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Che fine ha fatto Djorkaeff, il re della rovesciata

Il franco-armeno divenne un idolo per i tifosi dell’Inter

“In quel gol c’è tutto: San Siro, la curva, i compagni. La maglia dell’Inter non è facile da portare, bisogna capirne la storia”. Non fu il suo primo né il suo ultimo gol, ma la rovesciata di Yuri Djorkaeff il cinque gennaio del 1997, quando l’Inter superò la Roma per 3-1 e il franco-armeno realizzò il gol del momentaneo 2-0, è una copertina che rimane tuttora nella memoria di tutti, interisti e non, tanto da finire stampata come logo anche sugli abbonamenti nerazzurri della stagione seguente. A Inter Channel confessò: “Quando vengo in Italia non tiro fuori il passaporto, tiro fuori l’abbonamento”. Eppure lui stesso, parlando a So Foot, non lo indica come il gol più bello della sua fortunata carriera. La rete che sceglie è un’altra, quella segnata in un PSG-Auxerre dell’anno precedente. «Do la palla a Raï, me la restituisce al volo e la metto all’angolo opposto. Niente male. Ho guardato la palla per tutto il tempo, dall’inizio alla fine dell’azione. Per tutto il tempo sono rimasto concentrato sul gesto. Non ho mai guardato la porta, solo concentrato sull’impatto col pallone. E nel momento in cui immagino il pallone arrivare, lo colpisco. È stato come in un sogno, solo che non ero a letto ma al Parco dei Principi».

LA FAMIGLIA – I suoi nonni avevano origini polacche, cosacche e armene. Figlio di Jean Djorkaeff, detto Tchouki, nazionale francese tra il 1964 e il 1972 e capitano nella spedizione ai Mondiali d’Inghilterra del 1966, Yuri Djorkaeff si meritò ben presto il soprannome di piccolo Mozart anche se lui amava judo e nuoto da bambino. Da Parigi a Milano. Il primo ricordo dell’Inter è un derby, vissuto dagli spalti però: ‘Klinsmann, che giocava con me al Monaco e arrivava dall’Inter, mi porta a vedere un derby. Bellissimo. San Siro è uno stadio da calcio. Tutte le immagini che arrivavano dall’Italia erano di stadi con la pista intorno, San Siro era differente, era la cattedrale del calcio”. E in quel calcio lui si ambientò subito e bene. A La Repubblica rivelò: “Qui ho letto il Principe di Machiavelli: non è vero che il fine giustifica i mezzi, a meno che il fine non sia il gol e il mezzo un calcio di punizione”. In tanti facevano fatica a capire il suo vero ruolo, lui la risolse così: “All’epoca c’era la corsa a trovare l’erede di Platini, c’era il bisogno di avere un nuovo numero dieci. Ma io non volevo avere numeri addosso, semmai ero un precursore, il precursore del nove e mezzo”. Diciassette reti nel primo anno all’Inter, terzo posto in campionato e finale di Coppa Uefa persa solo ai rigori contro lo Schalke 04, poi si laurea campione del Mondo con la sua nazionale, nel torneo di casa del 1998. Con i transalpini vince anche l’Europeo del 2000 e la Confederations Cup del 2001. Nel 1998 arriva secondo in campionato con l’Inter e vince la Coppa Uefa, dopo la vittoriosa finale con la Lazio al Parco dei Principi di Parigi, dove i nerazzurri trionfano per 3-0.

RONALDO CROCE E DELIZIA – Tuttavia, le prestazioni risultano meno brillanti, anche in virtù di una difficile coesistenza in campo con Ronaldo (“Prima di comprarlo ne abbiamo parlato con Massimo Moratti. Lui è venuto ad Appiano Gentile e mi ha detto che c’era la possibilità di acquistare Ronaldo, ma voleva il mio parere. Gli ho detto: compralo subito. Sarà un giocatore che porterà la squadra a un altro livello, abbiamo bisogno di giocatori così’”). Gli equivoci tattici si acuirono l’anno seguente, allorché il reparto offensivo dell’Inter venne ulteriormente arricchito dall’arrivo di Roberto Baggio. Nell’estate del 1999 l’addio all’Inter: ‘”Lippi è arrivato all’Inter e io ho capito subito che non sarebbe andata bene. Ho preferito defilarmi subito per non creare problemi e così me ne sono andato. Ho avuto grandi offerte da tanti club italiani, ma per me in Italia ci poteva essere solo una squadra. L’Inter, e basta’”. Passa al Kaiserslautern, prima di chiudere la carriera tra Inghilterra, tra Bolton e Blackburn, e Stati Uniti, nei New York Red Bulls, senza mai perdere il vizio del gol. Oggi Djorkaeff, conclusa l’attività agonistica, vive ancora negli USA, a New York, dove ha fondato la Youri Djorkaeff Foundation e dove gestisce un Inter Campus. A nel 2007 diventa il presidente di una squadra di dilettanti di Lione, che di fatto è la squadra degli armeni di quella zona – le origini non si dimenticano mai. Ha anche fatto una serie di comparsate televisive, non solo calcistiche, attivando una fondazione a sua nome e, a sorpresa, provando la carriera da cantante. Il suo unico singolo ‘Vivre dans ta lumiere’ non è paragonabile però a quel capolavoro in rovesciata.

SPORTEVAI | 14-03-2019 12:25

Che fine ha fatto Djorkaeff, il re della rovesciata Fonte: Ansa

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