Ci sono rituali, vedi le esultanze, che andrebbero decifrate grazie a un pregresso di conoscenze e interpretazione per restituire il senso autentico del significato da attribuire a quella comunicazione, non verbale, nello sport. Prendiamo Giulio Ciccone, nuova Maglia Rosa dopo la Catanzaro-Cosenza di martedì 13 maggio. E un segnale da capire, da spiegare che non è ancora così chiaro. Magari un segnale per chi, come lui, ha condiviso fatica, pressione e anche questo successo celebrato dalle persone a lui più care e vicine. Come Jannik Sinner, che gli ha riservato un post affettuoso e carico di stima, e Antonio Giovinazzi. Gli amici di Montecarlo, gli amici ritrovati anche se impegnati altrove, ben lontani dalla Calabria dove Giulio si è preso la Rosa.
- Legame speciale tra Ciccone, Sinner, Giovinazzi, Fuoco
- La dedica di Sinner da Roma
- La soddisfazione di Ciccone a fine tappa
- Chi è Giulio Ciccone, lo scalatore d'Abruzzo
- Rapporto speciale ma protetto con Sinner
Legame speciale tra Ciccone, Sinner, Giovinazzi, Fuoco
Con Antonio Fuoco e Alessandro Pier Guidi, questo gruppetto di sportivi ha costruito una sorta di famiglia fortificata dalla relazione di amicizia in quel di Montecarlo dove vivono e in cui hanno impostato la loro carriera da autentici fenomeni dello sport. Una vera unione che trascende la dimensione dell’occasione, testimoniata da una saltuaria produzione social che testimonia come la frequentazione sia assidua, ricca e anche di sincera amicizia tra loro. Nell’archivio, gli scatti di Capodanno sono una semplice iconografia semplice del rapporto tra loro, come e più dei sacrifici fatti per raggiungere i rispettivi obiettivi.
Quell’affetto che quando è corso a Torino per tifare da vero amico, dove Sinner ha disputato le ATP Finals, si è percepito anche da parte degli amici presenti come lo stesso Ciccone che ha partecipato con trasporto ed emozione ai successi di Jan.
La dedica di Sinner da Roma
Sinner è impegnato agli Internazionali di Roma a difendere il numero 1 del ranking mondiale, prepararsi all’impresa Roland Garros e allontanare lo spauracchio Alcaraz che sulla terra ha sempre dato il meglio del suo tennis. Ciccone, sulla sua bici, ha fissato per questa stagione una grande ambizione: si chiama Giro ma vuol dire casa, ricordi, occasione e il sogno per chi, come lui, pratica uno sport forse oggi meno ricco e meno glamour rispetto alla racchetta, ma di rara intensità e bellezza. Al Giro Giulio è in credito, perché questa corsa cha ama non gli ha ancora restituito quel che merita.
La soddisfazione di Ciccone a fine tappa
Alla Maglia Rosa Ciccone c’è arrivato con costanza, abnegazione e senza alcun dubbio una componente come la strategia ha svolto la sua funzione. Non è un risultato immediato, giunto all’improvviso, il suo primato.
“Oggi è uno di quei giorni dove è difficile trovare le parole” ha raccontato dopo aver conquistato la Maglia Rosa, Ciccone, che sull’amicizia con Sinner non ha mai speso molto, “ho iniziato da bambino con questa maglia nel cuore, il mio sogno da ciclista era indossarla anche solo per un giorno. Penso di averla inseguita col cuore e con la testa dal mio primo Giro nel 2016, a distanza di dieci anni, quando meno me lo aspettavo, è arrivata all’improvviso. È uno di quei momenti che ripaga dei sacrifici fatti da me e da tutti quelli che mi stanno attorno. Ho iniziato inseguendo questa maglia, non so se sia la fine o l’inizio del percorso, ma una cosa è certa, è la maglia che più desideravo, è davvero qualcosa di speciale. Voglio fare una dedica a chi con me ha fatto tanti sacrifici, negli ultimi anni il ciclismo è cambiato, anche la vita al di fuori della bici richiede mille sacrifici, quindi ringrazio tutti quelli che soffrono con me”, ha aggiunto lo scalatore abruzzese della Lidl-Trek che presto correrà tra le montagne di casa.
Chi è Giulio Ciccone, lo scalatore d’Abruzzo
Classe 1994, nato a Chieti ma vissuto in piccolo centro abruzzese e pro dal 2016 non condivide i natali con Madonna ma le origini sì. In bici da quando aveva 8 anni, ha coltivato questa passione senza sosta trasferendosi poi in provincia di Bergamo quando aveva 18 anni. Grande estimatore di Nibali e Valverde, è cresciuto in una generazione ricca però frenata da altri big, vedi oggi Pogacar.
Il risultato recente è la conseguenza di una carriera costruita sulla strada e sui sacrifici. Ciccone aveva già vinto tre tappe al Giro d’Italia, aveva conquistato la maglia azzurra di miglior scalatore al Giro del 2019, e la maglia a pois al Tour de France edizione 2023 nei difficili anni del Covid per il ciclismo e le corse a tappe.
Nel suo palmares compare anche il podio al Lombardia, oltre ad altri riconoscimenti formali che lo rendono tra i migliori scalatori della sua generazione. A Montecarlo, città in cui vive da tempo, ha costruito una solida amicizia con gli altri sportivi italiani residenti nel Principato.
Rapporto speciale ma protetto con Sinner
La dedica, discreta, di Jannik indica la sua costante attenzione alla riservatezza ma altrettanta rilevanza alla comunicazione dell’affetto e della stima nei confronti dell’amico ciclista, per un risultato inseguito da una vita.
Ulteriore tassello della sua modalità di porsi rispetto ai social. E al pubblico che, come ha sottolineato, gli riserva calore ma che non deve sconfinare nel suo privato e in ciò che ritiene di più prezioso, da preservare. Come gli amici, come Ciccone che oggi riparte con la Maglia Rosa addosso.
