Giorgio Chiellini al posto di Paolo Maldini come Direttore tecnico della Nazionale: la tentazione di Giovanni Malagò è stata fortissima ma la missione era complicata. Davanti a un bivio, Juventus o Italia, Chiellini si è pronunciato poco dopo mezzogiorno: “Sono felice del mio percorso in bianconero e voglio continuare a supportare Carnevali“. Le parole hanno preceduto il Consiglio Federale in corso che potrebbe archiviare definitivamente due questioni aperte. Quella del Ct e quella del DT.
Due sfide diverse per condizioni e prospettiva: da una parte gli Elkann, Luciano Spalletti, Giovanni Carnevali e un progetto appena iniziato. Dall’altra Malagò, il carico da novanta di Antonio Conte (o Roberto Mancini) in panchina e un percorso professionale di peso.
Le ragioni del cuore e della ragione, chissà se equamente divise. Il ruolo che gli avrebbe garantito la FIGC sarebbe stato di grande prestigio, un upgrade. Ma la scelta di Chiellini era tutt’altro che scontata.
- Le parole di Chiellini su Maldini e la FIGC
- Chiellini tra Juventus e Nazionale: il bivio
- La FIGC cercava un simbolo: Chiellini è tornato centrale
- L'Italia e il bianconero: il peso di un capitano
- Il no di Chiellini: Ranieri dopo Maldini
Le parole di Chiellini su Maldini e la FIGC
C’era anche Chiellini, lo scorso 23 luglio, all’Assemblea di Lega Serie A per la presentazione dei piani di rilancio da parte dei nuovi vertici Figc.
È stata la prima uscita ufficiale di Malagò, Paolo Maldini e Leonardo. Sensazioni ottime, quelle del responsabile apicale dei rapporti istituzionali e strategici della Juventus. A incontro concluso non ha lesinato: “Servono cambiamenti e credo che piano piano siano in atto. E le persone che sono arrivate e che stanno arrivando sono quelle giuste per ripartire. E serve professionalità per alzare il livello”.
Chiellini tra Juventus e Nazionale: il bivio
Sembra una vita fa. Maldini lascia la Nazionale per divergenze insanabili con Malagò. La frattura arriva intorno al nome del CT. E nel vuoto che si apre, torna sul tavolo di Malagò la figurina di Chiellini. Due uomini diversi, due percorsi lontani, la stessa risposta: possono custodire il valore della maglia azzurra davanti allo spogliatoio, al Paese e alle istituzioni.
Maldini portava il peso della storia. Chiellini ci avrebbe messo la credibilità. Però, di fronte all’offerta di Malagò, Chiellini si è trovato davanti a un bivio che non lo ha distolto. Tra la Juventus e la Nazionale ha scelto i bianconeri.
La FIGC cercava un simbolo: Chiellini è tornato centrale
Ci sono bivi che misurano la reputazione. Ed è una reputazione costruita molto prima delle scrivanie. Da una parte la Juventus, la casa di quasi vent’anni dove ha appena iniziato la sua seconda vita, quella da dirigente. Dall’altra la Nazionale, che dopo il terremoto che ha investito la FIGC torna a guardare verso uno dei suoi capitani più autorevoli.
È una scelta che vale più di un incarico. La sua candidatura è diventata inversamente proporzionale al destino di Maldini.
L’Italia e il bianconero: il peso di un capitano
La Juventus ha sempre saputo chi fosse Giorgio Chiellini. Lo aveva capito negli anni dei nove scudetti consecutivi, nelle notti di Champions, nelle stagioni più difficili, nell’onta della Serie B, nei momenti in cui serviva qualcuno capace di tenere insieme un collettivo.
Era il 16 maggio 2022, Massimiliano Allegri lo richiamò in panchina prima del fischio finale. Allianz Stadium, Juventus-Lazio, minuto 17. L’ultima notte bianconera di uno dei capitani più longevi della storia del club: lo stadio si alzò in piedi, i compagni formarono un corridoio umano, l’applauso cancellò per qualche minuto la delusione di una stagione senza scudetto. Era il congedo da un’autorità.
Anche in Nazionale, Chiellini è diventato parte del DNA. Nel novembre del 2017 è il volto di una ferita profonda, l’Italia non va oltre lo 0-0 contro la Svezia e resta fuori dal Mondiale. Quattro anni più tardi è lui, da capitano, a sollevare la coppa dell’Europeo a Wembley. Con la pelle azzurra ha vissuto il fallimento e la ricostruzione.
Il suo ingresso nella Juventus, dopo il ritiro dal calcio, arriva senza investiture. Prima osserva, poi impara, infine decide. È il percorso che ricalca l’autorevolezza dell’ex calciatore: nessuna scorciatoia.
Il no di Chiellini: Ranieri dopo Maldini
Il nome di Chiellini avrebbe convinto e ricompattato. Non è Maldini né Leonardo per le tante virtù di Maldini e dello stesso Leonardo ma neppure ha l’impulso dell’innesco e la stessa intransigenza. Chiellini è Chiellini e convince nella percezione di dosare slancio ed equilibrio. Misura e coraggio.
Nel passaggio dalla Juventus alla Nazionale, Chiellini sarebbe stato colui la cui credibilità è già stata messa alla prova dai momenti migliori e da quelli peggiori. All’Italia, dopo sedici giorni di confusione e interrogativi, serve una ripartenza meno urlata e più dosata.
Poteva calzare a meraviglia l’affidabilità di Giorgio Chiellini. Non sarebbe stata una scelta tra passato e futuro né tra club e Paese: la risposta dipendeva soltanto da Giorgio Chiellini e come avrebbe sentito di poter incidere meglio. La ripartenza in azzurro avrebbe implicato la dipartita in bianconero. Se avesse accettato la corte di Malagò, mai nessuno alla Juventus avrebbe chiuso le porte a Giorgio Chiellini. Invece Chiellini resta dov’è. Coverciano, abbiamo un problema. E la soluzione, in ultima istanza, si chiama Claudio Ranieri.
