C’è chi salta nell’oro dell’autocelebrazione e chi, come Mattia Furlani, non dimentica di dedicare ogni medaglia che conta a sua madre, Khaty Seck, guida e riferimento nonché allenatrice del fenomeno del salto in lungo azzurro capace di catalizzare su di sé croce e delizia.
Appassionato, anche un po’ guascone, non osa mai accantonare nelle dichiarazioni ai microfoni (interviste che rilascia con una disinvoltura rara) la mamma che da ex atleta conosce ogni sensazione, la sa analizzare e la controlla per consentire a Mattia di esprimersi al meglio del suo potenziale. L’agonismo non è cosa semplice, da gestire, soprattutto nel tempo e dopo un bronzo olimpico.
- Il trionfo di Mattia Furlani e Khaty Seck, sua madre
- Chi è Khaty Seck, allenatrice e mamma
- Il salto di qualità
- La dedica dopo l'oro
- La prima intervista da Campione
Il trionfo di Mattia Furlani e Khaty Seck, sua madre
Ce lo dicono anche i risultati del Mondiale di Tokyo in cui sono mancati Desalu e Tortu, come e quanto altri nomi attesi. Invece Mattia Furlani non ha fatto altro che sentire e poi ascoltare i suggerimenti di sua madre che lo ha accompagnato, corretto e invitato alla massima concentrazione.
La sua voce ha sovrastato ogni commento, ogni frase. Dalla sua Mattia seguiva, fissava e annuiva con la testa. Il padre Marcello, in questa dinamica, era presente ma non è mai intervenuto. Testimone oculare di quanto possa essere determinante, in una relazione come quella tra allenatrice e atleta, la fermezza e l’autorevolezza. Una componente che non gli è affatto estranea, visti i suoi trascorsi.
Furlani bacia l’oro di Tokyo
Chi è Khaty Seck, allenatrice e mamma
Ma chi è Khaty? Oggi è l’allenatrice di suo figlio Mattia, una certezza dell’atletica italiana che si specchia a Tokyo in un presente che detta un passaggio. Ad eccezione, per ora, di Furlani che si conferma e si migliora centrando anche il primato personale con il suo 8.39 e ha seguito le indicazioni di mamma la quale, però, non aveva scelto il salto in lungo. Nel suo passato per Khaty Seck c’era la pista, la sua specialità in tempi non così lontani era correre: è stata una buona velocista tra 100 e 200 metri.
Nella sua scheda, ancora presente sul sito della Fidal, Khadidiatou Seck (questo il suo nome completo) ha dimostrato di avere delle qualità importanti. E a vedere i risultati conseguiti da Mattia e anche da sua sorella Erika la genetica, insomma, ha avuto il suo peso in una famiglia di sportivi che non ha mai mancato un appuntamento con gli allenamenti. Autorevole, ferma e molto determinata, anche nel modo di relazionarsi con Mattia durante le gare, è stata una delle protagoniste di questo oro ai Mondiali di Tokyo 2025.
Il salto di qualità
Classe 1970, Khaty aveva intrapreso la carriera da velocista, specializzandosi sui 100 e sui 200. Una passione che ha vissuto anche da senior, parallelamente alla volontà di seguire i suoi figli in un modo differente. Dopo aver deciso di dedicarsi, in qualità di tecnico, a Mattia ha valutato e con il marito, quando i tempi lo hanno richiesto, ha deciso di supportare i suoi figli nell’atletica (entrambi Fiamme Oro) trasferendo la famiglia dai Castelli Romani a Rieti nel 2010 e di offrire ai loro ragazzi un contesto più adatto alla loro crescita agonistica.
La figlia Erika aveva già del potenziale, lo ha dimostrato, mentre Mattia è sembrato subito spumeggiante, straripante: aveva incominciato con il basket che rimane uno dei suoi interessi principali, oltre all’atletica, poi la folgorazione. MondialiU20, Europei U20 ancora prima e poi il bronzo a Parigi 2024 che era un sogno.
Erika Furlani, sorella di Mattia
La dedica dopo l’oro
“Mia mamma ha fatto un lavoro incredibile, in un anno per me di crescita, per cercare la stabilità che con il tempo stiamo trovando. Spero che sia solo l’inizio, ma ho ancora un sacco di gare davanti a me perché amo quello che faccio, per me è bellissimo aver reso questo la mia vita prima ancora delle medaglie e raggiungere adesso certi risultati è fantastico”, ha detto a RaiSport tra le lacrime.
La prima intervista da Campione
Anche a Verissimo, intervistato da Silvia Toffanin, Mattia ha ribadito la centralità educativa dello sport per lui e il ruolo della mamma spiegando come si sia avvicinato all’atletica. “Venendo da una famiglia di sportivi era normale ripercorrere le loro orme, soprattutto quelle di Erika visto che sono cresciuto seguendo tutte le sue gare. Vengo da una famiglia che davvero si incentra tutta sullo sport, mia madre è la mia allenatrice e in passato lo è stato anche mio papà”.
In una veste assolutamente professionale, Khaty ha illustrato la sua sensazione, la soddisfazione materna nell’osservare come la dedizione abbia condotto suo figlio a un risultato così straordinario, eccellente. “È stato un lungo viaggio, un percorso impegnativo, difficile, pieno di responsabilità perché bisogna essere presenti 24 ore su 24, però tutto questo viene ripagato dal fatto che stiamo cercando di realizzare i loro sogni (riferendosi ai figli, ndr) e questa è una soddisfazione ancora più grande. Al di là delle medaglie e dei risultati devo dire che sono molto orgogliosa dei miei figli, sono la mia più grande vittoria”, ha dichiarato nel corso dell’intervista.
Prima c’era stato l’abbraccio, la sgridata della mamma che lo invitava a mantenersi lucido e a non azzardare per via del regolamento. Lucida, focalizzata fino all’ultimo, quando ha visto loro illuminare la notte di Tokyo.
