Ci sarà bisogno di tutti gli elementi sul tavolo per avere un quadro chiaro e reale della bufera che ha colpito, di nuovo, il calcio italiano e che potrebbe portare a una Calciopoli-2 ma a due giorni dalla notizia sull’inchiesta, lanciata dall’agenzia Agi, emergono nuovi particolari inquietanti, riportati dal Corriere della Sera e da Repubblica. In attesa degli step attesi in settimana (oggi l’Aia nominerà il nuovo designatore al posto di Rocchi che si è autosospeso, per domani è attesa la decisione del Collegio di garanzia del Coni sulla squalifica del presidente dell’Aia Zappi, giovedì ci dovrebbe essere la testimonianza in Procura di Rocchi che però potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, così come potrebbe fare l’altro indagato, il commissario al Var Gervasoni) l’avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo, prova a fare chiarezza su cosa potrebbe succedere.
- Quando è partita l'inchiesta
- Anche due arbitri indagati?
- Grassani fa chiarezza sugli sviluppi della vicenda
- Cos'è la frode sportiva e cosa rischiano designatori, arbitri e club
- Il confronto con Calciopoli
Quando è partita l’inchiesta
I “garantisti” in questi giorni hanno sottolineato come per una questione di tempistiche la Procura non avrebbe in mano prove decisive come le intercettazioni ma questo non sarebbe vero secondo il Corriere della Sera. L’esperto di giudiziaria del quotidiano milanese assicura che sarebbe iniziata da oltre un anno l’indagine per frode sportiva sul designatore degli arbitri di serie A Rocchi. Ben prima, dunque, della denuncia alla giustizia sportiva dell’ex guardalinee.
Non c’entrerebbe dunque il documento dell’ex assistente Rocca sulla gestione del sistema arbitrale italiano. L’inchiesta di Milano sarebbe precedente, sarebbe partita anche prima della famosa riunione di San Siro (il 2 aprile 2025, durante la gara di andata di Coppa Italia tra Inter e Milan) in cui Rocchi – insieme ad altri – avrebbe discusso con altri soggetti ancora non identificati su arbitraggi graditi all’Inter e, soprattutto, molto probabilmente è basata su intercettazioni.
Anche due arbitri indagati?
Fino a ieri gli unici indagati ufficialmente sarebbero stati Rocchi e Gervasoni ma secondo Repubblica ci sono altri due arbitri indagati nell’inchiesta del pm Ascione sul sistema arbitrale. Si tratta di Nasca e Di Vuolo: il primo era al Var in Salernitana-Modena (interferenza con pressioni a revocare un rigore contestata a Gervasoni) e per Inter-Verona del 6 gennaio 2024 il secondo. Di Vuolo sarebbe stato sentito nei mesi scorsi in Procura. Il suo caso era nato dalla denuncia di un tifoso veronese furioso dopo il finale della partita di San Siro.
Grassani fa chiarezza sugli sviluppi della vicenda
Le domande restano tante e a fare chiarezza ci prova l’avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo, a Dazn.
Cos’è la frode sportiva e cosa rischiano designatori, arbitri e club
Il legale parte dal reato contestato: “La frode sportiva è un reato previsto dalla legge che punisce chi tenta di alterare le competizioni sportive in qualunque forma. In questo caso l’ipotesi contestata a Rocchi e Gervasoni è in concorso, ed è un reato severamente punito. Le conseguenze per chi altera o tenta di alterare sono severissime dal punto di vista penale. Di base da 2 a 6 anni, si può arrivare fino a 9 anni. Ritengo sia prematuro ipotizzare conseguenze ai club. Se sotto il profilo sportivo ci fossero responsabilità ci sarebbero conseguenze pesantissime: per i tesserati il minimo è 4 anni di squalifica. Per i club minimo 3 punti di penalizzazione e nel caso i cui ad aver agito per conto dei club fossero i legali rappresentanti la retrocessione all’ultimo posto in classifica. In forza del principio di affettività i club che dovessero essere sanzionati sconterebbero la penalizzazione in questo campionato. Le sanzioni possono essere irrogate o nel campionato in corso o al massimo in quello successivo, non potrebbero retroagire”.
Il confronto con Calciopoli
Infine un confronto con quanto accaduto in passato: “Rispetto a Calciopoli 2006 ritengo che ricorrano tristi e sinistre modalità comuni ai due procedimenti. Ricordiamoci che per Calciopoli 2006 non ci furono calciatori indagati, non ci furono allenatori indagati, non fu accertata alla circolazione di denaro, ci fu un sistema, la cosiddetta cupola, che condizionava i designatori allora Bergamo e Pairetto, oggi Rocchi e Gervasoni, nella scelta degli arbitri da mandare a dirigere determinate gare. Il canovaccio purtroppo come modus si sta ripetendo e oggi noi ci troviamo di fronte a un panorama in cui la già in difficoltà classe arbitrale si trova decapitata del suo organo tecnico e del suo vice altrettanto importante, con una perdita di credibilità e un danno al sistema assolutamente rilevante”.
