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Chi può salvare il Real Madrid: un altro Ancelotti non esiste, Florentino Perez alle corde

Dopo la rissa tra Valverde e Tchouameni, lo spogliatoio dei blancos è definitivamente imploso. E questa volta non sarà Carletto a correre in soccorso di Perez

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Domenico Esposito

Domenico Esposito

Giornalista

Da vent’anni in campo e sul campo per vivere ogni evento in tutte le sue sfaccettature. Passione smisurata per il calcio e per la sfera di cuoio. Il pallone è una cosa serissima, guai a dirgli di no

Il Real Madrid è una polveriera. E a poche ore dal Clasico che potrebbe consegnare il titolo ai rivali di sempre del Barcellona, Florentino Perez si ritrova costretto a fare i conti con un Valverde finito in ospedale dopo la rissa con Tchouameni che ha ricordato quella tra Rabiot e Rowe nel Marsiglia di De Zerbi, e con una piazza sempre più stanca di Mbappé, volato in Sardegna a godersi la dolce vita con la nuova fiamma Ester Expósito mentre la sua squadra cola a picco. La domanda che tutto il popolo del Bernabeu si pone è una sola: chi può salvare il Real? Il presidentissimo è all’angolo, consapevole che in circolazione non esiste un altro Carlo Ancelotti. Da José Mourinho a Didier Deschamps, passando per Jurgen Klopp: i nomi che circolano sono davvero adatti al club più vincente d’Europa?

Polveriera Real Madrid: tutti contro tutti

Dopo la fine della seconda era Ancelotti, Perez ha scommesso su Xabi Alonso, l’ex galactico che, da allenatore, è stato capace di regalare al Bayer Leverkusen la prima Bundesliga della sua storia. Ma non ha funzionato, per via dell’atavico problema che tormenta il Real Madrid: lo spogliatoio. Xabi non ha mai goduto del pieno sostegno di una parte dei senatori ed è durato fino alla sconfitta in Supercoppa contro il solito Barcellona. Il vero tracollo, però, si è registrato con Alvaro Arbeloa, l’allievo di Mourinho che sta collezionando solo figuracce.

Nelle ultime settimane lo spogliatoio è imploso. Tra Valverde e Tchouameni i nervi erano tesi da giorni, a causa delle continue stilettate dell’uruguaiano che hanno provocato la dura e ingiustificata reazione del francese. Prima ancora Rudiger aveva schiaffeggiato Carreras; Mbappé – grande sostenitore di Alonso – era arrivato allo scontro con un membro dello staff tecnico di Arbeloa. Poi le continue sfuriate di Vinicius, il malcontento di Carvajal e Asensio, l’esclusione di Ceballos, le gaffe di Huijsen e chi più ne ha, più ne metta. Di recente il Bernabeu ha ospitato un campo da tennis per gli allenamenti del Masters 1000 vinto da Jannik Sinner; oggi, invece, potrebbe tranquillamente accogliere un ring.

Un altro Ancelotti non esiste

Inutile girarci intorno: i tifosi del Real Madrid – e Florentino Perez – rimpiangono Ancelotti. Perché tenere a bada uno spogliatoio così pieno di primedonne è abilità riservata a pochi, pochissimi eletti. E in questo l’attuale ct del Brasile non ha eguali al mondo. Chi assume il comando di una squadra con così tanti nomi altisonanti deve, prima di tutto, saperli gestire. Lo si è visto anche al PSG, che oggi incanta e vince ma che in passato – con Messi, Neymar e Mbappé – in Europa ha steccato in maniera clamorosa.

Da Parigi a Madrid, Mbappé – guarda un po’ – è finito ancora nell’occhio del ciclone. Dai litigi e i dispetti in campo con Neymar fino a una frattura ormai insanabile con il Bernabeu: senza Carletto, il francese è diventato ingestibile. I grandi successi del Real targato Ancelotti si sono basati più sull’equilibrio che sulle intuizioni tattiche. Nelle sue due parentesi in Spagna ha saputo far coesistere Bale, Benzema e Cristiano Ronaldo senza che invidie e gelosie prendessero il sopravvento; ha esaltato il talento di Rodrygo e Vinicius; ha creato una mediana stellare con Modric, Casemiro e Kroos. Il tutto potendo sempre contare sul sostegno dello spogliatoio. Così ha permesso a Florentino di sfatare la maledizione della ‘Decima’ Champions, vincendo poi anche la 14esima e la 15esima. Un gigante.

Chi può salvare il Real Madrid: Florentino Perez all’angolo

No, questa volta non potrà essere Ancelotti a salvare di nuovo Perez. Il numero uno della Casa Blanca pensa allora a un altro ritorno, quello di Mourinho. Che però, a Madrid, non ha ottenuto gli stessi risultati del collega italiano. Inoltre, il portoghese sembra attraversare una fase calante della carriera e il suo eventuale arrivo rischierebbe di creare subito una situazione imbarazzante con Vinicius dopo il caso degli insulti omofobi di Prestianni, costati al calciatore del Benfica una maxi squalifica di sei turni che finirà di scontare al Mondiale.

C’è poi l’idea Deschamps, un altro francese dopo i trionfi ottenuti con Zinedine Zidane, destinato a diventare il nuovo ct dei Bleus. Ma l’ex centrocampista e allenatore della Juventus non allena un club addirittura dal 2012: forse c’è un po’ troppa ruggine per ripartire direttamente dal Real Madrid. Infine Klopp, il nome che più di ogni altro potrebbe avvicinarsi ad Ancelotti. Pare che l’attuale Head of Global Soccer del gruppo Red Bull abbia voglia di tornare in pista: per il tedesco sarebbe probabilmente la sfida più complessa della sua carriera.

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