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Calcio fermo per il Coronavirus: con il Governo è scontro

Dopo le dure parole del Ministro dello Sport Spadafora, la replica del presidente della Lega Dal Pino è altrettanto pungente.

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Calcio fermo per il Coronavirus: con il Governo è scontro Fonte: 123RF

Continua il testa a testa a distanza tra il Governo e la Lega calcio a proposito della ripresa del campionato di serie A. E anche la giornata di domenica da questo punto di vista non ha certamente aiutato a smorzare gli animi, come dimostrato dall’intervista concessa dal Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora a ‘Repubblica’, cui ha risposto con toni molto aspri Paolo Dal Pino, che appunto della Lega di Serie A è il presidente.

“Con riferimento alle odierne affermazioni del Ministro dello Sport Spadafora – ha fatto sapere tramite una nota -, ritengo non sia il momento di fare polemiche e demagogia. I numeri parlano da soli e non serve aggiungere altro per evidenziare il ruolo della Lega Serie A a sostegno del calcio di base e indirettamente di tutto lo sport italiano”.

“La Serie A – prosegue il comunicato – da sempre svolge un riconosciuto ruolo di locomotiva del comparto, producendo direttamente ogni anno circa 3 miliardi di euro di ricavi totali e generando un indotto di 8 miliardi a beneficio dell’intera piramide calcistica, oltre a una contribuzione fiscale e previdenziale di 1 miliardo di euro”.

“In questi anni l’importo contributivo e solidaristico della Serie A, per lo sviluppo dell’impiantistica, per la valorizzazione dei settori giovanili e per sostenere sport diversi dal calcio, è sempre cresciuto: dai 93 milioni che la Lega Serie A destinava nel primo anno della sua fondazione nel 2010, agli oltre 130 che saranno versati al termine dell’attuale stagione”, puntualizza ancora Dal Pino.

Cifre importanti – viene rimarcato -, sulle quali si regge l’intera filiera, che la Lega Serie A spera di continuare ad erogare anche per il futuro, a salvaguardia di tutto il movimento calcistico italiano”.

La polemica nasce da quanto dichiarato da Spadafora a ‘Repubblica’: “Le grandi società vivono in una bolla, al di sopra delle loro possibilità, e devono capire che dopo questa crisi nulla sarà come prima“.

Era stato inoltre ribadito come l’ipotesi di riprendere il campionato il 3 maggio fosse “irrealistica“.

SPORTAL.IT

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