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Coronavirus, il calcio riparte: via in tre fasi, test per tutti

Gravina parla dopo la riunione con la commissione medico-scientifica: "Non cerchiamo corsie preferenziali".

15-04-2020 18:09

Coronavirus, il calcio riparte: via in tre fasi, test per tutti Fonte: 123RF

Una ripartenza del calcio professionistico italiano da effettuare a scaglioni (prima la Serie A, poi B e C) per favorire il corretto svolgimento di tutti gli esami necessari, compresi i tamponi, a mettere in sicurezza squadre e addetti ai lavori.

E’ questa – apprende l’ANSA – l’ipotesi nuova prospettata dal presidente federale, Gabriele Gravina, nel corso della riunione con la commissione medico-scientifica incaricata dalla Figc di stilare i protocolli di ripartenza di tutto il settore. “Questa procedura – ha detto nel corso dell’incontro con i medici Gravina – ribadisce che noi del calcio non cerchiamo corsie preferenziali“.

La Commissione raccomanda il ritiro chiuso almeno per il primo periodo di allenamento, con la sorveglianza dello staff medico, preceduto da uno screening a cui si dovranno sottoporre giocatori, e staff tecnico. Tali prove prevedono test molecolare rapido, test sierologico, un’anamnesi accurata, una visita clinica ed esami strumentali e del sangue.

“Per far ripartire il calcio in sicurezza è fondamentale in questa fase mettere a punto le migliori procedure possibili per riprendere l’attività quando ripartirà tutto il Paese. Lavoriamo senza fretta, ma senza sosta per farci trovare pronti quando le istituzioni ci daranno il via”, le dichiarazioni del presidente della Figc.

Fortemente contrari a riprendere due presidenti di serie A, il patron della Samp Ferrero e il numero uno del Brescia Cellino. “Chi è sovrano al momento? I presidenti o i medici? Credo a questi ultimi – così il doriano a Tmw Radio -. Se arrivasse un parere positivo dalla commissione medica, si deve riprendere. Sono per concludere il campionato, voglio dirlo chiaramente, non sono contrario. Capisco l’emozione che ci possono dare i ragazzi che vanno in campo. Ma noi siamo delle Ferrari e abbiamo bisogno di una revisione importante dopo due mesi di stop. Ma che succede se, durante il campionato, un calciatore si ammala? Mandiamo in quarantena tutta la squadra? O lo consideriamo come un un infortunio normale? Siamo davanti ad un nemico invisibile, chi parla solo di riprendere fa pura demagogia. L’importante sarà sconfiggere il Coronavirus, questo è importante, altrimenti si fa propaganda“.

Ancora più netto Cellino a Radio 24: “La Fifa dice finiamola qui, il Coni anche, la nostra Federazione ricorda il Governo che forma un sacco di commissioni. Stiamo vivendo una tragedia, vivo a Brescia e sto vedendo cose che non auguro a nessuno di vedere, ecco perché mi arrabbio”.

“Se serve che il Brescia retroceda per salvare il calcio, io retrocedo e ci vado a testa alta in Serie B. Ci si nasconde dietro i problemi economici. L’azienda calcio è l’unica in grado di risollevarsi e ripartire in autonomia, senza chiedere aiuti al Governo e a nessuno. I giocatori sono pagati per giocare le partite, non per allenarsi, se stiamo fermi i giocatori rinunceranno a qualcosa, si riparte l’anno prossimo facendo i bravi”.

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