Un passaggio al Festival di Sanremo 2026, poi ogni energia riversata sulle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, iniziate con un podio: Giacomo Bertagnolli e la guida Andrea Ravelli chiudono al terzo posto la discesa libera visually impaired con il tempo di 1.18.64: l’oro va all’austriaco Johannes Aigner, argento al canadese Kalle Ericsson.
Dopo le quattro medaglie conquistate a Pechino 2022 (due ori – slalom e supercombinata – e due argenti – super-G e gigante), Bertagnolli, divenuto il simbolo del paraski alpino italiano, è pronto a replicare.
Il ventisettenne del Trentino, portabandiera azzurro ai Giochi di Pechino, con il bronzo di Milano Cortina ha portato a nove il bottino personale di medaglie paralimpiche. C’è solo gioia nelle dichiarazioni post gara:
Sono felicissimo. Un bronzo è sempre un bronzo. Avrei potuto sciare meglio ma la prima medaglia l’abbiamo portata a casa”. Entusiasmo anche nelle parole di Ravelli: “Sono felice. Giacomo ha fatto errori che serviranno per le prossime gare. Ci godiamo il terzo posto”.
- Giacomo Bertagnolli a Milano Cortina
- Al Festival di Sanremo con Ravelli, Fontana, Lollobrigida e Vittozzi
- La carriera di Bertagnolli: dall’esordio alle vette del paraski
- Chi è Giacomo Bertagnolli: l’identità oltre lo sport
- Affrontare la paura e cercare l’adrenalina
- L’importanza della guida e il rapporto con Casal e Ravelli
- Bertagnolli, Ravelli e un compleanno in comune
Giacomo Bertagnolli a Milano Cortina
Guardando a Milano Cortina 2026, dove per la prima volta gareggia davanti al pubblico di casa, Bertagnolli ha dichiarato di voler competere in tutte le cinque discipline (discesa, super-G, gigante, slalom e supercombinata) e di puntare a medaglia in ognuna.
In un’intervista alla Gazzetta dello Sport di gennaio 2026, ha riconosciuto che l’obiettivo è ambizioso, ma sente di avere l’esperienza necessaria: “Alle prime Paralimpiadi di Pyeongchang non avevo aspettative, a Pechino ho imparato a gestire le emozioni. A Milano Cortina dovrò usare di più la testa per migliorare le due medaglie d’oro e i due argenti. Mi piacerebbe puntare alle 5 medaglie su 5 visto che è un traguardo che ancora non ho raggiunto “.
Nonostante non possa allenarsi sulle piste paralimpiche, confida di sfruttare il tifo di casa: “Sarà un doppio piacere, il pubblico italiano ci sosterrà e non vedo l’ora”.
Il campione trentino non nasconde che gli avversari saranno agguerriti, ma “L’importante, per me, al di là degli avversari, è rimanere concentrato su me stesso, sulle mie capacità e poi, se scio come so sciare, non ce ne sarà per nessuno”.
L’obiettivo più grande, però, è ispirare: ai microfoni del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) ha detto che partecipare ai Giochi di casa sarà il culmine di una carriera e commenta che “lo sport è un modo per mettermi in competizione con me stesso e con gli altri ma anche un pretesto per divertirmi. La cosa che mi piace di più dello sci alpino è l’adrenalina che provi durante le discese, sia in gara che in allenamento. È fantastico sentire la velocità e l’aria che ti arriva addosso, soprattutto per chi, come me, ha problemi di vista”.
Al Festival di Sanremo con Ravelli, Fontana, Lollobrigida e Vittozzi
Prima ancora che inizi il conto alla rovescia delle Paralimpiadi di Milano Cortina, GiacomoBertagnolli è entrato in una vetrina popolare come poche: il Festival di Sanremo 2026. Nella serata di mercoledì della kermesse (lo scorso 28 febbraio) il campione del paraski alpino è stato ospite insieme assieme alla guida Andrea Ravelli e alle campionesse olimpiche (forfait per febbre di Arianna Fontana) Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi, e con la presenza paralimpica di Giuliana Turra, in una sorta di passaggio di consegne tra l’Olimpiade appena terminata e i Giochi Paralimpici.
La carriera di Bertagnolli: dall’esordio alle vette del paraski
Giacomo Bertagnolli è nato a Cavalese, in Val di Fiemme, il 18 gennaio 1999. È affetto da atrofia del nervo ottico congenita; vede circa un decimo con l’occhio destro e 0,5 con il sinistro, privato della visione centrale ma con residuo campo periferico. Ha imparato a sciare con il padre a tre anni e ha iniziato a gareggiare in circuiti paralimpici nel 2012-13. L’ingresso nella squadra nazionale lo ha lanciato tra i protagonisti della categoria visually impaired (classe B3). Nella stagione 2015-16 conquistò tredici podi di Coppa del Mondo.
La consacrazione arriva ai Mondiali di Tarvisio 2017, dove conquista l’oro nella supercombinata e medaglie in super-G e gigante. Alle Paralimpiadi di Pyeongchang 2018 si superano: oro nel gigante e nello slalom, argento nel super-G e bronzo in discesa. Bertagnolli diventa il primo azzurro a vincere un titolo paralimpico nello sci alpino visivo. Negli anni successivi rafforza il palmarès con le Coppe del Mondo generali e con numerose medaglie iridate, dimostrando versatilità in tutte le discipline.
Dalla stagione 2020-21 è iniziato il sodalizio con il guida Andrea Ravelli. La coppia ha debuttato con successo in Coppa del Mondo e si è presentata a Pechino 2022 in grande forma. Nella capitale cinese Bertagnolli ha vinto l’oro in slalom e supercombinata e l’argento in super-G e gigante , diventando anche portabandiera della delegazione italiana. Dopo Pechino, ai Mondiali di Espot 2023 e Maribor 2025 ha aggiunto altri titoli e podi.
Oltre alle competizioni, il fuoriclasse trentino ha vinto tre Coppe del Mondo generali e sette di specialità, ed è stato insignito di quattro “Collari d’Oro” al merito sportivo e del titolo di Commendatore della Repubblica nel 2022. Ha fatto da portabandiera per l’Italia sia a Pyeongchang 2018 (in chiusura) sia a Pechino 2022.
Chi è Giacomo Bertagnolli: l’identità oltre lo sport
Bertagnolli è cresciuto a Cavalese, in Val di Fiemme. I genitori Giorgia e Michele gli hanno trasmesso la passione per la montagna; dopo i trionfi di Pechino hanno organizzato una festa per riabbracciarlo, cui hanno partecipato amici e tifosi.
Tra i primissimi sostenitori c’è stato il nonno Alfredo, che gli trovò il primo sponsor. La famiglia lo ha sempre sostenuto nell’affrontare la disabilità; da bambino provò diversi sport – calcio, arrampicata, snowboard – prima di scegliere lo sci alpino perché gli dava quella “sensazione del vento sul viso”. Ha terminato gli studi superiori e si interessa di lingue e di finanza; tra gli hobby cita l’arrampicata, il kitesurf, i viaggi e lo studio.
Affrontare la paura e cercare l’adrenalina
Il campione di Cavalese non ha mai nascosto la difficoltà di sciare con un campo visivo ridotto: nell’intervista alla Radiotelevesione Svizzera racconta di aver imparato a gestire la paura “caduta dopo caduta”. Ogni volta che cadeva o sbagliava, anziché scoraggiarsi, cercava di capire come migliorare. La mancanza di visione dettagliata è diventata uno stimolo: “non vedere è uno stimolo in più a darsi da fare anche se il limite da superare è sempre più difficile”.
In un’altra intervista a “il sud-est” ha esortato i ragazzi con disabilità a non rimanere a casa: “Quindi l’unico consiglio che posso dare è provare, buttarsi in qualsiasi sport che ti capiti, senza stare a pensare se è pericoloso, è faticoso, ecc. Poi si capisce da soli se fa per sé oppure no. Io non faccio solo sci, faccio tanto altro, come l’arrampicata, la bici, lo skate, quindi provo tanto e in tutto mi diverto, in tutti gli sport che faccio mi diverto e credo sia la cosa migliore. Sicuramente meglio che stare chiusi in casa a perdere le giornate facendo nulla”.
L’importanza della guida e il rapporto con Casal e Ravelli
Lo sci alpino per atleti con disabilità visiva richiede una sinergia totale tra l’atleta e la guida. All’esordio, nel 2013, al fianco di Giacomo c’è Marcellino Degiampietro. In seguito sceglie di lavorare con Achille Crispino, che in poco tempo diventa un punto di riferimento. Con lui arriva anche il debutto in Coppa del Mondo nel 2015, ma l’infortunio di Achille lo costringe a fermarsi e Giacomo si ritrova senza guida. Arriva così Fabrizio Casal, compagno di scuola, con il quale Bertagnolli ha creato un lungo e vincente sodalizio. Dopo il bronzo in super-G a Tarvisio e l’oro nel combinato, i due hanno continuato a vincere, ma non hanno potuto arruolarsi insieme nelle Fiamme Gialle a causa di normative che impediscono l’ingresso alle guide non atlete.
Dal 2021 il suo punto di riferimento è Andrea Ravelli. Entrambi nati il 18 gennaio (Giacomo nel 1999, Andrea nel 1992), condividono un calendario di allenamenti intensi. Andrea è un ex atleta FISI che ha scelto, a 27 anni, di diventare atleta guida perché, come riporta anche la pagina dedicata sul sito del comitato Paralimpico, “voleva mettersi a disposizione di Giacomo, aiutarlo a crescere”.
Usano auricolari Bluetooth per comunicare durante la discesa; secondo Ravelli nelle parole riportate da paralympics.org, il ruolo della guida richiede “molta pazienza, tanta passione e buone capacità sciistiche perché il livello sta diventando molto alto. È molto veloce e sciare davanti a Giacomo è molto difficile”, e che “la cosa più bella dell’essere una guida è condividere le vittorie con il proprio atleta. Tuttavia, lungo il percorso, ci sono molte sconfitte, molti momenti difficili da affrontare insieme, e bisogna impegnarsi per risolvere alcuni problemi che possono essere dovuti alla tecnica o allo stato d’animo dell’atleta in quel momento. Ma quando si riesce a superare le difficoltà e a raggiungere i risultati desiderati, come una vittoria o un campionato del mondo, la ricompensa è davvero grande. Ed è questa la parte migliore: superare insieme i problemi e vincere”.
I due festeggiano spesso il compleanno in gara e puntano a raggiungere il massimo feeling per Milano Cortina. Bertagnolli sottolinea che l’armonia con il guida è essenziale per rischiare al massimo mantenendo la fiducia: parlando a Vanity Fair nel 2018 si è espresso così sulla guida di allora, Casal: “Io mi fido di lui e questa è la cosa più importante quando hai una disabilità visiva. Se scendessi col timore che davanti qualcosa possa andare storto, approccerei le gare in maniera sbagliata, con la paura. Nello sci è importante sentirsi liberi e venir giù senza pensieri”.
Bertagnolli, Ravelli e un compleanno in comune
Ora la guida è Ravelli, ma il rapporto non cambia: “Abbiamo imparato a conoscerci decisamente bene in pista e poi fuori dalla pista, quindi fuori dagli allenamenti e dalle gare. Andiamo molto d’accordo perché abbiamo due personalità molto simili; tra l’altro, ironia della sorte, siamo nati nello stesso giorno e quindi, diciamo, è bello condividere tutte queste emozioni con lui perché comunque ci troviamo bene e riusciamo a capirci al volo. Quindi con pochissimo sforzo riusciamo a tirar fuori delle performance in gara che sono notevoli. Abbiamo lavorato tanto sulla sincronia, sul capire quanto io potessi dare in pista e quindi poi Andrea si è tarato sulle mie potenzialità”, aveva raccontato Giacomo a “il sud-est” nei giorni successivi alle Paralimpiadi di Pechino.
Quattro anni dopo, la coppia è granitica e gli obiettivi restano grandi. I Giochi di Bertagnolli sono iniziati: subito a medaglia, subito sul podio. Per ora un bronzo, ma il medagliere personalissimo di Bertagnolli è destinato a crescere.
