che, essendo una persona molto curiosa, il giorno che non giocherò più a calcio so che avrò modo di non annoiarmi. Di stimolare il cervello. Io non mi annoierò mai, e quindi non subirò troppo l'uscita di scena dal palcoscenico. L'unica complicazione, secondo me, è che per 23 anni ho avuto delle persone che mi hanno organizzato la vita. E avere invece, dopo, 24 ore libere, nelle quali tu ti devi organizzare la vita, questa è l'unica cosa che può diventare una complicazione. Vorrei fare tutti i corsi formativi, cioè imparare a fare bene se si può il dirigente, il direttore sportivo se si può, l'allenatore se si può. E poi con calma scegliere una strada e andare dritto su quella".

Buffon parla anche della crisi della Nazionale e del suo più grande rammarico: quello di non essersi qualificato per la rassegna iridata in Russia. "non posso credere che l'Italia non possa più produrre e creare dei talenti come quelli che creava prima quando c'erano Baggio, Del Piero, Totti, Vieri, Montella. E tanti altri. Invece, adesso, sono dieci anni che l'Italia è una buona squadra, perché non siamo scarsi, ma non ha più quei talenti di prima. E quando non hai certi giocatori fai fatica a prendere una vittoria. La cosa in cui siamo migliorati è il grande orgoglio e il grande senso di appartenenza che abbiamo: in dieci anni abbiamo fatto tante brutte figure, ma poi abbiamo fatto anche tante belle figure come la finale dell'Europeo e l'ultimo Europeo perché dentro abbiamo un orgoglio che ci permette di andare oltre".

 

SPORTAL.IT | 17-05-2018 08:15

Buffon, possibili sorprese nel giorno dell'addio: 'Ho paura' Fonte: Getty Images

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