Chivu si gode il primo grande capolavoro della sua carriera in panchina. Il double conquistato dall’Inter chiude una stagione che sembrava poter deragliare già nei primi mesi e che invece si è trasformata in un percorso di crescita, resilienza e leadership silenziosa. Dalle critiche feroci dell’estate ai trofei alzati davanti ai tifosi nerazzurri, il tecnico rumeno ha saputo ribaltare giudizi e gerarchie, senza mai perdere il controllo del gruppo. Emblematica anche la sua immagine dopo la vittoria: mentre Lautaro Martinez e compagni festeggiano sul palco, lui per un momento resta in disparte, quasi nascosto tra fotografi e addetti ai lavori. Un gesto che racconta molto del suo modo di vivere il calcio: centralità alla squadra, mai all’ego.
- Dall’incubo americano al double: come Chivu ha ricostruito l’Inter
- "Come Nadia Comaneci": il voto 10 e la rivincita di Chivu
- Il gesto durante la festa: Chivu lascia il palco ai suoi giocatori
Dall’incubo americano al double: come Chivu ha ricostruito l’Inter
La stagione dell’Inter era iniziata nel peggiore dei modi. Il deludente Mondiale per Club in America aveva lasciato scorie pesanti, alimentando dubbi su un gruppo apparso scarico e confuso. A peggiorare il quadro erano arrivate anche le prime giornate di Serie A, con due sconfitte contro Udinese e Juve che avevano immediatamente acceso le polemiche attorno al nuovo allenatore. In quei giorni Chivu era stato etichettato persino come uno “stagista”, definizione che lui non ha dimenticato. E proprio su quel periodo ha raccontato uno dei momenti più dolorosi dell’anno: “Quello che i miei figli hanno dovuto leggere su di me a inizio stagione. Chiedo scusa io per qualcun altro”.
Eppure il tecnico rumeno non ha mai perso le redini dello spogliatoio. Anzi, ha scelto di affrontare subito il gruppo con chiarezza, spiegando idee e principi. “In America abbiamo già messo le cose in chiaro, ho fatto capire chi sono a loro e loro a me”, ha raccontato. Una presa di posizione decisiva per compattare una squadra che doveva adattarsi a nuovi metodi e nuove richieste tattiche. La svolta è arrivata proprio nella gestione delle difficoltà. Chivu ha trovato risposte da uomini prima ancora che da calciatori e l’Inter, settimana dopo settimana, ha ritrovato identità, equilibrio e fame e ora anche la vittoria della Coppa Italia contro la Lazio.
“Come Nadia Comaneci”: il voto 10 e la rivincita di Chivu
Al termine della partita, Chivu si è lasciato andare anche a una battuta. Alla domanda sul voto da dare alla sua annata, il tecnico ha risposto con ironia: “Il primo 10 della storia l’ha preso la ginnasta Comaneci ed era rumena”. Poi il sorriso e la promozione piena alla squadra: “Do 10 a tutti quanti. Il prossimo anno le ambizioni saranno ancora più alte. Dieci e lode”. Un paragone che ha acceso il dibattito ma che racconta anche il clima di liberazione vissuto dall’allenatore dopo mesi complicati. Chivu ha rivendicato il lavoro fatto dal gruppo, sottolineando come il double non fosse affatto scontato: “L’Inter ha vinto due trofei, ce lo siamo meritati con una buona stagione. Non è mai semplice vincere”.
Nelle sue parole emerge soprattutto il valore umano dello spogliatoio. “Ho a che fare con un gruppo di uomini veri, capaci di mettersi in gioco e metterci la faccia”, ha spiegato, riconoscendo però anche i limiti ancora da colmare, soprattutto in Champions League: “Potevamo fare meglio, significa che abbiamo ampi margini”. Un messaggio chiaro anche in prospettiva futura: la sensazione è che Chivu consideri questo double solo il punto di partenza.
Il gesto durante la festa: Chivu lascia il palco ai suoi giocatori
C’è però un’immagine che più di tutte sintetizza la stagione dell’allenatore nerazzurro. Nel momento della celebrazione, quando Lautaro Martinez ha alzato la coppa e il gruppo esplode in festa, Chivu ha scelto di fare un passo indietro (anche se è anche lui l’ha alzata al cielo). Letteralmente. Non ha cercato il centro della scena o le telecamere. Si è mimetizzato quasi tra i fotografi e ha lasciato ai giocatori tutto il palcoscenico. Un gesto semplice ma potentissimo, che racconta il suo modo di essere leader. Ed è forse proprio questo il motivo per cui, dopo un inizio disastroso e mesi di critiche, l’Inter ha finito per seguirlo fino in fondo.
