Non si aspettava certamente di ripetere l’exploit del 2025 e di arrivare nuovamente ai quarti di finale di Wimbledon. Non si aspettava probabilmente neppure di raggiungere, nell’arco di poche settimane, prima la finale di uno Slam, il Roland Garros, e poi i quarti di quello successivo a Londra. Ma allo stesso modo, Flavio Cobolli non poteva immaginare che il confronto con Arthur Fery, il semisconosciuto beniamino del pubblico di casa, si trasformasse in un calvario. Tre set a zero e una sensazione d’impotenza contro un giocatore sì in stato di grazia, ma pure sempre indietro nel ranking. Addirittura fuori dai primi 100 al mondo alla vigilia del torneo.
- Wimbledon, i meriti di Fery e i demeriti di Cobolli
- Cobolli spiega il ko: "A volte combatto coi miei mostri"
- La discussione a distanza di Flavio col papà allenatore
Wimbledon, i meriti di Fery e i demeriti di Cobolli
Pur riconoscendo gli indubbi meriti di Fery, figlio di Loic, facoltoso imprenditore alla guida del Lorient in Ligue 1 e studente modello a Stanford, una delle più prestigiose università americane, è chiaro che qualcosa in “Flavietto” non abbia funzionato. Lo dimostra il modo con cui il numero 2 azzurro, sempre più in pianta stabile nell’elite del tennis mondiale con un piazzamento radicato in top ten e col sogno delle ATP Finals a portata di mano, si sia a un certo punto arreso a un destino che sembrava irreversibile. Lo conferma il clamoroso e mortificante 6-0 rimediato nel terzo e decisivo set, quasi una passerella trionfale per l’inglese.
Cobolli spiega il ko: “A volte combatto coi miei mostri”
Nel discorso coi giornalisti a fine match, in cui non ha nascosto la delusione e il disappunto per la brutta prestazione fornita, Cobolli ha fatto autocritica. Ha parlato di “mancanza di umiltà” e ha confessato di aver sentito forse “troppa pressione”. In campo la classifica non conta, non si vince solo perché si è messi meglio nel ranking: è questo lo step che il romano deve compiere per arrivare davvero al livello dei più grandi. “Sono molto triste con il casino che ho fatto”, ha aggiunto Cobolli. “Il mio inconscio a volte mi fa pensare che sono un giocatore da battere e mi trovo a combattere in campo coi miei mostri”.
La discussione a distanza di Flavio col papà allenatore
A tradire il nervosismo e le insicurezze di Cobolli è stato anche il vistoso battibecco a distanza col papà allenatore Stefano, che dal suo box provava a scuoterlo nel corso del match alla ricerca di una reazione, di uno scatto d’orgoglio che però non si è palesato. “Mettiti in competizione, fatti sentire. Che cosa vuoi che ti dica?“, ha provato a stuzzicarlo Cobolli Sr. Ma il figlio, contrariato e deluso per l’andamento del match, non è riuscito a cambiar passo e volto a una partita che si è chiusa poi con una pesante sconfitta. Ora un po’ di riposo per tutto il team Cobolli sembra necessario. Occorre ricaricare le batterie dopo le ultime imprese e proiettarsi alla stagione sul cemento nel migliore dei modi.
