Le parole di Fabio Capello non passano inosservate. L’ex tecnico ha analizzato con durezza alcune recenti prestazioni, mettendo nel mirino soprattutto la Nazionale italiana. Nel mirino l’atteggiamento degli azzurri dopo il rosso a Bastoni, troppo rinunciatario rispetto ad esempio al Barcellona, che contro l’Atletico ha dimostrato che si può provare a fare qualcosa anche con un uomo in meno. Il confronto con il calcio europeo di alto livello è impietoso e diventa il filo conduttore delle sue dichiarazioni tramite anche due ex figure di spicco della nostra Serie A: Kvaratskhelia e Lookman.
- L’attacco alla Nazionale e il paragone con il Barcellona
- Kvaratskhelia, la trasformazione al PSG
- Lookman e il divario con l’Europa
L’attacco alla Nazionale e il paragone con il Barcellona
Il paragone scelto da Capello è tanto semplice quanto efficace. Da una parte il Barcellona, capace di continuare a giocare e proporre calcio anche in inferiorità numerica contro l’Atletico Madrid; dall’altra l’Italia, che contro la Bosnia, dopo l’espulsione di Bastoni, ha scelto un atteggiamento rinunciatario. “Il Barcellona ha dimostrato che in 10 si può giocare la partita”, ha sottolineato l’ex allenatore a Sky Sport, evidenziando una differenza di mentalità prima ancora che tecnica. Il riferimento è chiaro: mentre i blaugrana hanno continuato a pressare, costruire e rischiare, l’Italia si è abbassata, proteggendo il risultato senza più provare a imporre il proprio gioco.
Per Capello, il problema è culturale: “Ci vuole coraggio e grande forza, a noi è mancato tutto questo”. Un giudizio severo che mette in discussione non solo una singola partita, ma l’approccio complessivo della Nazionale, ancora troppo legato a una gestione prudente e poco propositiva nei momenti di difficoltà.
Kvaratskhelia, la trasformazione al PSG
Nel suo intervento, Capello ha poi spostato l’attenzione su Kvaratskhelia (ancora protagonista in Champions), analizzandone l’evoluzione tra il Napoli e il Paris Saint-Germain: “Kvara nel Napoli si accontentava, perché era bravo e sapeva dribblare. Quando giocava in Serie A non cambiava ritmo e tornava pochissimo per andare a pressare. Nel PSG se vuoi giocare devi fare questo, lo deve fare perché Luis Enrique gli chiede questo. Ora corre anche più degli altri e si è trasformato nel giocatore che aveva questo potenziale, ma nel Napoli si accontentava perché era troppo facile”.
Lookman e il divario con l’Europa
Infine, una stoccata anche per Lookman, simbolo – secondo Capello – delle difficoltà dei giocatori provenienti dalla Serie A quando si confrontano con ritmi più alti. “In Italia partiva e dribblava. Stasera è stato un fantasma”, ha commentato, evidenziando come l’esterno offensivo non sia riuscito a incidere. Il motivo? Ancora una volta, la differenza di intensità. Nel calcio europeo di vertice, gli avversari sono abituati a sostenere un ritmo elevato e a difendere aggressivamente negli uno contro uno. Spazi ridotti, pressing continuo e maggiore fisicità rendono molto più difficile emergere con giocate individuali isolate. Un divario che non riguarda solo i singoli, ma un intero sistema: dalla formazione dei giocatori alla mentalità con cui si affrontano le partite. E finché questo non cambierà, il rischio è quello di restare sempre un passo indietro.
