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Coronavirus: annullata maratona di Tokyo. Olimpiadi: che cambia

Gli ultimi sviluppi legati all'emergenza sanitaria che sta attraversando gli ultimi mesi

18-02-2020 10:22

Coronavirus: annullata maratona di Tokyo. Olimpiadi: che cambia Fonte: ANSA

Le conseguenze sulle iniziative sportive e i grandi eventi in programma nel 2020 continuano ad aumentare e a incidere sull’agenda. La maratona di Tokyo per amatori, prevista per il 1° marzo, è stata annullata a causa del coronavirus.

La maratona di Tokyo annullata

La decisione va a coinvolgere circa 38mila corridori. “Siamo giunti alla conclusione che sfortunatamente è difficile organizzare l’evento dopo che diversi casi sono stati confermati a Tokyo”, ha annunciato in un comunicato la Tokyo Marathon Foundation ufficializzando, de facto, le indiscrezioni che si sono rincorso negli ultimi giorni sull’opportunità di riservare ai soli professionisti la partecipazione alla maratona.

Tokyo 2020: il rischio coronavirus per le Olimpiadi

Ma non solo. L’emergenza coronavirus allunga la sua ombra anche sulle Olimpiadi in programma da fine luglio. L’evento al momento è confermato, ma non per questo a Losanna, sede del Cio, si dorme tranquilli. La principale preoccupazione riguarda le qualificazioni ai Giochi per molte discipline, dalle quali sono esclusi gli atleti della Cina che non si possono muovere dal loro Paese. “E’ una ingiustizia dal punto di vista sportivo – spiega all’Ansa il presidente dell’Asoif ed ex membro Cio Francesco Ricci Bitti – che ancora si sta cercando di affrontare e risolvere”.

Decisione sull’antidoping cinese

Meno allarme crea invece la decisione della agenzia cinese antidoping, Chinada, di sospendere i controlli sugli atleti perché i medici del paese sono tutti impegnati sul fronte sanitario per il coronavirus. L’agenzia antidoping mondiale, che ha già affrontato lo scandalo del doping in Russia e fatto escludere il Paese dai principali eventi sportivi per quattro anni, ha fatto sapere che la situazione in Cina è seguita costantemente. La Chinada viene sostenuta nell’attuazione di un piano che difende l’integrità del programma antidoping e gli atleti continueranno ad essere testati, sottolinea la Wada. “L’eventuale rischio su questo fronte non crea grattacapi” dichiara Ricci Bitti, quanto invece l’impossibilità per tanti atleti di partecipare alle qualificazione. Va considerato che la Cina è ormai una potenza sportiva e a Rio 2016 aveva chiuso al terzo posto nel medagliere. “Se per molti sport le qualificazioni sono legate al ranking – spiega il dirigente sportivo – per altre discipline derivano da specifici eventi in programma da qui ai prossimi mesi. I cinesi ne sono esclusi e chi si qualifica in loro assenza acquisisce comunque un diritto. Non è pensabile rinviare tutto alla ipotetica fine dell’emergenza, né gli organizzatori in Giappone sono disposti ad ampliare il numero dei partecipanti. Soluzioni? Per ora non se ne vedono all’orizzonte”.

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