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City, Guardiola festeggia 1000 panchine: ecco il mio segreto, in questo nessuno mi batte

Guardiola festeggia il record di panchine domani contro il Liverpool. Il tecnico del City celebra il traguardo ricordando il suo percorso

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Dario Santoro

Dario Santoro

Giornalista

Scrive, commenta, racconta lo sport in tutte le sfaccettature. Tocca l'apice quando ha modo di concentrarsi sulle interviste ai grandi protagonisti

Pep Guardiola è pronto a vivere una traguardo storico. La sfida contro il Liverpool segnerà la sua millesima partita da allenatore, un traguardo che lo proietta tra le leggende delle panchine mondiali. Il suo viaggio è iniziato il 2 settembre 2007, in un modesto 0-0 con il Premià alla guida del Barça Athletic. All’epoca confessò: “La palla rimbalzava come un coniglio”. Da allora, tutto è cambiato. I segreti del tecnico spagnolo e del ‘guardiolismo’ destinato a segnare un’epoca calcistica.

Guardiola, l’impatto con il Barcellona nella sua vita

Alla vigilia del grande evento, Guardiola ha ricordato quanto il Barcellona sia stato determinante nella sua carriera: “L’impatto che il Barcellona ha avuto sulla mia vita è enorme. Prima come raccattapalle, poi come giocatore e allenatore, ma se dovessi scegliere un rivale con cui condividere questo traguardo, sarebbe il Liverpool. Soprattutto con Klopp: è stato il mio principale rivale”.

Solo Wenger (21 anni), Ferguson (20) e Moyes (11) hanno resistito più a lungo consecutivamente in un club di Premier League.

1.000 partite di successi e pochi rimpianti

Pressione altissima, gioco dal basso e tiki taka incessante abbinato a colpi di scena improvvisi destinati a rompere gli schemi difensivi avversari. In 17 anni di carriera, Guardiola ha collezionato 40 titoli, 715 vittorie e oltre 2.500 gol realizzati dalle sue squadre. Numeri straordinari che raccontano la sua impronta nel calcio moderno.

“I numeri sono folli. Ci sono pochissime sconfitte, ma quello che ho ottenuto è grazie ai giocatori che ho avuto a Barcellona, Bayern e City. Non c’è altro segreto. Oltre al duro lavoro, alla dedizione, alla passione e all’amore. In questo, nessuno può battermi”. Un principio, però, non è mai cambiato per Guardiola: “I fondamentali, quelle cose in cui credevo profondamente, non li ho mai traditi una volta nella mia carriera. Mai e poi mai.”

Un’eredità che continua a moltiplicarsi

L’influenza di Guardiola va ben oltre i trofei. Tra i suoi ex collaboratori e giocatori è nata una vera “scuola di pensiero”: Arteta (Arsenal), Maresca (Chelsea), Domènec Torrent (Monterrey) e Carlos Vicens (Braga) hanno tutti seguito le sue orme.

Anche ex calciatori allenati da Pep, come Xabi Alonso (Real Madrid), Kompany (Bayern Monaco), Mascherano (Inter Miami) e Fàbregas (Como), portano avanti la sua filosofia in panchina.

Rimandata la fine di un ciclo

Dopo il trionfo storico con il Manchester City, culminato con la prima Champions League e quattro Premier League consecutive, Guardiola ha dovuto rinnovare il proprio progetto. Le partenze di De Bruyne, Ederson e Walker, insieme a quelle dei fidati collaboratori Juanma Lillo e Carles Planchart, hanno aperto un nuovo capitolo.

Nonostante i cambiamenti, il Manchester City resta competitivo: secondo in Premier League, a sei punti dall’Arsenal, e quarto in Champions League. Guardiola ha rinnovato fino al 2027 e non ha alcuna intenzione di fermarsi. “È stato difficile arrivare fin qui. Se ricominciassi da capo, non ce la farei. Non chiedetemi se riuscirò a gestirne altri 1.000. Sono troppi!”, ha scherzato il tecnico catalano.

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