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Coronavirus, frenata del Cts: la Serie A trema

A pochi giorni dalla ripartenza dei campionati di A e B, il Comitato Tecnico Scientifico ritiene non compatibile la quarantena modificata con l'attuale legge.

Il conto alla rovescia per la ripartenza dei campionati di Serie A e B, preceduto dall’antipasto della Coppa Italia, che sarà il primo trofeo a venire assegnato a livello mondiale dopo la pandemia di Coronavirus, si è ormai concluso.

O meglio sta per concludersi, ma attenzione alle brutte sorprese in agguato. A pochi giorni dall’aver dato il via libera alla cosiddetta “quarantena soft” il Comitato Tecnico Scientifico ha operato una parziale marcia indietro.

Il verbale che il Comitato ha inviato al Governo ribadisce infatti le “chiare disposizioni riguardanti la quarantena di un soggetto risultato essere positivo a Sars-Cov2 e la quarantena precauzionale dei contatti del soggetto di cui sopra”.

Insomma, viene ribadito che, in caso di positività di un elemento della rosa, tra giocatori e staff tecnico, solo il diretto interessato andrà in isolamento, ma anche che gli altri componenti del gruppo dovranno comunque essere sottoposti ad “attenzioni particolari”: “Qualora anche un solo membro dell’equipe risulti positivo al test molecolare, tutti gli altri componenti del gruppo dovranno da quel momento, per ovvie ragioni di prevenzione epidemica, essere oggetto delle misure che valgono per ogni persona residente nel Paese”.

Un problema reso più urgente dalla positività di un giocatore del Venezia nelle scorse ore e che sembrerebbe non di poco conto, perché in questo modo la proposta della Federcalcio, seppur valutata e considerata positivamente, viene ritenuta “non compatibile” con il decreto legge del 16 maggio 2020 attualmente in vigore.

Stando così le cose si renderebbe necessario un cambiamento della legge e questo è ciò cui ha fatto chiaramente riferimento il ministro per lo sport e le politiche giovanili Vincenzo Spadafora, intervenuto a ‘Porta a Porta’: “Visto che la situazione sanitaria è andata a migliorare, la Figc ha proposto delle modifiche al protocollo. Proprio poche ore fa il Comitato tecnico scientifico si è detto d’accordo dal punto di vista scientifico, ma bisogna cambiare la norma che è contenuta in un decreto legge”.

Impossibile apportare la modifica entro il 20 giugno, l’unica alternativa nell’attesa è utilizzare il vecchio protocollo con quarantena di due settimane, ovviamente augurandosi che non ce ne sia bisogno: “O si fa un emendamento oppure si mette in un prossimo decreto – ha aggiunto Spadafora – Ovviamente in entrambi i casi non credo ci siano i tempi per cominciare dal 20 giugno, cercheremo di fare il prima possibile. Ne parlerò con il presidente del Consiglio e anche con il ministro Speranza, ma sicuramente abbiamo bisogno di un provvedimento che vada a modificare un decreto. In ogni caso la Figc aveva dato disponibilità a giocare anche con il primo protocollo, quello in cui si prevedeva la quarantena di 14 giorni”.

Si può quindi giocare qualora i compagni di squadra di un eventuale positivo al Covid-19 e i componenti dello staff tecnico risultassero negativi? La questione è questa, il Governo dovrà dare una risposta in tempi molto rapidi e, nel caso, modificare la legge altrettanto velocemente.

 

SPORTAL.IT | 16-06-2020 19:45

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