Il Barcellona è tornato: fine dell’austerity. Dopo i due campionati vinti di fila, Joan Laporta e Hansi Flick alzano l’asticella e lanciano la sfida a PSG, Manchester City e alle altre superpotenze europee, Real Madrid compreso. Il primo colpo è già definito: Anthony Gordon dal Newcastle per 80 milioni di euro. E altri 100 milioni sono pronti per Julian Alvarez dell’Atletico Madrid. Ma com’è possibile che un club che solo pochi anni fa è stato sull’orlo del fallimento e che ancora oggi porta sulle spalle un debito pesante possa permettersi una campagna acquisti di questo livello?
- Calciomercato Barcellona: il confronto con le ultime due stagioni
- Perché il Barcellona può spendere 180 milioni: e i debiti?
- Un aiuto da Lewandowski e dal Camp Nou
Calciomercato Barcellona: il confronto con le ultime due stagioni
Basti pensare che, se i blaugrana riuscissero a chiudere anche il colpo Alvarez (ma Diego Simeone continua a opporre resistenza), con due soli acquisti supererebbero la spesa totale delle ultime due stagioni di mercato messe insieme. Nel 2024/25 è arrivato Dani Olmo per 61 milioni di euro, mentre nella stagione precedente è stato ingaggiato il portiere Joan Garcia per 25 milioni: un totale di 86 milioni. Negli ultimi anni, quelli più complessi del post-Covid per le casse del club, la vera forza è stata la Masia, da cui oggi derivano gran parte delle fortune della prima squadra.
E anche della Nazionale spagnola, che si prepara ad affrontare i Mondiali: sono otto i blaugrana convocati dal ct De La Fuente, e sarebbero stati nove se Fermin Lopez non fosse finito ko. Il fenomeno Lamine Yamal guida la nuova generazione di talenti, insidiata però dalle ambizioni di Laporta, deciso a riportare il Barça ai vertici del calcio europeo anche attraverso investimenti milionari.
Perché il Barcellona può spendere 180 milioni: e i debiti?
Di recente vi abbiamo raccontato come la squadra che ha dominato la Liga negli ultimi due anni sia uno dei club più indebitati al mondo, con un’esposizione che, secondo le stime di El PaÃs, arriverebbe fino a 2,5 miliardi di euro. Eppure il Barcellona ha improvvisamente cambiato rotta, tornando a spendere come ai tempi in cui ha rischiato di scomparire.
C’è una data chiave: il 30 giugno, entro cui il club catalano è convinto di riuscire a ristabilire il rapporto salariale 1:1 (ossia il principio secondo cui un club può spendere sul mercato solo ciò che risparmia o guadagna, ndr), previsto dal rigido sistema di controllo economico della Liga. Il mancato rispetto di questa norma ha creato, nel recente passato, non pochi problemi alla società : prima il caso del rinnovo di Leo Messi, poi sfumato con il trasferimento al PSG, e successivamente le difficoltà nella registrazione di nuovi acquisti come Dani Olmo, Pau Victor e Joan Garcia.
Un aiuto da Lewandowski e dal Camp Nou
E veniamo al nocciolo della questione. Il Barça punta a rientrare nei parametri della Liga innanzitutto attraverso la mancata riconferma di Lewandowski, il cui contratto da 33,3 milioni di euro lordi scadrà il 30 giugno. Ulteriori introiti sono attesi dall’apertura della nuova tribuna dello Spotify Camp Nou, mentre sono stimati in circa 70 milioni di euro i ricavi derivanti dalla vendita dei palchi VIP.
Infine, il club è convinto di liberarsi di altri ingaggi pesanti come quelli di Ter Stegen e Ansu Fati, operazioni che contribuirebbero a riequilibrare i conti societari. In arrivo, inoltre, ci sono ricche sponsorizzazioni, che consentiranno al Barcellona di dare il via a una nuova età dell’oro con la possibilità di acquistare calciatori senza restrizioni.
